Carnevale in Sardegna: itinerario tra Bosa, Oristano, Ottana e Mamoiada

Scoprire i carnevali sardi significa attraversare secoli di storia viva. Il Carnevale in Sardegna non è soltanto maschere sarde e coriandoli: è rito, memoria, identità. In questo itinerario ti porto con me tra Bosa, Oristano, Ottana e Mamoiada, per vivere da vicino il Carrasegare ’Osincu, la Sartiglia, i Boes e Merdules e i Mamuthones con gli Issohadores.

Nota sul contesto
Molte tradizioni rievocate in periodo carnevalesco hanno origini anteriori al Carnevale moderno e rimandano a simbolismi arcaici, miti mediterranei e codici cavallereschi. È proprio questo intreccio a rendere i carnevali sardi un ponte potente tra passato e presente.

Come arrivare e quando andare

Le manifestazioni più tipiche si concentrano nella Sardegna centrale, fra le province di Oristano e Nuoro. L’aeroporto più comodo per impostare l’itinerario è Alghero: spesso si trovano voli low cost e, anche fuori stagione, la città merita una sosta.

Per muoverti tra le tappe il noleggio auto è la soluzione più flessibile: strade scorrevoli, soste panoramiche, libertà di orari. Considera tempi indicativi di guida: Alghero–Bosa ~1 ora lungo la litoranea scenografica, Bosa–Oristano ~1 ora e 15, Oristano–Ottana ~1 ora, Ottana–Mamoiada ~40 minuti. In alternativa ci sono bus regionali, ma con frequenze ridotte in inverno.

Quando andare: il cuore dei riti pulsa tra metà gennaio (fuochi di Sant’Antonio) e Carnevale (domenica e martedì). Le notti possono essere fredde e umide: porta strati tecnici e una giacca antipioggia. Per un itinerario completo calcola 3–4 giorni, lasciando margine per imprevisti e cambi di programma legati al meteo.

Prima di partire: assicurazione e budget

Se stai organizzando il viaggio, valuta una polizza viaggio per coprirti da imprevisti. Io utilizzo Heymondo da anni e mi sono trovato bene; per trasparenza ti segnalo che i link presenti possono essere di affiliazione e per te non cambia il prezzo (anzi, spesso c’è uno sconto dedicato ai lettori).

A Bosa aspettando di dare inizio ai carnevali sardi
A Bosa aspettando di dare inizio ai carnevali sardi

Alghero come prologo del viaggio

All’arrivo abbiamo dedicato un paio di giorni a Alghero: centro storico raccolto, lungomare piacevole e, nei dintorni, meraviglie naturali come Capo Caccia e le Grotte di Nettuno. È un buon “atterraggio morbido” prima di entrare nel cuore dei riti carnevaleschi.

Camminare sulle mura al tramonto, annusare il profumo salmastro e fermarsi per una zuppa di pesce è il modo ideale per sincronizzarsi con il ritmo isolano. Se hai tempo, spingiti fino ai belvedere a picco sul mare: l’orizzonte aperto è la migliore introduzione alla vastità della Sardegna.

Carnevale in Sardegna: Bosa e il Carrasegare ’Osincu

Bosa è la nostra prima tappa lungo il fiume Temo, in provincia di Oristano. Qui il Carnevale, chiamato Carrasegare ’Osincu, si sviluppa su più giornate, ognuna con un carattere diverso. Non è un evento “mordi e fuggi”: conviene fermarsi almeno due notti.

Tra le case pastello e l’ombra del Castello Malaspina, il fiume riflette maschere e risate. L’aria profuma di dolci al miele e agrumi, i vicoli risuonano di chitarre improvvisate e brindisi di Malvasia di Bosa. Organizza bene i tempi: le strade del centro possono diventare pedonali e i parcheggi esterni sono molto utili.

