Cosa vedere a Vicenza, itinerario tra storia e arte in città

Particolare di Palazzo Barbaran da Porto, cosa vedere a Vicenza
Particolare di Palazzo Barbaran da Porto

Vicenza è la città veneta che più affascina per le architetture progettate dal celebre Andrea Palladio. Con l’Università popolare di Biella, nell’aprile scorso, si è organizzata una piacevole gita fuori porta proprio in questa località, di cui abbiamo visitato il centro storico accompagnati dalla guida turistica Daniela Zarpelloni, la guida perfetta per scoprire cosa vedere a Vicenza.

Il nostro itinerario si è svolto interamente a piedi durante il sabato pomeriggio, partendo dal Borgo di San Pietro dove abbiamo attraversato il fiume Bacchiglione che ha fatto la fortuna di Vicenza, ma anche ha portato in passato spesso piene disastrose per il centro.

La nostra guida ci spiega come l’aspetto della città si sia molto modificato con l’attività di Palladio, che ha arricchito di dimore classicheggianti andando a sostituire la predominante caratteristica di architetture turrite di mattoni rossi.

Andrea della Gondola è figlio di mugnaio che ha la fortuna di entrare a lavorare come artigiano presso il Trissino; questo grande umanista si accorge subito delle sue doti e decide di pagare tutta la sua istruzione come architetto e i suoi viaggi a Roma dove matura il suo stile influenzato dall’arte classica che reinterpreta per definire il nuovo aspetto di Vicenza e altri centri in cui svolgerà la propria attività. Il Trissino sarà anche suo mecenate e l’inventore del nome stesso di “Palladio”.

Palazzo Chiericati, cosa vedere a Vicenza
Palazzo Chiericati – photo credit

Cosa vedere a Vicenza: l’arte/architettura del Palladio

Il nostro gruppo incontra la prima architettura palladiana in Palazzo Chiericati, voluto dalla famiglia omonima proprio affacciato sull’area dell’antico porto fluviale cittadino. Qui vediamo un profondo riferimento all’Antica Roma nelle colonne e nei motivi decorativi della facciata; la realizzazione del porticato al piano terra ricorda la vocazione commerciale dei committenti, che furono poi costretti a cedere il palazzo al comune a seguito di una propria crisi economica. Oggi l’edificio ospita la pinacoteca civica mentre nei sotterranei sono ancora visibili i resti delle abitazioni medievali sopra cui il palazzo fu realizzato.

Da qui proseguiamo per la zona del Castello cittadino che fu iniziato come fortificazione dai signori di Padova che ebbero il controllo finché nel 1311 non vennero scacciati dagli Scaligeri di Verona. Nel corso del Cinquecento, avendo raggiunto un momento di pace, si decide di impiegare una parte degli ambienti a scopi non militari; l’Accademia Olimpica chiede allora a Palladio di realizzare il Teatro Olimpico, completamente rivestito dalle mura medievali del castello.

Teatro Olimpico, cosa vedere a Vicenza
Teatro Olimpico – photo credit

Entrando nel teatro quindi si è colpiti dal contrasto tra esterno ed interno, ma soprattutto dalla bellezza dello spazio e dalla suggestione prospettica che l’architetto ha qui realizzato. Nel Teatro Olimpico il riferimento principale è a Vitruvio e alle grandi strutture in pietra dell’Impero Romano; qui però il Palladio usa anche il legno, per velocizzare la realizzazione, e si serve dell’illusione prospettica per allungare otticamente la scena, essendo lo spazio stretto e condizionato dalle architetture esistenti. Le statue che decorano l’emiciclo come divinità classiche sono ritratti di tutti i benefattori che hanno finanziato l’impresa, mentre le Fatiche di Ercole nel fregio del proscenio sono metafora dell’elevazione dell’uomo rinascimentale e anche riferimento al committente, l’Accademia Olimpica.
Il Teatro verrà poi concluso da Vincenzo Scamozzi, essendo mancato il suo ideatore nel 1580, e lo arricchirà con il proscenio per la rappresentazione dell’Edipo Re, aprendo le porte a una nuova stagione dell’arte ormai incamminata verso il Manierismo e il Barocco.

Altare della Chiesa di Santa Corona, cosa vedere a Vicenza
Altare della Chiesa di Santa Corona , cosa vedere a Vicenza – photo credit

