Apocalisse Zombie, l’emozione di vivere la Zombie Experience

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Apocalisse Zombie
Apocalisse Zombie

Ormai è trascorso un po’ di tempo e con il mese di giugno sono finiti gli appuntamenti organizzati a Chivasso per The Zombie Experience, una sorta di gioco di ruolo in cui i partecipanti, divisi tra sopravvissuti e contagiati, dovevano trascorrere un certo numero di ore in un’area circoscritta dove, tra missioni e attacchi zombie, l’adrenalina pompa a mille. Ecco l’apocalisse zombie!

Abbiamo avuto modo di partecipare alla data zero del 24 maggio, una sessione notturna per vedere, vivere in prima persona e testare quello che è stato un successo annunciato: l’apocalisse zombie è vicina.

Sul sito di The Zombie Experience il calendario date non ha avuto difficoltà a fare il tutto esaurito, tanto in fretta che gli organizzatori hanno deciso di aggiungere altre date, un mese intero di appuntamenti a cui hanno partecipato centinaia di curiosi. Un po’ di numeri? Questa apocalisse zombie tutta torinese ha contato ‘1580 sopravvissuti, 553 contaminati sul campo di battaglia, 1681 zombie, 38 battaglie, 392 ore di adrenalina, 52 comparse in due mesi, 6 addii al celibato, 4 addii al nubilato e 1 proposta di matrimonio‘ (cit. Zombie – The Experience, la pagina Facebook).

Ma non pensate che sia stata soltanto un gioco per fanatici, certo un po’ di attrazione per la tematica ci deve essere, ma molti dei partecipanti sono stati curiosi di vedere come fosse la Zombie Experience e mettersi alla prova tentando di sopravvivere all’epidemia. Dall’altra parte invece si contrappone il divertimento di poter essere lo zombi e, spinto da una fame incessante, cercare di acciuffare un umano di cui cibarsi, che sarebbe poi divenuto un nuovo elemento della mandria di vaganti.

Ma come si svolge una Zombie Experience?

I sopravvissuti si devono presentare un’ora prima dell’inizio davanti ai cancelli dell’area protetta, una delle poche al mondo rimaste quasi sicure, un territorio di 140.000 metri quadrati circondato da una recinzione non infallibile, che necessita di essere controllata e messa in sicurezza.

Gli zombi staranno già vagando? L’apocalisse zombie dilaga, ma i candidati zombi arrivano qualche ora prima per sottoporsi alla fase trucco. Volti pallidi, emaciati, sangue sui vestiti stracciati e molto fa anche l’interpretazione, chi ben ciondola fa già paura a distanza.

Prima di varcare i cancelli non ci viene detto nulla, firmiamo un documento per lo scarico di responsabilità e poi, con un po’ di curiosa agitazione, entriamo nel nostro campo base. Sono le 22.00 e tutto va bene!

Apocalisse zombie, i marines si preparano all'avventura
Apocalisse zombie, i marines si preparano all’avventura

Veniamo accolti dai marines che cercano di tenere sotto controllo la situazione, di per se molto caotica, il generale ci saluta e ci divide in 4 squadre da 8 o 10 elementi, non ci conosciamo, cerchiamo di capire come muoverci, ma il generale è piuttosto severo, quasi un dittatore. Ogni squadra è capitanata da un marine che ha il compito di coordinarci e guidarci in alcune missioni, alcuni di noi (pochi) vengono chiamati e gli vengono assegnate delle armi, sono le uniche a nostra disposizione. (Il contatto fisico è vietato, gli zombi indossano un raggio ad area, se gli si avvicina troppo è come se si venisse toccati, le armi allo stesso modo funzionano con il sensore che ogni zombi indossa, sono armi da soft air.)

Senza troppe domande o spiegazioni capiamo di dover ubbidire, iniziamo a fare conoscenza con il nostro gruppo, la notte è lunga e nessuno vuole lasciarci le penne. Mentre una squadra sorveglia lo spazio illuminato davanti al campo base (siamo sotto un capannone dismesso e l’unica luce è un faro alimentato da un generatore), altre due sistemano i bancali per creare una barricata, noi cerchiamo di fare il punto della situazione e ascoltiamo il nostro marine che ci spiega il funzionamento delle armi.

Oltre la luce del faro: il buio. Oltre il buio: il nulla. Nel nulla… tante voci e fruscii!

Apocalisse zombie, la salvezza oltre i cancelli
Apocalisse zombie, la salvezza oltre i cancelli

Sopravvivere all’apocalisse zombie

L’intera sessione, quelle diurne durano tre ore circa mentre la notturna dura ben 12 ore, è un susseguirsi di missioni necessarie al gruppo per sopravvivere e per non uscire di testa. Fatto il punto della situazione e innalzata una difesa per il campo ci alterniamo a sorvegliare il perimetro, cerchiamo di capire cosa ci occorrerà per superare la notte e ci accorgiamo subito che alcune cose ci mancano, prima di tutto l’acqua e qualche provvista.