Museo di Bosa e maschere del Carrasegare 'Osincu, carnevali sardi
Museo di Bosa e maschere del Carrasegare ‘Osincu – Carnevale in Sardegna

Il calendario tipico del Carrasegare ’Osincu, uno dei carnevali sardi

Schema orientativo (verifica ogni anno il programma ufficiale):

  • 16 gennaio – Sant’Antonio Abate: fuochi, prime uscite di maschere.
  • Giòggia Laldaggiolu (giovedì grasso): mascherate diffuse in centro.
  • Sfilate di gruppi e scuole (venerdì/sabato): coriandoli e carri leggeri.
  • Festa delle Cantine in Maschera / “Buffa e Mandiga” (sabato): percorso enogastronomico tra vicoli e cantine.
  • Domenica – Il Fiume in Maschera: corteo sul Temo (di solito primo pomeriggio).
  • Martedì: mattina S’Attittidu (lutto in nero per Gioldzi); sera rogo di Gioldzi e Maschere in Bianco.
  • Pentolaccia dei Bambini a chiusura.

Gli orari possono cambiare in base a meteo e organizzazione: controlla Comune/Pro Loco per conferme, ZTL e mappe dei punti migliori (banchine e ponti).

La serata “Buffa e Mandiga”: come funziona

Noi siamo arrivati di sabato, in tempo per la serata enogastronomica itinerante Buffa e Mandiga. La Pro Loco “Melkiorre Melis” vende un biglietto con talloncini che danno diritto ad assaggi di specialità locali e calici di vino (il Monica del territorio è una garanzia). Al momento della nostra visita il costo era 15 € per 6 assaggi complessivi: considera questa cifra come indicativa e verifica sempre sul posto.

Mappa alla mano, ci si muove tra postazioni storiche del centro: l’atmosfera è conviviale, si fanno chiacchiere e si scoprono ricette come le panadas (che abbiamo preso due volte) e le immancabili seadas. Porta contanti, segnati due o tre postazioni “must” in anticipo e comunica eventuali intolleranze prima dell’assaggio: tutti saranno felici di aiutarti. Nomi e formule possono cambiare di anno in anno (es. “Festa delle Cantine in Maschera”, “Attoppa a Camasinu”): la sostanza resta una grande festa diffusa tra vicoli e cantine.

Per dormire vicino al centro storico senza stress parcheggio, cerca un hotel nel centro di Bosa, prenota con anticipo per trovare delle offerte.

Le deliziose panadas della serata Buffa e Mandiga di Bosa, carnevali sardi
Le deliziose panadas della serata Buffa e Mandiga di Bosa, carnevali sardi

La domenica sul fiume Temo e la sfilata del Carnevale in Sardegna

La mattina seguente Bosa si anima per la sfilata sul Temo: imbarcazioni e oggetti galleggianti sfilano in chiave satirica. L’evento si tiene di solito nel primo pomeriggio (intorno alle 15:00) e talvolta è affiancato dalla flotta del Circolo Canottieri Sannio e dalle associazioni locali con mezzi di supporto. Noi, partiti presto, l’abbiamo mancata: un motivo in più per tornare e completare l’esperienza.

Per godertela al meglio posizionati con anticipo lungo le banchine o sui ponti: la luce radente regala riflessi splendidi per le foto. Se viaggi con bambini, individua prima un punto di ritrovo in caso vi perdiate nella folla.

Il giorno del lutto e del bianco

A Bosa questa fase arriva dopo la domenica del Fiume in Maschera. La mattina del martedì prende forma S’Attittidu (lamento in nero per Gioldzi); in serata il rito culmina con il rogo di Gioldzi e le Maschere in Bianco. La “sera del lutto”, con abiti neri e canti funebri parodici nei vicoli, è un saluto simbolico all’inverno; poi il bianco invade le strade, i cori si fanno leggeri, gli abbracci più facili: è la rinascita, la promessa di una stagione nuova. Maschere e anonimato permettono di giocare coi ruoli — chi piange ora ride — e il confine tra spettatore e figurante si sfuma: dopo ogni fine c’è sempre un principio.

