Cosa vedere a Caravaca de la Cruz? Quando arrivammo in questa piccola città dell’entroterra della Murcia cercavamo soprattutto un luogo capace di mostrarci un volto diverso della Spagna, lontano dalle località più turistiche che avevamo incontrato durante il viaggio.
Avevamo lasciato Granada e, dopo circa tre ore di strada attraverso paesaggi sempre più aridi e silenziosi, raggiungemmo Caravaca de la Cruz.
Fin dai primi momenti ci apparve come una città particolare. Le strade erano tranquille, il ritmo decisamente più lento e, sopra i tetti del centro, la collina dominata dal castello indicava chiaramente quale fosse il cuore della destinazione.
Proprio all’interno dell’antica fortezza si trova la Real Basílica Santuario de la Vera Cruz, dove viene custodita la reliquia che ha reso Caravaca uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio della Spagna.
La città ha infatti il privilegio di celebrare un Anno Giubilare perpetuo ogni sette anni, riconoscimento che condivide con pochissime altre destinazioni della cristianità.
Ma durante il nostro soggiorno scoprimmo che Caravaca non è soltanto pellegrinaggio e devozione.
Tra il centro storico, la salita al castello, la Plaza de Toros, le tradizioni dei Caballos del Vino e la natura delle Fuentes del Marqués, ci trovammo davanti a una destinazione molto più articolata di quanto ci aspettassimo.
E soprattutto a una città capace di lasciarci una sensazione che ricordiamo ancora oggi: silenzio, tranquillità e un’inattesa atmosfera di raccoglimento.
Perché Caravaca de la Cruz è una città santa
Per comprendere davvero Caravaca de la Cruz bisogna partire dalla reliquia che ha reso questa piccola città della Murcia una meta di pellegrinaggio conosciuta ben oltre i confini della Spagna.
La Vera Cruz di Caravaca è un lignum crucis, ossia una reliquia che, secondo la tradizione cristiana, conserva alcuni frammenti del legno della Croce di Cristo.
La reliquia si trova all’interno di un caratteristico reliquiario a doppio braccio orizzontale, la forma che probabilmente riconoscerai immediatamente osservando le croci esposte nelle botteghe e nei negozi della città.
Secondo la tradizione locale, la presenza della Vera Cruz a Caravaca risale al XIII secolo ed è legata al racconto della sua misteriosa apparizione durante una messa celebrata dal sacerdote Ginés Pérez Chirinos.
Nei secoli la devozione verso la reliquia trasformò progressivamente Caravaca in un importante centro di pellegrinaggio.

Una delle cinque città con Giubileo perpetuo
Nel 1998 Giovanni Paolo II concesse a Caravaca de la Cruz il privilegio dell’Anno Giubilare perpetuo, celebrato ogni sette anni.
Caravaca viene così indicata insieme a Gerusalemme, Roma, Santiago de Compostela e Santo Toribio de Liébana tra le cinque destinazioni al mondo che godono di questo particolare privilegio.
L’ultimo Anno Giubilare si è celebrato nel 2024, mentre il prossimo sarà nel 2031.
Il centro di questa tradizione religiosa è la Real Basílica Santuario de la Vera Cruz, costruita all’interno dell’antico recinto fortificato che domina Caravaca dall’alto.
Ed è proprio verso quella collina che ci saremmo diretti poche ore dopo il nostro arrivo.
Alla scoperta di Caravaca de la Cruz
Quando arrivammo a Caravaca de la Cruz, la prima impressione fu quasi straniante.
Le strade erano tranquille, le piazze semideserte e molti negozi erano chiusi. Venivamo da alcune delle destinazioni più frequentate dell’Andalusia e quel silenzio ci sembrò inizialmente difficile da interpretare.
Era estate e probabilmente anche questo contribuiva all’atmosfera sonnolenta della città. Alcune serrande erano abbassate, certi locali sembravano chiusi da tempo e qua e là incontravamo edifici che mostravano chiaramente i segni del tempo.
Eppure Caravaca non ci trasmise una sensazione negativa.
Al contrario, proprio quella tranquillità iniziò lentamente a conquistarci. Sembrava quasi che la città ci stesse invitando a rallentare e ad adattarci ai suoi ritmi.
