Ayutthaya, l’antica capitale dei templi in Thailandia

Wat Yai Chai Mongkhon, Ayutthaya
Wat Yai Chai Mongkhon

Quando ripenso al mio viaggio in Thailandia non posso non pensare ad Ayutthaya, l’antica capitale che si trova a circa un’ora di treno a nord di Bangkok. Culla della popolazione del Siam questa città fu per lungo tempo la capitale in questa zona dell’Asia, fino a che non venne deciso di spostare questo ruolo nella più grande e commercialmente importante Bangkok.

Ayutthaya, vista la sua vicinanza alla capitale, è ben collegata sia dalla rete stradale che dalla rete ferroviaria e fu per questo che decisi, poco dopo il mio atterraggio a Bangkok, di salire sul primo treno per quella che io definisco la capitale dei templi in Thailandia.

Non pensate che ad Ayutthaya ci siano però soltanto i templi, è solo che essi sono la maggiore attrattiva per cui i viaggiatori arrivano qui e decidono di fermarsi. È una di quelle località che riescono a conquistare il viaggiatore, restando nei ricordi anche dopo molto tempo con una vividezza tale da scatenare una grande nostalgia al solo pensiero.

Statue del Buddha al Wat Yai Chai Mongkhon di Ayutthaya
Statue del Buddha al Wat Yai Chai Mongkhon

Arrivare e soggiornare ad Ayutthaya

Arrivando ad Ayuttaya in treno si resta colpiti subito dalla grande semplicità della stazione ferroviaria, se le cose non sono cambiate ricordo di essere sceso su una lunga banchina di cemento e per raggiungere la strada dovemmo discendere un pendio erboso che catapultava i viaggiatori proprio al limite del centro cittadino. Facendo due passi tra le vie scopriamo infatti di essere in una zona ricca di guesthouse e di piccoli alberghetti in una delle zone più antiche della città. Trovammo una stanza e dopo aver posato i bagagli uscimmo ad esplorare i dintorni.

L’estrema economicità della vita in Thailandia permette di soggiornare in strutture di buon livello anche a chi ha un budget più limitato, questo si riflette, almeno nel mio caso, nel concedermi qualche piccola spesa in più in ricordini o esperienze in loco, permettendomi di vivere appieno il viaggio e il luogo. In ogni caso Ayutthaya è ricca di sistemazioni economiche di vario livello.

Diretti verso le vie del centro veniamo ben presto assorbiti dalla vita che affolla le bancarelle per strada, questa è la patria dello street food (già vi parlai dello street food thailandese) e nel tardo pomeriggio le vie e le piazze si animano del Night Market, un’attrazione da non perdere, ricco di luci, colori e profumi che inebriano i sensi, occasione per assaggiare una delle tante tipicità della cucina thai.

Il night market di Ayutthaya
Il night market di Ayutthaya

Perdersi tra le bancarelle è un piacere, incuriosito dagli oggetti di quello che sembra un mercatino delle pulci proseguo fino ad arrivare dove le papille gustative cominciano a fremere. Il pollo è ovunque, quindi gli schizzinosi possono stare tranquilli, mentre per chi non mangia la carne sarà una gioia prendere d’assalto le bancarelle di frutta esotica, dove tra i passion fruit, i dragon fruit e le carambole si può trovare molto spesso anche il famigerato durian (se non conoscete il durian leggete qui).

Temerario e desideroso di sperimentare io mi rivolgo però ai piatti più insoliti per noi occidentali, gli insetti che generalmente sono o fritti oppure fatti saltare in padella con condimento di salsa di soia. Difficile definire il sapore di ogni insetto, è la prima volta per me e quindi fatico a distinguere le api dalle cavallette, o le larve dai bachi da seta. Resta tuttavia una delle esperienze culinarie più rivelatrici di tutta la mia vita… gli insetti sono buoni!

La vita scorre così fino a tarda notte, è difficile non farsi coinvolgere e decidiamo di rientrare a riposare solo quando sono quasi le due di notte, il giorno seguente ci aspetta un lungo tour di visita ai templi della città.

Tuk-tuk, il mezzo di locomozione ideale per Ayutthaya e non solo
Tuk-tuk, il mezzo di locomozione ideale per Ayutthaya e non solo

Visita ai templi di Ayutthaya

I templi di Ayutthaya sono una delle più grandi attrattive della città, per buona parte della giornata i bus turistici provenienti da Bangkok o quelli che seguono dei tour più estesi nella nazione si susseguono riversando migliaia di visitatori che accalcati cercano di immortalare almeno uno scorcio di questa bellezza senza avere davanti la folla accaldata.