Nota etnografica
Nel Carnevale mediterraneo entra in scena l’inversione rituale: ci si traveste, si parodiano codici e gerarchie, la comunità sospende l’ordine per qualche ora. A Bosa la sequenza nero → bianco materializza un ciclo morte/rinascita legato alla fine dell’inverno e all’avvio della stagione nuova. È una fase liminale (di passaggio): ci si riconosce uguali nell’anonimato della maschera, si scaricano tensioni, si rinsaldano legami. Il ritorno al bianco è la ricomposizione: ci si riordina, ma con un’energia rinnovata, come dopo un piccolo “capodanno” collettivo.

Lessico bosano essenziale

  • S’Attittidu: lamento rituale in nero (mattina di martedì) per Gioldzi.
  • Giòggia Laldaggiolu: mascherata del giovedì grasso in variante locale.
  • Gioldzi: fantoccio/spirito del Carnevale che viene bruciato la sera di martedì.
  • Il Fiume in Maschera: sfilata di maschere e imbarcazioni sul Temo.
  • Buffa e Mandiga / Festa delle Cantine in Maschera: percorso enogastronomico diffuso.
  • Attoppa a Camasinu: iniziativa di alcune cantine del centro, legata al periodo carnevalesco.

Consigli pratici per Bosa

  • Arriva presto e lascia l’auto nei parcheggi esterni: il centro diventa pedonale e le transenne cambiano spesso i flussi.
  • Porta contanti per degustazioni e banchi temporanei.
  • Scegli banchine, ponti e curve del Temo per una visuale migliore.
  • Se fotografi, proteggi l’attrezzatura dagli spruzzi.
  • Con bambini o persone sensibili al rumore, tieni a portata tappi o cuffie: i cori e la musica possono essere intensi.

La serata è molto piacevole. L’atmosfera per le vie è festosa, si fanno nuove conoscenze e il divertimento è assicurato. Tra i migliori piatti assaggiati ci tengo a complimentarmi con le ottime panadas (prese due volte) e con le seadas (uno dei miei dolci sardi preferiti).

È stato un peccato dover ripartire presto la mattina seguente. Abbiamo dovuto andare a letto presto e ci siamo persi la tanto attesa sfilata sul fiume, alla quale partecipano le più pazze imbarcazioni allegoriche (che talvolta sono giusto oggetti galleggianti). Alcuni ragazzi, conosciuti durante la serata, erano arrivati a Bosa apposta per vedere la sfilata della domenica.

Il cavaliere e la stella, è la Sartiglia di Oristano, carnevali sardi
Il cavaliere si prepara alla corsa alla stella della Sartiglia a Oristano – Carnevale in Sardegna

Oristano e la Sartiglia del Carnevale in Sardegna

Tra i carnevali sardi più attesi spicca la Sartiglia di Oristano, antica giostra equestre di origine cavalleresca. La città si trasforma: Via Duomo e Via Mazzini vengono ricoperte di sabbia, si montano spalti e l’aria vibra dell’attesa.

I gremi storici organizzano e custodiscono il rito; tamburi e chiarine punteggiano il silenzio carico di aspettativa. L’odore della sabbia bagnata e del cuoio dei finimenti prepara alla cavalcata: è un teatro all’aperto dove ogni dettaglio ha un significato.

Nei giorni di Sartiglia gli alloggi si esauriscono in fretta: prenota prima possibile il tuo hotel a Oristano.

La vestizione del Componidori

La giornata inizia con la lettura del bando in Piazza Eleonora d’Arborea e prosegue alla sede del gremio per la vestizione del Componidori, il cavaliere che, da quel momento, diventa figura liminale tra umano e divino. Dopo i saluti rituali, il capo-bottega e le massaie di gremio fissano camicia, corpetto e giacca, stringono le cuciture, sistemano la maschera di cuoio e il velo; le mani fermano il cappello, il nastro sfiora le spalle. Dal primo gesto della vestizione il Componidori non può più toccare terra: verrà sollevato in sella su una tavola, custodito dagli aiutanti. L’aria nella stanza è densa: si sentono i respiri, il fruscio del tessuto, un colpo di zoccolo dal cortile. Quando le porte si aprono, il cavaliere irrompe fra gli applausi, benedice la folla con sa pippia de maiu e la giostra può cominciare.