Dormire in un antico convento carmelitano
Per il nostro soggiorno avevamo scelto una sistemazione decisamente particolare: il Convento de Nuestra Señora del Carmen, nella parte bassa della città.
Il convento venne fondato dai Carmelitani Scalzi alla fine del XVI secolo e alla sua fondazione partecipò personalmente San Juan de la Cruz, figura profondamente legata alla storia religiosa di Caravaca.
Oggi una parte dell’edificio ospita una struttura ricettiva e dormire qui significa trascorrere la notte tra chiostri, giardini e ambienti che conservano ancora l’atmosfera del convento.
Le nostre camere erano ampie, luminose e restaurate. Ma ciò che rendeva particolare il soggiorno non era tanto il comfort quanto la possibilità di entrare, almeno per qualche ora, nei ritmi di questo luogo.
Era possibile partecipare ai pasti comunicandolo alla reception e assistere alle funzioni religiose celebrate nella cappella.
Per noi fu molto più di un semplice posto dove dormire: il convento diventò parte dell’esperienza di Caravaca de la Cruz.
Se preferisci una sistemazione differente, in città trovi anche piccoli hotel, appartamenti e altre strutture nel centro storico: puoi confrontare gli alloggi disponibili a Caravaca de la Cruz e scegliere la soluzione più adatta al tuo viaggio.
Dove mangiare a Caravaca de la Cruz
Arrivammo a Caravaca de la Cruz verso mezzogiorno e, dopo aver sistemato i bagagli, iniziammo a cercare un posto dove pranzare.
Non fu così semplice.
Molti locali erano chiusi e dovemmo camminare parecchio prima di trovare qualcosa che ci convincesse. Salendo verso la collina del castello raggiungemmo Plaza del Arco, una delle piazze del centro storico, dominata dalla facciata del municipio.
Qui trovammo il Restaurante El Arco, con i tavolini sistemati all’aperto proprio sulla piazza.
Decidemmo di fermarci e la scelta si rivelò azzeccata: ordinammo diverse tapas, abbondanti e davvero ottime, accompagnandole naturalmente con una cerveza fresca.
Fu anche l’occasione per chiedere qualche informazione sulla visita al Santuario della Vera Cruz, che avrebbe rappresentato la tappa principale del nostro pomeriggio.
Gli orari di accesso possono cambiare nel corso dell’anno, quindi prima della visita ti consiglio di controllare sempre quelli aggiornati del Santuario.
Terminato il pranzo, non ci restava che affrontare la salita.

Verso il Santuario della Vera Cruz
La Real Basílica Santuario de la Vera Cruz domina Caravaca dall’alto della collina sulla quale sorgeva l’antico castello.
Nel primo pomeriggio iniziammo a salire verso la fortezza attraversando il centro storico.
Il percorso diventava progressivamente più ripido e si insinuava tra vicoli, scalinate e case bianche, mentre alle nostre spalle iniziava ad aprirsi il panorama sulla città.
Superata una grande scalinata raggiungemmo infine il portale che permette di entrare nel recinto fortificato.
Oltre le mura si apre un grande piazzale e, proprio davanti a noi, comparve finalmente il Santuario.
La sua parte più riconoscibile è la monumentale facciata barocca in marmo rosso, realizzata nel XVIII secolo e completamente diversa dall’aspetto austero delle fortificazioni che la circondano.
Ci fermammo qualche istante nel piazzale.
Dopo la salita, il silenzio che avvolgeva quel luogo rendeva ancora più evidente la sensazione di essere arrivati nel vero cuore spirituale di Caravaca de la Cruz.
Da lì, inoltre, lo sguardo poteva spaziare sulla città e sul paesaggio dell’entroterra murciano.
Ma la parte più intensa della nostra visita doveva ancora cominciare.
Entrammo nel Santuario.

L’interno del Santuario e la Vera Cruz
Appena entrammo nel Santuario della Vera Cruz, l’atmosfera cambiò completamente.
La luce era soffusa, rischiarata dalle candele votive, mentre in sottofondo sentivamo i frati intonare i salmi. Dopo il sole e il caldo incontrati durante la salita, quel silenzio interrotto soltanto dai canti rendeva l’ambiente ancora più suggestivo.