Parte quindi una prima missione alla ricerca dell’acqua, la zona è immersa nel buio e disseminata di bassi edifici (abitazioni, uffici, magazzini) e decidere da dove iniziare non è semplice. La squadra scopare nel buio, il marine che li guida ha con se una pila, sono in nove in tutto ma hanno solo tre persone armate, le armi sono un’altra necessità quasi imminente, le munizioni non sono infinite.

Dal campo non sentiamo quasi nulla, poi ad un tratto delle urla, il suono delle armi. La tensione cresce. La squadra non rientra ancora, forse hanno evitato l’attacco, o forse hanno corso più in fretta dei loro predatori. Passano ancora lunghi minuti e poi di nuovo degli spari, rumori confusi e un ragazzo che arriva correndo con a spalle una confezione di bottigliette d’acqua, poi un altro e alla fine tutti siamo riuniti.

Due dei ragazzi sono stati toccati da uno zombi, per loro c’è la decontaminazione, una stanza in cui restare in quarantena per essere guariti, ma non funziona sempre. Possono essere guariti i primi due contagi, poi le cose cambiano, l’amico ferito non è più molto amico e rientra in gioco come membro della fazione avversaria, gli zombi.

L’acqua è contata, ma è l’unica a nostra disposizione e occorre razionarla. Chiediamo ai sopravvissuti come siano andate le cose e la mancanza di armi per tutti e sopratutto di luce sono stati determinanti, eppure da qualche parte ci dovrà essere una fonte di luce, occorre cercare meglio, occorre non farsi trovare impreparati ad un attacco massiccio al campo base.

Non lasciamo passare molto tempo, altre due squadre partono in perlustrazione, l’area è talmente vasta che ci si perde, una volta passate le case si arriva ad una specie di vasca, oltre di essa un altro spiazzo, altri edifici e un grande capannone, poi un tratto di bosco, buio e fitto. La zona sembra libera, del resto è dentro le mura, gli zombi entrano solo se riescono a sfondarle, ma la prudenza non è mai troppa.

Perlustrando il capannone, in mezzo a copertoni e bancali rotti sembra esserci qualcosa, ma ad un tratto, fuori, qualcuno spara. Stanno arrivando, sono tre, sette, forse una dozzina. Ci schieriamo per affrontarli, ma il rumore delle armi ne attira altri che arrivano dal bosco. Cerchiamo di tenerli impegnati mentre due di noi continuano la ricerca, fino a quando sentiamo: si, c’è qualcosa!

Il ragazzo esce correndo con una bisaccia, cerchiamo di coprirlo mentre si dirige al campo base, alcuni zombi svegliati dal nostro passaggio saltano fuori all’improvviso contagiando altri due di noi, altri due da mettere in quarantena. Arriviamo al campo e controlliamo il bottino, sono armi, armi di vario genere, ci sono fucili e pistole e io, per praticità e leggerezza, preferisco la pistola.

Apocalisse zombie, oltre la luce il nulla
Apocalisse zombie, oltre la luce il nulla

Finalmente ognuno ha un’arma, iniziamo ad addestrarci a prendere la mira e colpire a distanza, in azione non sarà così semplice, ma capire come funziona l’arma che si impugna aiuta parecchio. Tra una cosa e un’altra è già passata la mezzanotte e ci rendiamo conto di avere bisogno di luce per perlustrare oltre e trovare qualcosa da mangiare.

Stiamo decidendo come fare e intanto respingendo qualche temerario zombi che si avvicina alla zona illuminata quando, improvvisamente, il faro si spegne. Il buio e il silenzio ci abbracciano, siamo un attimo confusi e due marine vanno a vedere cosa sia successo al generatore. Ma il responso è semplice, è finito il carburante.

Quindi non solo siamo completamente al buio, ma la nostra priorità diventa quella di trovare carburante per avere la corrente elettrica. Ripartiamo in ricerca, tre squadre fuori e due a custodire il campo, i minuti sono lunghissimi, si allontanano in due direzioni differenti ma poi probabilmente si ritrovano, sentiamo degli spari, caos, urla, li vediamo tornare insieme, molti di loro sono stati contagiati, una squadra intera, anche il marine che li guidava. Tutti vanno in quarantena mentre esaminiamo un pacco trovato dai ragazzi rimasti incolumi, ci sono delle torce elettriche. Mai avrei pensato di essere tanto felice a vederne una.

Mentre ci organizziamo per ripartire in fretta alcuni zombi arrivano all’accampamento, nel buio vederli è forse più facile che con il faro puntato, la luna ci aiuta un pochino.

Lasciamo le squadre appena rientrate a fare la guardia e riposare e usciamo per un nuovo giro, superiamo il primo stabile a sinistra, il primo grande capannone a destra e puntiamo verso quelli che dovevano essere uffici. Controlliamo le auto incendiate nel piazzale, aggiriamo lo stabile e ne troviamo una terza, nel baule c’è una tanica di benzina, gioia liquida!

