Cosa vedere a Cuorgnè: itinerario tra storia e architettura

Per scoprire cosa vedere a Cuorgnè torno in questa cittadina del Canavese dopo circa dieci anni, pronto questa volta a conoscerla con più attenzione.

PROMO:

Il cielo è più pigro di me e lascia fare alle nuvole quello che vogliono. Il sole, questa mattina, fa il vergognoso e si nasconde dietro grandi nubi bianche che sembrano batuffoli di cotone. Nonostante l’estate galoppi, la giornata mi concede una temperatura freschina. Ma mi aspetto che prima o poi torni un cielo azzurro e luminoso: è sempre e solo questione di tempo.

Durante la mia prima visita mi fermai un paio di giorni, ma ebbi modo di vedere ben poco, fatta eccezione per la storica Manifattura che ancora oggi domina parte dello skyline cittadino.

Questa volta voglio andare oltre e seguire le tracce che la lunga storia di Cuorgnè ha lasciato nell’architettura, nelle chiese, nelle torri e persino nelle lapidi che incontro lungo il cammino.

La mia visita parte dal torrente Orco e dalla Manifattura, per poi entrare nel centro storico e raggiungere Via Arduino, cuore medievale di Cuorgnè. Ma la giornata mi porterà anche oltre il centro, verso alcune delle frazioni che circondano la città.

Se vuoi dedicare più tempo alla scoperta del Canavese, puoi anche cercare un alloggio a Cuorgnè e nei dintorni e utilizzare la città come base per esplorare le Valli Orco e Soana e gli altri borghi della zona.

Cosa vedere a Cuorgnè: sulle tracce della sua storia

Arrivato a Cuorgnè e superata la rotonda di Piazza della Resistenza, la mia attenzione viene subito catturata dal monumento caratterizzato da una colonna spezzata.

Non è soltanto un elemento urbano. Ricorda infatti uno degli episodi più dolorosi vissuti dalla città durante la Resistenza.

Il 29 giugno 1944, dopo un attacco partigiano alla caserma Pinelli, una colonna nazifascista giunta in rinforzo ingaggiò uno scontro nei pressi del Pedaggio. Persero la vita il comandante della 1ª Brigata Matteotti Italo Rossi e diversi altri partigiani.

È la prima testimonianza di una memoria che incontrerò molte altre volte durante la mia passeggiata. A Cuorgnè le lapidi, i monumenti e i nomi delle strade continuano infatti a raccontare episodi e persone che hanno segnato la storia della città.

Superata la rotonda, attraverso il ponte sul torrente Orco. La grande sagoma della Manifattura si erge davanti a me, ma prima di raggiungerla mi fermo in Piazza del Ponte Vecchio.

Il Ponte Romanico - Cosa vedere a Cuorgnè
Il Ponte Romanico – Cosa vedere a Cuorgnè

Il ponte sull’Orco e l’antico Pedaggio

Qui rimangono quattro arcate dell’antico ponte sul torrente Orco, per secoli passaggio obbligato per mercanti e contadini diretti verso il grande mercato di Ivrea, città che ancora oggi conserva tradizioni profondamente legate alla sua storia, come lo spettacolare Carnevale di Ivrea.

È uno di quei luoghi davanti ai quali è facile passare senza rendersi conto di quanto raccontino del territorio.

Nel Medioevo questo collegamento contribuì infatti a rendere Cuorgnè un importante centro commerciale del Canavese. Per attraversarlo bisognava pagare un pedaggio e proprio da questa consuetudine deriva il nome con cui ancora oggi viene indicata la zona.

Il torrente Orco, però, non era semplice da domare. Il suo corso cambiava frequentemente e le sue piene potevano essere violente. Per adattarsi agli spostamenti del letto del fiume, in alcuni periodi il ponte arrivò ad avere addirittura tredici arcate.

Più volte le acque lo danneggiarono o ne distrussero alcune parti. Dopo l’ennesima piena, nell’Ottocento si decise infine di realizzare un nuovo attraversamento circa un centinaio di metri più a valle. I lavori iniziarono nel 1850 ed è proprio sul ponte moderno che sono transitato poco prima.