Buona cosa è alzarsi presto al mattino, partire di buonora permette di anticipare l’arrivo dei bus e quindi di visitare uno o due siti nella calma quasi totale, potendone apprezzare l’atmosfera, il silenzio e la grande suggestione.

Mi sento di generalizzare su questi fattori perché, sebbene molto diversi tra loro, in tutti questi templi ho trovato una sensazione di pace interiore, un trasporto che mi ha fatto sentire bene, leggero, e che spesso ha sopito quella costante frenesia curiosa che mi spinge continuamente ad andare alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Mentre cerchiamo di decidere come organizzare il nostro giro, mangiando la frutta freschissima che la nostra guesthouse ci aveva preparato per colazione, veniamo interrotti dalla ragazza che la sera prima ci aveva accettati alla reception che, compresa la ragione per cui stessimo semidiscutendo, ci domanda se per caso ci può interessare un giro in tuk-tuk.

La osservo scettico, sovente diffido delle cose troppo semplici, ma lei mi rassicura dicendo che l’autista è una sua amica e che, conoscendo gli orari delle visite organizzate, ci può far visitare i vari templi scansando gli orari in cui li troveremmo affollati, il tutto per 15€ totali e per tutta la giornata. L’idea mi sembra ottima, e valutando che tutto sommato la cifra richiesta è onestissima decido di acconsentire, così che la ragazza sorridendo si congeda per andare a chiamare la sua amica.

Il tuk-tuk arriva alle 9 del mattino, puntuale, e l’autista è una simpatica ragazza a cui fatico ad assegnare un’età, ma quel che è certo è che sa assolutamente il fatto suo. Viaggiare sul tuk-tuk, un’Ape riadattata a taxi per il trasporto delle persone, è un’esperienza da provare in Thailandia, quasi tutti coloro che hanno visitato il paese, in ogni dove, prima o poi hanno preso un tuk-tuk per spostarsi.

Ayutthaya, monaci in preghiera al Wat Phanan Choeng
Monaci in preghiera al Wat Phanan Choeng

La nostra prima tappa è un tempio tra i più moderni di Ayutthaya, il Wat Phanan Choeng, che ci accoglie con i suoi tetti colorati di colori brillantissimi. Le tegole di ceramica, come in Cina, sono molto utilizzate e questa è una delle ragioni per cui spesso i tetti sono lucidi e i colori delle tegole brillano al sole.

Il Wat Phanan Choeng segna anche in nostro primo contatto con i monaci buddhisti, all’interno infatti un gruppetto di religiosi è intento alla preghiera, ragione per cui cerchiamo di disturbare il meno possibile. Osservare i monaci in raccoglimento contribuisce ad accentuare la sensazione di raccoglimento che questo luogo trasmette, sensazione che ci accompagna per tutta la durata della visita.

La seconda tappa del nostro tour si trova a sud est rispetto al centro cittadino, il Wat Yai Chai Mongkhon è uno dei templi più antichi, ma ancora oggi, nonostante l’erosione del tempo, mostra l’imponenza e l’importanza che ricoprì in passato. Quello che ci colpisce maggiormente di questo sito è il grande numero di statue che vi si trovano, tutte statue raffiguranti un Buddha magro, nello stile thai, seduto in meditazione e vestito di un drappo arancione. La sua posizione isolata rende questo templio uno dei più tranquilli e adatti alla meditazione, una delle sue particolarità è senza dubbio il grande Buddha disteso lungo ben 7 metri, che si trova passeggiando per i viali.

Ayutthaya, testa del Buddha inglobata dalle radici degli alberi al Wat Phra Mahatat
Testa del Buddha inglobata dalle radici degli alberi al Wat Phra Mahatat

Ci spostiamo poi verso la nostra terza tappa, constatando che effettivamente la nostra autista sa il fatto suo, mentre ce ne andiamo via dal Wat Yai incrociamo due bus carichi di gente che si sta recando a visitarlo. La nostra tappa successiva è uno dei luoghi più famosi della città, divenuto anche simbolo della Thailandia conosciuto in tutto il mondo. Siamo al Wat Phra Mahatat, costruito nel XIV secolo, la cui area è disseminata da piccoli chedi in buono stato di conservazione e dalla base di una torre khmer al centro. Ma la particolarità di questo tempio è la testa di una statua del Buddha (caduta in terra dopo che il corpo venne distrutto) attorno alla quale sono cresciute le radici di una pianta che l’ha abbracciata in quello che pare un amorevole abbraccio.