Su Componidori è il protagonista della Sartiglia, carnevali sardi
Su Componidori è il protagonista della Sartiglia, carnevali sardi

Corsa alla stella: rito e tecnica

In Via Duomo pende la stella, oggi a più punte (un tempo semplice anello), sospesa sopra la sabbia. Apre sempre il Componidori: il suo primo passaggio è presagio per l’anno; poi su Segundu, su Terzu e gli altri, nell’ordine deciso dal capocorsa. Il rettilineo è corto e tecnico: si entra al galoppo, busto basso, mano ferma, punta perfettamente allineata; basta un soffio di vento o un’oscillazione per mancare l’anello. Ogni presa scatena un boato ed è letta come buon auspicio per la comunità. Tra un assalto e l’altro, chiarine e tamburi scandiscono i tempi, gli addetti raddrizzano la stella, si livella la sabbia. Se vuoi fotografare, scegli una posizione laterale e usa tempi rapidi; per godertela senza scatti, gli spalti centrali sono l’ideale. Quando chiude il suo turno, il Componidori procede a benedire la folla con sa pippia de maiu, preparando il passaggio alle Pariglie.

Le pariglie: acrobazie e spettacolo

Alla fine della giostra, su Via Mazzini si passa alle pariglie: terzetti di cavalieri affiancati che, al galoppo, disegnano figure acrobatiche. Si corre su tre cavalli in parallelo e si costruiscono piramidi in piedi sulle selle, passaggi “a bandiera”, ponti umani, salti e cambi di posizione. Non è una gara a punti: contano armonia, coraggio e intesa con i cavalli; per questo ogni evoluzione si chiude tra applausi e inchini. Per vederle bene scegli un rettilineo o una curva ampia (la velocità cala e le figure si leggono meglio). Gli attraversamenti sono limitati durante l’evento: pianifica gli spostamenti prima dell’inizio.

Consigli pratici per Oristano
• Arriva presto e considera la folla: gli spostamenti tra un tracciato e l’altro richiedono tempo.
• Scarpe chiuse: la sabbia sulla carreggiata è ovunque.
• Rispetta i cavalli e i cavalieri: non oltrepassare le transenne, niente flash ravvicinati.

Il gruppo dei Medrules Bezzos di Ottana, carnevali sardi
Il gruppo dei Medrules Bezzos di Ottana, carnevali sardi

Ottana: le maschere sarde Boes, Merdules e la Filonzana

Dopo un lunedì di esplorazione nei dintorni di Oristano si riparte verso Ottana, nell’entroterra nuorese. Qui il Carnevale mette in scena maschere arcaiche di grande forza evocativa: Boes (i buoi), Merdules (i pastori) e la misteriosa Filonzana.

Il suono grave dei campanacci rimbalza sulle facciate in pietra, l’odore di fuliggine e di pelli lavorate impregna l’aria. È un rito fisico, quasi teatrale, dove il confine tra spettatore e scena si assottiglia.

Ottana ha poche strutture ricettive: puoi valutare di fare base a Nuoro o Mamoiada; se preferisci restare in paese, verifica la disponibilità degli hotel o B&B di Ottana.

I personaggi e gli strumenti del rito

  • Boes: maschere bovine (corna vere o applicate), pelli e cinture. Mimetizzano la forza brada: scarti, affondi di testa, finte “cornate”.
  • Merdules: pastori‑mandriani. Dirigono il gruppo con taschedda, voette e sa socca; si proteggono con cambales e cozindos. Il bastone di ozzastru serve a separare, contenere, imporre direzione.
  • Figure animali: su porcu (selvatico da domare) e su muenti (bestia da soma) intervengono per rompere il ritmo con apparizioni improvvise e gag rituali.
  • Orriu: strumento che emette un suono profondo e vibrante; richiama e sincronizza il “gregge”, ma al tempo stesso allontana idealmente i predatori.
  • Coreografia: nelle vie il gruppo diventa un gregge che si sparpaglia e si ricompone; i boes si sfidano a coppie, i merdules li incalzano con corde tese e frustini. Il ritmo è serrato, fisico, quasi teatrale.
  • Visere: maschere lignee intagliate a mano, talvolta ornate da corna; ogni pezzo porta la “firma” dell’artigiano e introduce varianti di sguardo ed espressione.
Boes e Merdule sfilano per le vie di Ottana, carnevali sardi
Boes e Merdules a Ottana – maschere sarde tradizionali – Carnevale in Sardegna