Ci fermammo a osservare le cappelle laterali e l’altare maggiore, senza avere particolare fretta.
Anche per chi vive la visita soprattutto dal punto di vista storico e culturale, è difficile non percepire quanto questo luogo sia profondamente legato alla vita di Caravaca de la Cruz.
La Cappella della Vera Cruz
Il luogo più importante del Santuario è naturalmente la Cappella della Vera Cruz, dove viene custodita la reliquia che da secoli richiama pellegrini nella città.
Ci avvicinammo in silenzio, accendemmo alcune candele e rimanemmo per qualche minuto ad ascoltare il salmodiare dei frati.
Ricordo ancora molto bene quella sensazione.
Nonostante non fossimo arrivati a Caravaca come pellegrini, in quel momento ci sentimmo completamente coinvolti dall’atmosfera del luogo. Fu una sensazione di pace e raccoglimento difficile da descrivere, ma che ancora oggi associo immediatamente al nostro soggiorno in città.
Durante la nostra visita trovammo anche un curioso apparecchio che, con pochi euro, permetteva di stampare un certificato di pellegrinaggio timbrato e firmato.
Naturalmente non potevamo lasciarcelo sfuggire e ne portammo a casa uno come ricordo.
Oggi le modalità per ottenere le credenziali e i certificati legati ai cammini verso Caravaca sono cambiate, quindi se vuoi vivere l’esperienza come pellegrino ti consiglio di verificare le procedure aggiornate prima della partenza.
Prima di uscire passammo infine dal piccolo negozio del Santuario, dove acquistammo alcuni rosari e le caratteristiche Croci di Caravaca da portare a casa.
Il Museo della Vera Cruz
Se vuoi approfondire la storia del Santuario puoi visitare anche il Museo de la Vera Cruz, ospitato all’interno dello stesso complesso.
Le sale raccolgono opere d’arte, documenti e oggetti di oreficeria legati alla reliquia e alla storia religiosa di Caravaca. Il percorso permette inoltre di conoscere alcuni elementi dell’antico castello medievale sul quale venne costruito il Santuario.
Noi continuammo invece la nostra passeggiata.
Uscimmo nuovamente nel grande piazzale del castello e, dopo esserci goduti ancora per qualche minuto il panorama, iniziammo a scendere verso il centro di Caravaca.
Il Camino de la Vera Cruz
Caravaca non è soltanto una meta religiosa da visitare: per molti pellegrini rappresenta soprattutto il punto di arrivo di un lungo cammino.
Il Camino de la Vera Cruz collega Roncesvalles, in Navarra, con il Santuario di Caravaca attraverso un itinerario di quasi 900 chilometri.
Nella prima parte segue il tracciato del Cammino di Santiago fino a Puente la Reina. Da qui le due strade si separano: anziché continuare verso Santiago de Compostela, il Camino de la Vera Cruz piega verso sud attraversando Navarra, Aragona, Comunità Valenciana, Castilla-La Mancha e infine la Regione di Murcia.
L’ultima parte del percorso attraversa località come Yecla, Jumilla, Cieza, Calasparra e Moratalla, prima di raggiungere Caravaca e terminare davanti alla Basilica-Santuario.
Il cammino recupera antiche vie utilizzate nei secoli dai pellegrini diretti a Caravaca per venerare il Lignum Crucis custodito nella città.
Non esiste un solo cammino per Caravaca
Quello proveniente da Roncesvalles è il percorso più lungo, ma non è l’unico modo per raggiungere Caravaca a piedi.
Esistono diversi itinerari di pellegrinaggio che convergono verso la città. Tra questi ci sono il Camino de Levante, che parte da Orihuela e si sviluppa per circa 120 chilometri, e il Camino de San Juan de la Cruz, un percorso di circa 160 chilometri legato alla figura del mistico carmelitano.
Particolarmente interessante per chi sta organizzando un viaggio tra Andalusia e Murcia è anche il Camino Espiritual del Sur: parte dalla zona di Guadix, non lontano da Marchal e dalle sue caratteristiche Cárcavas, attraversa l’Altiplano Granadino e raggiunge la Basilica di Caravaca dopo oltre 300 chilometri.