Le arcate rimaste raccontano quindi molto più di quanto possa sembrare a prima vista: parlano di commerci, alluvioni, viaggiatori e di un rapporto con il torrente Orco che per secoli ha condizionato la vita della città.

La ex Manifattura è archeologia industriale locale - Cosa vedere a Cuorgnè
La ex Manifattura è archeologia industriale locale – Cosa vedere a Cuorgnè

La Manifattura di Cuorgnè, simbolo della città industriale

Dal ponte basta alzare lo sguardo perché il paesaggio cambi completamente. Dal Medioevo passo idealmente all’età industriale davanti alla grande Manifattura di Cuorgnè.

La storia della Manifattura cominciò nel 1872, quando venne costituita la società e iniziarono i lavori per il grande stabilimento, destinato alla lavorazione del cotone e completato nel 1874. La disponibilità delle acque dell’Orco, necessarie per produrre forza motrice, e la presenza di numerosa manodopera locale spinsero alcuni industriali svizzero-tedeschi a scegliere proprio Cuorgnè per insediare l’attività.

La Manifattura diventò presto parte integrante della vita della città. Ancora negli anni Sessanta del Novecento dava lavoro a oltre 1.300 persone: un numero che aiuta a comprendere quanto questo enorme complesso abbia inciso non soltanto sul paesaggio, ma anche sulla storia sociale ed economica di Cuorgnè.

La produzione cessò nel 1991 e gli edifici passarono successivamente al Comune.

Oggi la Manifattura rappresenta una delle testimonianze più significative di archeologia industriale del Piemonte. Gli spazi recuperati ospitano diverse funzioni, tra cui il Museo Archeologico del Canavese e ambienti destinati ad attività culturali ed espositive.

Dieci anni fa era stata soprattutto questa grande costruzione a rimanermi impressa. Ritrovarmela davanti è quasi il punto di raccordo tra quella prima visita e il nuovo itinerario con cui voglio scoprire cosa vedere a Cuorgnè oggi.

Dalla Manifattura riprendo quindi l’auto e raggiungo Piazza Martiri della Libertà. Parcheggio e, da questo momento, continuo a piedi: è qui che comincia davvero la mia passeggiata nel centro di Cuorgnè.

Piazza d’Armi e la Casa della Musica

Raggiungo in auto Piazza Martiri della Libertà, dove parcheggio per continuare la visita a piedi. I cuorgnatesi la conoscono soprattutto come Piazza d’Armi ed è la più grande piazza della città.

In passato era chiamata Piazza del Magnetto e, per un periodo, anche Piazza Torino. Qui si teneva il mercato del bestiame e si disputarono persino le prime partite della squadra di calcio locale, il Vallorco.

Il nome con cui è conosciuta ancora oggi racconta però un altro capitolo della sua storia. Nel 1878 il Ministero della Guerra decise infatti di costruire nelle vicinanze una caserma degli Alpini e la piazza venne utilizzata per le esercitazioni militari. La caserma fu demolita nel dopoguerra e al suo posto oggi sorgono alcune attività commerciali.

Mi soffermo davanti al monumento ai Caduti, realizzato nel 1922 dallo scultore Gaetano Orsolini, collaboratore di Leonardo Bistolfi.

Poco distante noto un edificio decisamente particolare: è la Casa della Musica, sede dell’Accademia Filarmonica dei Concordi, istituzione attiva già nel 1773 e tra le più antiche del Piemonte.

La sua storia riserva una curiosità. L’edificio nacque infatti con tutt’altra funzione: era una cabina elettrica della filovia Ivrea-Cuorgnè. Solo nel 1932 il Comune la concesse all’Accademia Filarmonica, che la trasformò nella propria sede.

Da Piazza d’Armi imbocco Via Milite Ignoto e, dopo pochi passi, raggiungo Piazza Morgando.

Palazzo del Municipio - Cosa vedere a Cuorgnè
Palazzo del Municipio – Cosa vedere a Cuorgnè

Piazza Morgando e le memorie della Resistenza

Su Piazza Morgando si affacciano il Palazzo Municipale e la biblioteca. Ma ancora una volta sono le lapidi a riportarmi alle pagine più dolorose della storia di Cuorgnè.