La Filonzana: unica figura femminile del Carnevale in Sardegna

Figura unica e femminile dei carnevali sardi, la Filonzana è la “fila‑destini” del corteo. Veste di nero, porta fuso e conocchia, al collo un paio di forbici; cammina accanto al “gregge”, lo ferma, lo rimette in ordine. Il filo che tende e riavvolge è la vita stessa: quando lo lascia correre promette buon passaggio, quando lo tende ammonisce, e col gesto di reciderlo allude alla fine del ciclo.

Davanti al pubblico può chiedere silenzio o elemosinare una moneta o un sorso di vino: piccoli scambi che rinnovano il patto con la comunità. Sotto il velo lo sguardo è severo ma protettivo; basta un cenno della testa perché Boes e Merdules obbediscano. Quando alza il fuso e mostra le forbici, la strada si fa quieta: per un istante il chiasso ammutolisce e il rito torna mito. Questa figura è un chiaro richiamo alle figure mitologiche delle tre Parche.

Esiste un’altra strana figura femminile nella cultura sarda. È ricca di fascino, una figura le cui storie sono spesso a cavallo tra realtà e leggenda. Sto parlando dell’Accabadora, ma di lei abbiamo parlato meglio in questo articolo: Accabadora, viaggio nella Sardegna misteriosa.

La Filonzana del carnevale di Ottana
La Filonzana del carnevale di Ottana, carnevali sardi

Quando vedere le maschere: date dei carnevali sardi di Ottana

Quando vederle (indicativo):

  • 16 gennaio – Sant’Antonio Abate (S’Ogulone): grandi falò, benedizione del fuoco, prime uscite di Boes, Merdules e Filonzana.
  • Periodo di Carnevale (domenica e martedì): cortei per le vie, scene di “gregge”, interazione con il pubblico, suoni di campanacci che risuonano nelle strade.
  • Autunno in Barbagia – Cortes Apertas (ottobre/novembre): uscite dimostrative nei cortili e nelle cortes, focus su artigianato, maschere e incontro con i gruppi.
  • Uscite spontanee/straordinarie: i gruppi possono “uscire a sentimento”; il rintocco dei campanacci fa da richiamo. Aggiornati tramite Pro Loco e Associazione Merdules Bezzos (canali social e avvisi in paese).
Sfilata dei Mamuthones a Mamoiada, carnevali sardi
Mamuthones a Mamoiada durante il Carnevale in Sardegna

Mamoiada: le maschere sarde Mamuthones e Issohadores

Terza tappa, Mamoiada, dove le maschere più celebri della Sardegna – i Mamuthones – sfilano insieme agli Issohadores. Le loro radici precedono il Carnevale: sono gesto, suono e disciplina collettiva.

Il paese è un anfiteatro di colline coltivate a Cannonau, muretti a secco e botteghe di mastri. Prima di vedere il corteo ti raggiunge il rintocco dei campanacci: cupo, regolare, quasi ipnotico. Quando i Mamuthones appaiono in pelle ovina scura, visera nera e carriga di campanacci, avanzano a passi pesanti in sincrono, fermandosi di scatto per poi ripartire come un solo corpo. Gli Issohadores, in giacca rossa e pantaloni bianchi, aprono varchi, guidano il ritmo e lanciano il laccio tra la folla: se ti acchiappano è buon augurio. Tra una sosta e l’altra si riempiono i calici, si fanno domande ai mastri, si aspetta il prossimo colpo di campana: è così che il rito entra sotto pelle.

Per alloggiare a due passi dalla sfilata e dalla Pro Loco, controlla gli alloggi disponibili a Mamoiada, prenota per tempo perché la sfilata attira molte persone.