Noi arrivammo a Caravaca molto più comodamente in automobile, ma soltanto una volta raggiunto il Santuario comprendemmo quanto la storia dei pellegrinaggi fosse ancora presente nell’identità della città.
Vedere i cammini convergere idealmente proprio nel luogo in cui ci trovavamo aggiungeva un significato completamente diverso alla nostra visita.

Le feste della Vera Cruz e i Caballos del Vino
C’è un periodo dell’anno in cui la Caravaca silenziosa che abbiamo conosciuto durante il nostro viaggio cambia completamente volto.
Dal 1° al 5 maggio si celebrano le grandi feste in onore della Santísima y Vera Cruz, durante le quali religione, storia e tradizioni popolari coinvolgono praticamente tutta la città.
Processioni e rituali religiosi si alternano alle rievocazioni dei Moros y Cristianos, che ricordano il passato medievale di Caravaca, quando questo territorio si trovava lungo la frontiera con il Regno Nasride di Granada.
Ma l’evento più particolare è sicuramente quello dei Caballos del Vino.
I Caballos del Vino, patrimonio UNESCO
La tradizione dei Caballos del Vino è talmente legata all’identità di Caravaca da essere stata iscritta nel 2020 nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO.
Durante i giorni della festa i cavalli vengono ricoperti con elaboratissimi mantelli decorati con ricami in seta, oro e argento, realizzati appositamente per ciascun animale.
Il momento più atteso arriva il 2 maggio.
Dopo aver attraversato le strade della città, i cavalli raggiungono la Cuesta del Castillo per affrontare una spettacolare corsa contro il tempo verso la fortezza.
Ogni cavallo corre accompagnato da quattro caballistas, che devono rimanere al suo fianco fino al traguardo. Il tratto cronometrato è brevissimo, circa 80 metri in forte pendenza, ma i cavalli più veloci riescono a percorrerlo in pochi secondi.
La tradizione viene collegata a un’antica leggenda medievale secondo la quale alcuni cavalieri riuscirono a superare un assedio e a raggiungere il castello portando otri di vino alla popolazione rimasta all’interno della fortezza.
Storia e leggenda finiscono così per intrecciarsi in una celebrazione che ancora oggi coinvolge profondamente gli abitanti di Caravaca.
Noi visitammo la città in un periodo completamente diverso e trovammo strade quasi deserte e un’atmosfera incredibilmente tranquilla.
Vedere Caravaca durante le feste di maggio dev’essere praticamente un’altra esperienza di viaggio.

Dalla collina del castello alla Plaza de Toros
Lasciato il Santuario, decidemmo di tornare verso il centro seguendo una strada diversa da quella percorsa durante la salita.
Camminavamo tra case bianche abbagliate dal sole quando incontrammo due bambini che giocavano per strada.
Ridevano e si divertivano con una semplicità quasi disarmante.
Ricordo che ci fermammo a osservarli per qualche istante e quel momento ci fece riflettere: trascorriamo buona parte della nostra vita rincorrendo qualcosa che spesso non sappiamo nemmeno definire, mentre a volte sembra bastare davvero poco per essere felici.
Continuammo a scendere e poco dopo ci trovammo davanti a uno degli edifici più curiosi di Caravaca de la Cruz.
La Plaza de Toros
La Plaza de Toros è difficile da non notare.
La grande facciata rossa, decorata con archi e dettagli bianchi in stile neomudéjar, risalta immediatamente tra gli edifici circostanti.
La struttura venne inaugurata nel 1880 sull’area occupata in precedenza dal convento francescano di Santa María de Gracia. L’aspetto che vediamo oggi è però legato soprattutto alla ristrutturazione del 1926, quando venne realizzata la caratteristica facciata neomudéjar.
Durante la nostra visita trovammo le porte chiuse e, sbirciando all’interno, avemmo l’impressione di trovarci davanti a una struttura ormai poco utilizzata.
In realtà quella fotografia appartiene al momento del nostro viaggio.
La Plaza de Toros ha attraversato nella sua storia diversi periodi di chiusura e successive riaperture e oggi viene utilizzata non soltanto per gli eventi taurini, ma anche come spazio per teatro, concerti e manifestazioni culturali.