Proprio all’incrocio tra la piazza e Via Milite Ignoto una lapide ricorda sette partigiani fucilati il 1° maggio 1945, quando la guerra era ormai arrivata ai suoi ultimi giorni.

L’edificio che oggi ospita il Palazzo Comunale di Cuorgnè ha invece origini molto più antiche. Fu costruito agli inizi del Seicento dalle monache benedettine come convento e conserva ancora parte della struttura originaria, compreso il bel cortile porticato dell’antico chiostro.

Sulla facciata un’altra lapide ricorda il conferimento a Cuorgnè della Medaglia d’Argento al Valor Militare per l’attività partigiana, mentre al centro della piazza si trova il monumento di Umberto Mastroianni dedicato alla Resistenza canavesana.

Le lapidi che incontro durante il mio breve giro nel centro storico sono tante. Non sono semplici targhe sulle facciate: fermandosi a leggerle, diventano quasi un secondo itinerario attraverso Cuorgnè, capace di raccontare persone e avvenimenti che altrimenti rischierebbero di passare inosservati.

Continuando lungo Via Milite Ignoto ne incontro un’altra all’angolo con Vicolo Trinità. Ricorda Giorgio Rebuffo, artigiano e una delle prime vittime del fascismo, ucciso il 30 ottobre 1922, appena due giorni dopo la Marcia su Roma, davanti alla locale Società di Mutuo Soccorso.

Il mio cammino prosegue e poco più avanti incontro un altro edificio che merita una sosta.

Chiesa della Santissima Trinità - Cosa vedere a Cuorgnè
Chiesa della Santissima Trinità – Cosa vedere a Cuorgnè

La Chiesa della Santissima Trinità

Affacciata su Via Milite Ignoto, la Chiesa della Santissima Trinità potrebbe avere avuto origine dall’ampliamento di un precedente oratorio con ospizio destinato ai pellegrini, costruito a partire dal 1510 dai frati minori francescani.

La realizzazione della chiesa si deve alla Confraternita della Santissima Trinità e ai numerosi lasciti ricevuti a partire dalla seconda metà del Cinquecento. La facciata venne completata nel 1637.

È però all’interno che si conserva uno degli elementi artistici più interessanti dell’edificio: la grande ancona seicentesca in legno dell’altare maggiore.

Oggi la chiesa è di proprietà comunale.

Riprendo quindi la passeggiata. Cuorgnè comincia lentamente a mostrarmi le diverse anime che convivono nel suo centro: quella militare di Piazza d’Armi, quella religiosa delle sue chiese e quella più recente e dolorosa raccontata dalle testimonianze della Resistenza.

Ma per comprendere davvero la forma della città devo fare un passo ancora più indietro nel tempo, quando Cuorgnè era divisa in due nuclei distinti: la Villa e il Borgo.

La Villa e il Borgo, le due anime dell’antica Cuorgnè

Proseguendo la passeggiata faccio una breve deviazione in Via Perrucchetti. All’angolo con Via Ghiglieri, sulla facciata di una semplice abitazione, una lapide ricorda che qui soggiornò e morì il generale Giuseppe Perrucchetti.

Nato nel 1839, partecipò alla Terza guerra d’indipendenza e combatté a Custoza, dove ottenne una medaglia d’argento al valor militare. Ma il suo nome è legato soprattutto alla storia degli Alpini, di cui è ricordato come ideatore. Visse a Cuorgnè con la famiglia fino alla morte, avvenuta nel 1916.

Ancora una volta è una lapide a farmi deviare dal percorso e a raccontarmi un frammento della storia cittadina.

Rientro su Via Milite Ignoto e raggiungo la Chiesa Parrocchiale di San Dalmazzo, in Piazzale Giovanni XXIII.

Per comprendere l’importanza di questa chiesa bisogna immaginare una Cuorgnè molto diversa da quella di oggi. L’abitato era infatti diviso in due nuclei: la Villa e il Borgo, quest’ultimo sviluppato intorno all’attuale Via Arduino. San Dalmazzo era la parrocchia della Villa.