Prima di rientrare controlliamo ancora lo stabile, esplorare le stanze con solo la luce di una pila è molto difficile, occorre fare molta attenzione. In un angolo troviamo un piccolo generatore collegato ad un impianto, magari le luci? Proviamo ad avviarlo, fatichiamo e riproviamo fiché parte, si accende una luce due stanze più avanti.

Cautamente avanziamo per esaminare tutto lo stabile e, quasi lo avessimo previsto, veniamo attaccati da alcuni zombi che erano imprigionati nelle stanze, la luce di per se non da nulla di buono, nella stanza non c’era niente di utile. Rientriamo alla base.

Con il carburante possiamo far ripartire il generatore, al campo base tutti sono più sereni, ma ora la tensione è dovuta alla fame, sono quasi le tre e con tutto il movimento della serata ci occorre mangiare qualcosa. Nonostante siamo l’ultima squadra rientrata siamo anche la più intera e riposata, tocca a noi ripartire quindi, altre due squadre ci coprono le spalle avanzando tra quegli edifici che ci sembrano ormai familiari. Tra noi ci capiamo a gesti, i ragazzi sono simpatici e si è creato un buono spirito di squadra.

Partiamo decisi, abbiamo esplorato quasi tutto, di cibo nemmeno l’ombra, ma resta il bosco, cosa ci sarà oltre il bosco? Lasciamo il campo mentre il generale prova a riparare una vecchia radio, anche lui si rende conto che da soli non potremmo durare troppo a lungo.

Superato il secondo spiazzo, dopo aver incontrato solo alcuni zombi vaganti ma non in gruppo, raggiungiamo le piante, al buio con le pile vediamo un altro piccolo spazio sterrato, vi entriamo e notiamo un sentiero, una piccola stradina che entra tra le fronde.

Cautamente ci avviciniamo, intravediamo delle roulottes, è un accampamento o forse era un campeggio, dico era perché le cose tutto intorno non sembrano utilizzate di recente, ci sono sedie ribaltate, oggetti sparpagliati in modo confuso. Perlustriamo la prima roulotte, svegliamo uno zombi. Dentro non c’è molto di utile, è tutto in stato di degrado. Controlliamo anche le altre due, per aprirne una dobbiamo forzarne la porta e questo fa un po’ troppo rumore, ma ne vale la pena, qualcosa troviamo e dal rumore delle confezioni siamo certi si tratti di cibo.

Io sono all’esterno e controllo, nel buio tra le piante vedo dei movimenti, siamo stati troppo rumorosi, ci hanno sentiti e stanno arrivando! Dobbiamo allontanarci in fretta, l’accampamento abbandonato è in mezzo a una radura e l’unica uscita è il sentiero da cui siamo arrivati. Ci avviciniamo svelti e mentre il primo di noi passa tra i rami, dal bosco escono due zombi, è contagiato, cominciamo a chiederci se sia la seconda o la terza volta. Eliminiamo gli zombi e cominciamo ad uscire ma ne arrivano altri, davanti, dai lati e dietro.

Faccio uno scatto per levarmi dal centro e cerco di farne fuori qualcuno, sento i sensori dei miei compagni suonare, qualcuno è stato toccato, ma alla fine vedo tre di noi ancora sani, li abbiamo fermati. Gli altri vanno in quarantena, noi rientriamo in fretta, siamo pochi e vulnerabili, il sacco del cibo stretto in mano.

Cracker, panini, patatine, qualche semplice snack, il minimo indispensabile per tappare il buco allo stomaco e cercare di stare svegli. Il sonno comincia ad essere pesante, tenere gli occhi aperti è sempre più difficile. Sono le quattro del mattino e parliamo di una casa intravista nel bosco, una casetta con una luce dalla finestra, magari c’è un riparo più sicuro, un luogo dove riposare senza dover essere sempre all’erta.

Ad un tratto la radio gracchia, il generale sembra essere riuscito a ripararla, una voce confusa parla di un centro medico e di una cura. Allora c’è speranza, non tutto è perduto!

L’apocalisse zombie può essere evitata e noi dobbiamo cercare di fare in modo che questo accada. Risvegliamo i contagiati, ci prepariamo per una missione massiccia e suicida, oltre il bosco, verso quella casa. Sarà forse li che si trova una possibile cura?

Questo non ve lo posso svelare, le sessioni sono tutte leggermente diverse, ma comunque non voglio raccontarvi troppo dell’Area 51. Alle prossime edizioni di The Zombie Experience li non vorrete sapere già tutto!!!

Ringraziamo Roberto Indiano e il suo staff per averci permesso di vivere questa apocalisse zombie in anteprima.

Apocalisse zombie, intervista agli zombie
Apocalisse zombie, intervista agli zombie

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About Gian Luca Sgaggero 602 Articoli
Sono un narratore turistico, appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, racconto le mie esperienze sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero. Non importa dove, come o quando, l'importante è esserci e vivere fino in fondo!Contattami per collaborare con me, sono travel blogger di professione dal 2010, digital content creator, storyteller e social media strategist.

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