Riprendemmo quindi la nostra passeggiata verso il centro.
Dopo il caldo della giornata e tutte quelle salite, in piazza trovammo finalmente un piccolo chiosco che vendeva granite.
Una granita al limone sotto il sole della Murcia fu esattamente ciò di cui avevamo bisogno.

Altre cose da vedere a Caravaca de la Cruz
Il nostro soggiorno fu piuttosto breve e buona parte del tempo la dedicammo al Santuario e alla scoperta della città senza un itinerario preciso.
Se hai più tempo, però, ci sono altre cose da vedere a Caravaca de la Cruz che permettono di approfondirne la storia e le tradizioni.
Se vuoi arricchire la visita puoi anche scoprire le attività disponibili a Caravaca de la Cruz e verificare quali esperienze sono prenotabili nelle date del tuo viaggio.
Iglesia de El Salvador e centro storico
Passeggiando nel centro storico puoi raggiungere la Iglesia de El Salvador, uno degli edifici religiosi più importanti della città.
La costruzione iniziò nel XVI secolo e la chiesa rappresenta uno degli esempi più interessanti dell’architettura rinascimentale della Regione di Murcia. L’interno è caratterizzato da quattro grandi colonne ioniche che sostengono le alte volte a crociera.
Continuando a camminare puoi incontrare anche il Templete, un piccolo edificio barocco legato a uno dei rituali più antichi delle feste della Vera Cruz: il Baño de la Cruz, durante il quale la reliquia viene immersa simbolicamente nell’acqua.
Museo Arqueológico La Soledad
Ai piedi della collina del castello si trova l’antica Iglesia de la Soledad, oggi trasformata nel Museo Arqueológico Municipal.
Le collezioni permettono di ripercorrere la storia del territorio attraverso reperti provenienti dai siti archeologici della zona, con testimonianze delle diverse popolazioni che hanno abitato questa parte della Murcia.
Particolarmente importanti sono i materiali provenienti dal complesso archeologico de La Encarnación, dove sono state rinvenute testimonianze iberiche e romane.
Museo de los Caballos del Vino
Se non visiti Caravaca durante le feste di maggio, il Museo de los Caballos del Vino può aiutarti a comprendere meglio una tradizione che altrimenti è difficile immaginare.
Il museo si trova in una dimora storica del centro e racconta l’origine e l’evoluzione della festa attraverso costumi, finimenti e soprattutto i preziosi mantelli ricamati utilizzati per decorare i cavalli.
È una visita particolarmente interessante dopo aver scoperto la storia dei Caballos del Vino e il loro riconoscimento come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO.
Fuentes del Marqués
Se hai almeno un giorno intero a disposizione, puoi infine allontanarti dal centro e raggiungere le Fuentes del Marqués, a circa due chilometri dalla città.
È un’area naturale attraversata da sorgenti e corsi d’acqua, circondata da vegetazione e sentieri dove passeggiare con calma.
All’ingresso si trova anche il cosiddetto Torreón de los Templarios, un edificio storico che ospita il Centro de Interpretación de la Naturaleza.
Dopo chiese, reliquie, musei e vicoli del centro storico, le Fuentes del Marqués mostrano così un volto completamente diverso di Caravaca e possono diventare una piacevole conclusione della visita.
Informazioni utili per visitare Caravaca de la Cruz
Caravaca si trova nell’entroterra della Regione di Murcia, lontano dalle località costiere più frequentate. Proprio per questo si presta bene a essere inserita in un itinerario on the road tra Murcia, Andalusia orientale e Comunità Valenciana.
Come arrivare a Caravaca de la Cruz
Noi arrivammo in auto provenendo dalla zona di Granada e continuammo poi il nostro viaggio attraverso la Spagna.
Per un itinerario simile, l’automobile offre sicuramente maggiore libertà, soprattutto se vuoi abbinare alla visita della città le Fuentes del Marqués o altre località dell’entroterra murciano.
Se stai organizzando un viaggio on the road puoi confrontare le soluzioni per noleggiare un’auto in Spagna e verificare quale sia più conveniente per il tuo itinerario.
Caravaca può essere raggiunta anche con gli autobus interurbani, quindi l’auto non è indispensabile se intendi visitare esclusivamente la città.