Chiesa di San Dalmazzo - Cosa vedere a Cuorgnè
Chiesa di San Dalmazzo – Cosa vedere a Cuorgnè

La Chiesa di San Dalmazzo

La presenza della parrocchia di San Dalmazzo è molto antica: in un documento del 1154 viene già citato il pievano di Cuorgnè. L’edificio che osservo oggi, però, è il risultato di numerose trasformazioni.

L’antica chiesa aveva un orientamento differente, modificato durante la ricostruzione del 1575. Un parziale crollo avvenuto nel 1804 ne compromise poi la stabilità e portò a una nuova riedificazione in forme neoclassiche.

È in questa fase che la chiesa assunse l’aspetto attuale, dominato dal grande pronao ionico della facciata.

Entro.

L’interno a croce latina è luminoso e conserva diverse opere d’arte. La mia attenzione viene attirata dalla tela dell’altare maggiore con il martirio di San Dalmazzo, ma soprattutto da un’immagine profondamente legata alla devozione locale: la Madonna della Rivassola, patrona di Cuorgnè.

Intorno all’affresco si è sviluppata nel tempo una tradizione affascinante. La devozione popolare ne fa risalire l’origine a un’immagine giunta da Costantinopoli in epoca antichissima e collegata dalla tradizione addirittura a San Luca.

Al di là del racconto devozionale, l’affresco conservato oggi è un’opera quattrocentesca, proveniente da un antico pilone votivo. Nel 1825 venne realizzata all’interno della chiesa la cappella destinata a custodirlo.

Storia, fede e leggenda finiscono così per sovrapporsi e la Madonna della Rivassola continua a essere una delle immagini religiose più care ai cuorgnatesi.

Uscito dalla chiesa riprendo il cammino.

Via Trento e la casa natale di San Callisto Caravario

Imbocco la stretta e caratteristica Via Trento fino a incrociare Via Rivassola.

Anche qui una casa apparentemente normale nasconde una storia che porta molto lontano da Cuorgnè.

È la casa natale di San Callisto Caravario, nato qui il 18 giugno 1903.

Da giovane frequentò l’Oratorio di Valdocco a Torino, dove conobbe il salesiano Luigi Versiglia. Ancora chierico, nel 1924 partì come missionario per la Cina, passando anche per Macao e l’isola di Timor. Fu proprio Versiglia a ordinarlo sacerdote nel 1929.

La loro storia ebbe un epilogo tragico l’anno seguente.

Il 25 febbraio 1930, durante un viaggio in barca per raggiungere una missione, Caravario e Versiglia furono fermati da un gruppo di uomini armati. Secondo il racconto tramandato, tentarono di difendere tre giovani catechiste che viaggiavano con loro e vennero catturati e successivamente uccisi.

Giovanni Paolo II li beatificò nel 1983 e li proclamò santi nel 2000, insieme agli altri martiri cattolici in Cina.

Mi colpisce pensare come, partendo da una piccola casa incontrata passeggiando per Cuorgnè, il racconto mi abbia portato improvvisamente dall’altra parte del mondo.

Continuo lungo Via Rivassola. Intorno a me si alternano edifici antichi e costruzioni più moderne e, osservandoli, diventa più facile comprendere come la città sia cresciuta nei secoli.

Prima di raggiungere il cuore medievale di Via Arduino, però, vale la pena ricostruire brevemente la storia del Borgo che sto per attraversare.

Passeggiare tra i vicoli di Cuorgnè permette di scoprire scorci caratteristici
Passeggiare tra i vicoli di Cuorgnè permette di scoprire scorci caratteristici – Cosa vedere a Cuorgnè

Cuorgnè attraverso i secoli: la storia dietro il Borgo

Mentre osservo l’alternarsi di case antiche e costruzioni più moderne, ripercorro brevemente la storia di Cuorgnè. Conoscerla aiuta a comprendere meglio ciò che incontrerò tra poco entrando nel suo borgo medievale.

Secondo la tradizione, intorno all’anno Mille un’antica zona abitata venne distrutta da una piena dell’Orco. Il nuovo insediamento sorse quindi in una posizione più sicura rispetto alle frequenti inondazioni del torrente e si sviluppò intorno a un castrum, un recinto fortificato.

Dell’antico sistema difensivo rimane ancora oggi la Torre Rotonda, che incontrerò proseguendo verso Via Arduino.