Ayutthaya, Wihaan Mongkhon Bophit
Wihaan Mongkhon Bophit

Sedato l’entusiasmo ci spostiamo al Wihaan Mongkhon Bophit, un tempio dall’architettura mista tra antico e moderno, dove si trova una delle statue del Buddha più grandi di tutta la Thailandia, una splendida scultura in bronzo. Poco distante possiamo invece visitare il Wat Phra Si Sanphet, uno dei templi più suggestivi di tutto il paese, famoso per i tre stupa a forma di campana posti in fila al centro. Ricordo di essermi perso per lunghi minuti a vagare tra le rovine, cercando gli scorci e le angolature migliori per scattare una foto che mi ricordasse la bellezza di questo luogo, ma ogni passo sembra rivelare una visuale migliore, diversa, perfetta. Il risultato sono decine di fotografie scattate, quasi uguali tra loro eppure tutte diverse, tutte belle a modo loro e quindi non cestinabili.

Ayutthaya, Wat Phra Si Sanphet
Wat Phra Si Sanphet

Mi desta la nostra guida che ci rammenta che sono quasi le due del pomeriggio, forse è meglio fermarsi e pranzare, mangeremo mentre i turisti riprendono il loro giro, già questo tempio lo abbiamo visitato mentre i turisti erano a pranzo.

Riprendiamo la scoperta dei templi di Ayutthaya dal Wat Phra Ram, un tempio che si articola attorno a un’alta torre khmer molto massiccia, uno dei pochi esempi di questa architettura rimasti in questa zona. La costruzione di questa struttura sembra essere durata ben tre secoli, vedendo così succedersi al trono ben tre sovrani differenti, tra i quali re U Thong, fondatore del Regno di Ayutthaya, che secondo gli storici venne cremato proprio qui.

Il Wat Na Phra Meru è un tempio più moderno invece, scampato alla distruzione operata dai birmani nel 1767 solo perché scelto come quartier generale degli invasori. Il suo aspetto fresco è dovuto ad un restauro operato successivamente alla sua fondazione, internamente però è possibile ritrovare alcune raffigurazioni molto importanti riguardanti la vita del Buddha e risalenti all’originaria struttura edificata nel 1500.

Ayutthaya, Wat Phra Ram
Wat Phra Ram

Ormai quasi esausti giungiamo al Wat Thammikarat, un tempio in rovina non molto visitato dai turisti e per questo molto più tranquillo. Qui ci concediamo una pausa e ci sediamo tra le rovine contemplando ciò che resta, l’elemento più significativo è un chedi circondato da sculture di singha, creature dalla testa di leone. Il tempo scorre e ormai manca poco a terminare il nostro itinerario, il Wat Ratburana è la nostra penultima tappa. Il Ratburana è uno dei templi antichi meglio conservati e la sua bellezza ci fa scordare la stanchezza provata fino a pochi minuti prima, gli alti chedi sono solo un contorno all’alta torre centrale edificata in stile khmer.

Ayutthaya, Wat Chai Wattanaram
Wat Chai Wattanaram

Per ultimo la nostra guida ci promette di aver riservato una chicca formidabile, il nostro ultimo tratto in tuk-tuk ci conduce al Wat Chai Wattanaram, raggiungibile in barca oppure attraverso un ponte. Questo wat si trova in una suggestiva posizione lungo al fiume Chao Phraya ed è una delle tappe più frequentate all’ora del tramonto, mentre il sole scende gli stupa si tingono di rosso, la terra anche e il fiume riflette queste luci sembrando infuocato, è uno spettacolo emozionante e memorabile.

Ovviamente questi dieci non sono tutti i templi di Ayutthaya, sicuramente ve ne sono altri minori o poco conosciuti, ma in una giornata soltanto è bello cercare di visitare le maggiori attrattive della città cercando di sfruttare al meglio i tempi. Un tuk-tuk e una buona guida possono essere molto utili in questo senso, una soluzione che ritengo anche economica e più piacevole, perché dopo le prime due tappe, con l’autista, comincia a crearsi una certa confidenza e l’esperienza diviene anche un passo in più per conoscere gli abitanti di Ayutthaya.

Ayutthaya, Wat Phra Mahatat
Wat Phra Mahatat

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About Gian Luca Sgaggero 606 Articoli
Sono un narratore turistico, appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, racconto le mie esperienze sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero. Non importa dove, come o quando, l'importante è esserci e vivere fino in fondo!Contattami per collaborare con me, sono travel blogger di professione dal 2010, digital content creator, storyteller e social media strategist.

5 Comments

    • Monica non sei mai stata ad Ayutthaya? Questa città è uno di quei luoghi in cui si respira la storia, dove si può vedere e toccare con mano il passato di questa terra e la sua cultura. Sicuramente consigliata e chissà, magari ci si incontrerà per le strade del Siam!

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