Se arrivi in macchina, considera inoltre che nel centro storico sono previste limitazioni al traffico in determinate fasce orarie. Conviene quindi lasciare l’auto nelle aree consentite e continuare la visita a piedi.
Quanto tempo dedicare alla città
Per vedere il centro storico, salire al Santuario della Vera Cruz e visitare alcuni dei principali monumenti può essere sufficiente una giornata.
Io, però, se il tuo itinerario lo permette, valuterei almeno una notte.
È ciò che facemmo noi e ci permise di vivere Caravaca con maggiore calma, senza ridurre la visita alla sola Basilica. Inoltre, pernottare qui rende più semplice aggiungere le Fuentes del Marqués, qualche museo o una passeggiata più approfondita nel centro storico.
Se invece vuoi percorrere un tratto dei cammini di pellegrinaggio o esplorare anche il territorio circostante, puoi tranquillamente dedicare alla zona due o più giorni.
Quando andare a Caravaca de la Cruz
Primavera e autunno sono probabilmente i periodi più piacevoli per esplorare la città a piedi, soprattutto se vuoi evitare il caldo che noi incontrammo durante il nostro viaggio estivo.
C’è però una grande eccezione.
Dal 1° al 5 maggio Caravaca celebra le Feste della Santísima y Vera Cruz e la città cambia completamente volto tra processioni, Moros y Cristianos e Caballos del Vino.
Se vuoi assistere alle feste, quindi, maggio è il momento più interessante; se cerchi invece quella Caravaca tranquilla e raccolta che abbiamo conosciuto noi, sceglierei un periodo differente.
Anche settembre ha un significato particolare per la città: tra il 10 e il 14 si svolgono le celebrazioni religiose dell’Exaltación de la Cruz.
Vale la pena visitare Caravaca de la Cruz?
Ripensando al nostro viaggio, Caravaca de la Cruz fu una delle tappe più particolari.
Eravamo arrivati attratti soprattutto dalla Vera Cruz e dalla curiosità di conoscere una delle grandi destinazioni di pellegrinaggio della Spagna. Alla fine, però, ciò che ricordiamo maggiormente è l’atmosfera che trovammo in città.
Le strade quasi deserte, il soggiorno nel convento, la salita verso il Santuario sotto il sole, i canti dei frati, le case bianche incontrate durante la discesa e persino quella granita al limone bevuta dopo aver camminato per ore.
Sono piccoli frammenti che, messi insieme, hanno costruito il nostro ricordo di Caravaca.
La Vera Cruz rimane naturalmente il cuore della città e il motivo principale per cui molti viaggiatori e pellegrini arrivano fin qui. Ma oggi sappiamo che c’è molto altro da scoprire: monumenti, musei, tradizioni come i Caballos del Vino, antichi cammini e la natura delle Fuentes del Marqués.
Vale quindi la pena inserire Caravaca de la Cruz in un viaggio attraverso questa parte della Spagna?
Secondo noi sì, soprattutto se hai voglia di rallentare e dedicare almeno una giornata a una destinazione molto diversa dalle grandi città spagnole.
Noi ci arrivammo quasi come semplici viaggiatori di passaggio.
Ne ripartimmo con il nostro certificato di pellegrinaggio, alcune piccole Croci di Caravaca e soprattutto con quella strana sensazione di pace che avevamo provato all’interno del Santuario.
Ed è probabilmente questo il ricordo più bello che la città ci ha lasciato.




Ho visto con piacere l’articolo del Camino de la Vera Cruz. L’ho fatto nel 2019 e sono la prima donna a farlo, come possono testimoniare la associazione Itiniris Coma (Maria Iturbide) con la quale ho collaborato e che si occupa senza fini di lucro, di farlo conoscere e risaltare tutte le sue qualità storiche, culturali, gastronomiche, ecc.E con Naturasport(Lazaro Gimenez Martinez),progettatore-sviluppatore-editore di questo e di altri cammini.
Ciao Ana Maria e grazie del tuo messaggio, Caravaca fu veramente una tappa fuori dalle righe nel nostro on the road in Spagna, è bello sapere che qualcuno la sta valorizzando!