Un momento della vestizione dei Mamuthones
Un momento della vestizione dei Mamuthones, carnevali sardi

La vestizione: un momento da non perdere

Prima della sfilata, nel cortile della Pro Loco, si può assistere alla vestizione. Ai Mamuthones viene fissata sulla schiena la carriga (una serie di campanacci che può pesare anche fino a 30 kg). Indossano una visera nera dall’espressione tragica: esteticamente, più è “brutta” e più è considerata bella, perché autentica.

Il rumore delle fibbie, l’odore di cuoio e lana unti, il passo che prova l’assetto: è un rito di precisione. Se sei davanti, lascia sempre spazio alle manovre e rispetta le indicazioni dei volontari.

Gli Issohadores portano pantaloni bianchi, calzari neri di cuoio e una giacca rossa ricamata. Hanno con sé un laccio che, lanciato tra la folla, “acchiappa” gli spettatori: essere presi è considerato di buon auspicio. Quando la corda parte all’improvviso è un attimo: sorridi, lasciati guidare e rientra ai margini con calma.

Gli Issohadores a Mamoiada
Issohadores con il laccio – maschere sarde a Mamoiada – Carnevale in Sardegna

La sfilata e il martedì grasso

Il ritmo della sfilata alterna marcia e soste, scandito dal suono coordinato dei campanacci: l’effetto è ipnotico. A Mamoiada il Carnevale si intreccia anche con elementi più moderni: qualche carro allegorico, musiche in piazza e balli tradizionali in cerchio. Per vedere bene, scegli un tratto con ampio marciapiede e tieni conto delle curve strette: lì il passo rallenta e i campanacci vibrano più forte.

Nel martedì grasso prende vita la rappresentazione di Juvanne Martis: un corteo funebre grottesco accompagna lo “spirito” del Carnevale fino al rogo finale, tra lamenti rituali e tanta partecipazione. A seguire, grande distribuzione di fave e cotiche dai paioli fumanti: un momento comunitario da vivere fino all’ultimo cucchiaio. Portati una scodella riutilizzabile se vuoi evitare usa e getta: la sostenibilità passa anche da qui.

Se preferisci un’uscita guidata che approfondisca la tradizione delle maschere, valuta questa visita di un laboratorio artigiano di maschere a Mamoiada.

Una sala del Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada, carnevali sardi
Una sala del Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada – Carnevale in Sardegna

Il Museo delle Maschere Mediterranee

Se visiti Mamoiada, dedica tempo al Museo delle Maschere Mediterranee: piccola istituzione curata che racconta il Carnevale in chiave comparata. La visita (meglio con guida) attraversa tre sale:

  1. Sardegna, con Mamuthones, Issohadores, Boes, Merdules e strumenti come carriga e orriu;
  2. Mediterraneo, dove scopri analogie con riti invernali e di fertilità;
  3. Mondo, con maschere dalle Alpi ai Balcani e oltre.

Pannelli chiari e video d’archivio spiegano gesti, suoni e tempi della sfilata; l’audio di campanacci e canti aiuta a riconoscere i ritmi quando sarai in strada. Spesso si organizzano laboratori con artigiani dell’intaglio e della pelle: è l’occasione per vedere nascere una visera, capire l’equilibrio tra forma e funzione e porre domande pratiche su materiali, pesi e tecniche di fissaggio. All’uscita, bookshop con pubblicazioni e piccola collezione di riproduzioni.

Itinerario consigliato in 3–4 giorni tra i carnevali sardi

Un percorso agile che combina riti, paesaggi e cucina locale. Se viaggi in famiglia, prevedi pause rigeneranti; se ami la fotografia, considera margini extra per sopralluoghi.