Usciti dall’area del castello, ci incamminiamo verso la Chiesa di Santa Corona, la più antica rimasta della città, costruita nel 1266 quando il vescovo Bartolomeo di Breganza riceve dal re di Francia Luigi IX una delle spine della Corona di Gesù (conservata a Parigi nella Sainte Chapelle). Tale reliquia viene celebrata a Vicenza con la fondazione di un’abbazia cistercense e l’erezione della chiesa che si arricchisce di importanti opere d’arte, poiché le famiglie nobili vogliono qui la propria sepoltura. Ad esempio nella navata sinistra si trova il ricco altare in pietra gialla di Vicenza, finanziato dal Capitano di ventura Graziano Garzadori che tornato dalla Terrasanta commissiona la pala d’altare con il Battesimo di Cristo di Giovanni Bellini (1502), in cui si fa ritrarre insieme alle tre figlie.
Nel presbiterio si trova un monumentale altare realizzato nel 1666 dall’Opificio delle pietre dure con istoriate nella parte anteriore le Scene della Passione e l’Apparizione della Madonna sul Monte Berico nel 1528, mentre sul retro si vedono ancora episodi della Genesi e dell’Antico Testamento oltre alla vicenda dell’arrivo della Sacra Reliquia dalla Francia. Spostando lo sguardo al coro di legno realizzato nel 1485, si possono ammirare gli stalli decorati con scorci della Vicenza del tardo Medioevo.
Nella navata a destra si trova l’Adorazione dei Magi di Paolo Veronese (1572), in cui si vedono raffigurate stoffe preziose e cangianti tipiche delle sue opere, conosciute forse così in dettaglio per via della professione di tintore svolta da un fratello dell’artista.
Ancora nella chiesa si trova una preziosa icona bizantina della Madonna della tenerezza.

Castello di Vicenza, cosa vedere a Vicenza
Castello di Vicenza, cosa vedere a Vicenza

L’influenza veneziana a Vicenza

Dopo il controllo da parte di Verona, Vicenza entra nell’orbita di Venezia, e tale presenza è visibile nell’aspetto dei palazzi tardo-gotici che di affacciano su Contrà Porti. Ci viene spiegato che le scelte architettoniche rispecchiavano anche la simpatia politica; pertanto le famiglie amiche di Venezia ne imitavano anche le architetture, mentre chi mal sopportava il controllo della Serenissima prediligeva l’arte palladiana.

Di Palladio ammiriamo il Palazzo Barbaran da Porto, elaborato con un linguaggio più maturo rispetto a Palazzo Chiericati, e unico a essere compiuto mentre l’architetto era ancora in vita. Molti dei suoi progetti infatti furono poi conclusi anni dopo la sua morte; nel 1580 quindi, alla scomparsa del Palladio, Vicenza era un vero e proprio cantiere in trasformazione. Qui oggi nell’interno è stato realizzato il Museo Palladiano.

Con il nostro giro entriamo nelle due piazze centrali del nucleo storico, Piazza dei Signori e Piazza delle Erbe, in cui si teneva il mercato. Oltre agli edifici che circondano lo spazio, il nostro sguardo è subito catturato dalla grande mole della Basilica Palladiana; la struttura fu iniziata da Domenico da Venezia che volle unificare tre edifici separati collegandoli tra loro al primo piano. Incontrando tuttavia dei problemi strutturali, l’opera venne abbandonata e poi completata da Andrea Palladio. Qui egli prevede lo scarico dei pesi con contrafforti esterni, ed esteticamente racchiude il palazzo medievale con un loggiato ritmato da serliane e culminato dalla copertura a carena di nave rovesciata che ancora oggi fa di questo edificio il monumento più celebre di Vicenza.

Maggiori informazioni su cosa vedere a Vicenza sono disponibili sul sito dello IAT Vicenza.

Piazza della Basilica Palladiana, cosa vedere a Vicenza
Piazza della Basilica Palladiana, cosa vedere a Vicenza – photo credit
Informazioni su Elena Serrani 18 Articles
Sono originaria del Novarese, dove vivo in un piccolo borgo chiamato Cureggio: ho vissuto alcuni anni a Vercelli dove ho frequentato la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale. Nel 2003 mi sono laureata in Lettere Moderne con indirizzo di Storia dell’arte, poi successivamente alla laurea ho frequentato la Scuola di Specializzazione in storia dell’Arte a Milano. Nel 2004 inoltre ho conseguito il diploma come Tecnico in Conservazione e promozione dei Beni Culturali e Ambientali, iniziando a frequentare il Biellese per lavoro poiché da allora sono impiegata presso l’azienda Allsystem nei settori qualità aziendale, formazione e sicurezza sul lavoro; tra il 2007 e il 2008 ho collaborato con il Caffè Letterario di Novara per l’organizzazione di eventi culturali. Il Biellese mi ha affascinato con tutte le bellezze che ha da offrire. Nel luglio 2012 ho conseguito l’abilitazione come guida turistica per la provincia di Biella, mentre dal luglio 2013 sono guida anche per la provincia del Verbano Cusio Ossola e accompagnatore turistico. Ho tante passioni che mi portano a essere sempre in movimento per cercare di fare esperienza di ogni cosa! Adoro l’arte e dal 2007 partecipo alle attività e alle occasioni espositive del gruppo artistico biellese RI-CIRCOLO, oltre alla pittura mi sono cimentata nella lavorazione della ceramica, conosciuta e sperimentata dal 2004 presso il laboratorio di Ronco Biellese. La lettura è un amore che risale alla mia infanzia, a cui si sono aggiunti negli anni altre passioni quali le letture, i viaggi e l’incontro con culture diverse. Amo poi la corsa a piedi e l’attività sportiva a contatto con la natura. Mi piace quando possibile condividere tutte le bellezze che vedo nella nostra terra con le persone che incontro!!!

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