  • Giorno 1 – Alghero: arrivo, centro storico, tramonto sul lungomare. Tip: prenota l’ingresso alle Grotte di Nettuno se il mare lo consente.
  • Giorno 2 – Bosa: trasferimento, Buffa e Mandiga, passeggiata tra le case colorate. Tip: sali al Castello Malaspina per la vista su Temo e tetti.
  • Giorno 3 – Oristano: Sartiglia (vestizione, corsa alla stella, pariglie), serata in città. Tip: pianifica in anticipo lo spostamento tra i due tracciati.
  • Giorno 4 – Ottana e Mamoiada: mattina a Ottana (uscita delle maschere se prevista), pomeriggio/sera a Mamoiada con vestizione e sfilata. Tip: cena a base di Cannonau e piatti barbaricini dopo il rogo.

Tip pratici generali
• Clima invernale mite ma variabile: porta strati, k-way e scarpe comode.
• Folla e rumore: i campanacci possono essere intensi, valuta tappi o cuffie per i bimbi.
• Rispetto: non toccare le maschere, chiedi sempre il consenso per i primi piani.
• Auto: verifica ZTL e parcheggi; muoviti in anticipo per i cambi di location durante gli eventi.

Domande frequenti sul Carnevale in Sardegna

Quali sono le maschere sarde più famose?
Le più note sono i Mamuthones con gli Issohadores (Mamoiada) e, nell’entroterra nuorese, Boes e Merdules con la Filonzana (Ottana). In ambito equestre la Sartiglia di Oristano non prevede maschere ma figure rituali come il Componidori.

Quando si tengono queste manifestazioni?
In genere tra metà gennaio (Sant’Antonio) e il periodo di Carnevale (domenica e martedì), con varianti locali. Verifica sempre il calendario ufficiale dell’anno in corso.

Si può fotografare?
Sì, con discrezione: evita flash ravvicinati e non intralciare percorso e figuranti. Durante la vestizione il silenzio e il rispetto sono essenziali.

Quanto costa Buffa e Mandiga a Bosa?
Alla nostra visita il biglietto costava 15 € per 6 assaggi. Consideralo prezzo indicativo: può variare.

Serve prenotare alloggio in anticipo?
Sì, soprattutto a Oristano nei giorni di Sartiglia e a Mamoiada quando sfilano Mamuthones e Issohadores.

Glossario minimo

  • Carrasegare ’Osincu: Carnevale di Bosa.
  • Componidori: cavaliere protagonista della Sartiglia.
  • Pariglie: evoluzioni acrobatiche a cavallo in terzetti.
  • Cariga/Carriga: campanacci fissati sulla schiena del Mamuthone.
  • Visera: maschera lignea scura dei Mamuthones.
  • Taschedda, voette, sa socca: sacca, frustino e corda dei Merdules.
  • Carazzas: maschere lignee tradizionali.
  • S’Ogulone: grande falò di Sant’Antonio a Ottana.

Sei pronto a viviere il Carnevale in Sardegna?

Se cerchi un viaggio che intrecci cultura, rito e paesaggio, il Carnevale in Sardegna è il momento giusto. Metti in agenda Bosa, Oristano, Ottana e Mamoiada, verifica il calendario e prenota con anticipo: dal Fiume in Maschera alla Sartiglia, dalle cornate dei Boes al passo ipnotico dei Mamuthones, ogni giorno è diverso. Lasciati guidare dai campanacci e dal profumo dei falò; partecipa con rispetto e curiosità. Tornerai con storie da raccontare, foto piene di energia e quella sensazione rara di aver toccato un’isola autentica. Pronto a vivere i carnevali sardi dal vivo?

La maschera dei Mamuthones è la tipica maschera che viene in mente pensando ai carnevali sardi
La maschera dei Mamuthones è la tipica maschera che viene in mente pensando ai carnevali sardi
Informazioni su Gian Luca Sgaggero 700 Articoli
Sono un narratore turistico, appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, racconto le mie esperienze sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero. Non importa dove, come o quando, l'importante è esserci e vivere fino in fondo! Contattami per collaborare con me, sono travel blogger di professione dal 2010, digital content creator, storyteller e social media strategist.

2 Commenti

  1. Tutto su Mamoiada, folclore, tradizioni, archeologia, i suoi ottimi vini, prodotti culinari, dolci, artigiani e mascherai, Musei maschera e lavoro

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