Con il tempo l’abitato si ampliò e Cuorgnè si organizzò nei due nuclei che ho già incontrato durante la mia passeggiata: la Villa, legata al Castello Ardiciano, e il Borgo, sviluppato intorno alla Torre Rotonda. Una distinzione destinata a sopravvivere fino al XVIII secolo.

La storia medievale di Cuorgnè non fu certo tranquilla.

Tra il 1386 e il 1391 gli abitanti del Borgo parteciparono al Tuchinaggio, la grande rivolta popolare che interessò il Canavese. Fu Amedeo VII di Savoia a porvi fine, assediando e conquistando Cuorgnè.

Già dalla metà del XIII secolo il territorio era entrato nell’orbita della potente famiglia dei Valperga. Le rivalità tra i signori locali lasciarono un segno ancora riconoscibile nel profilo della città: le sue torri medievali.

Ma quelle preferisco osservarle da vicino tra poco, quando arriverò in Via Arduino.

Cuorgnè tra guerre, peste e Risorgimento

I secoli successivi portarono altre guerre e periodi difficili. Nel Cinquecento il territorio subì le conseguenze degli scontri tra francesi e spagnoli, mentre nel 1630 anche Cuorgnè fu colpita dalla peste.

Con l’arrivo dell’età napoleonica la popolazione dovette fornire derrate e uomini all’esercito. Il malcontento sfociò nella cosiddetta rivolta degli zoccoli, repressa nel sangue.

Cuorgnè partecipò poi alle vicende del Risorgimento, lasciando nella toponomastica cittadina i nomi di alcune delle persone che ne furono protagoniste. Tra queste compaiono i fratelli Pinelli e il giurista Giuseppe Ghiglieri: nomi che ritrovo ancora oggi sulle vie e sulle piazze mentre cammino.

Dalla città medievale alla Cuorgnè industriale

Un cambiamento profondo arrivò nella seconda metà dell’Ottocento.

La nascita della Manifattura nel 1872, che ho incontrato all’inizio del mio itinerario, accompagnò l’espansione industriale della città. Accanto al settore tessile crebbe quello metalmeccanico e Cuorgnè divenne un centro produttivo così importante da guadagnarsi l’appellativo di “capitale delle bronzine”, grazie soprattutto alla presenza degli stabilimenti Botto e Trione.

Anche il Novecento lasciò ferite profonde.

Le due guerre mondiali costarono la vita a molti cuorgnatesi e gli anni della Resistenza segnarono particolarmente il territorio. Le numerose lapidi incontrate durante la mia passeggiata ne sono ancora oggi una testimonianza visibile.

Per un breve periodo cambiò persino l’appartenenza amministrativa della città. Nel 1927 Cuorgnè passò dalla provincia di Torino a quella di Aosta, insieme ad altri comuni dell’ex Circondario di Ivrea. Dopo la Seconda guerra mondiale, con la soppressione della provincia di Aosta e la nascita della nuova organizzazione territoriale valdostana, Cuorgnè tornò a far parte della provincia di Torino.

Dalla città fortificata medievale alla città industriale, sono quindi molti i secoli che hanno lasciato tracce nel paesaggio urbano.

Se vuoi capire davvero cosa vedere a Cuorgnè, però, è il momento di tornare a camminare e raggiungere il luogo dove la città medievale che ho appena provato a immaginare prende forma davanti ai miei occhi.

Le arcate di Via Arduino - Cosa vedere a Cuorgnè
Le arcate di Via Arduino – Cosa vedere a Cuorgnè

Via Arduino, il cuore medievale di Cuorgnè

Raggiungo Piazza Pinelli, dove si trova l’ala mercatale costruita nel 1866. Sulla piazza si affacciano diversi bei palazzi, alcuni restaurati recuperando i colori originali.

Percorro Via Maurizio Parigi e finalmente raggiungo Via Arduino.

Qui il volto di Cuorgnè cambia.

La strada ha conservato buona parte delle caratteristiche dell’antico Borgo medievale ed è uno splendido esempio dell’organizzazione urbanistica di un centro mercantile. Quasi tutta la via è accompagnata da lunghi portici, sotto i quali un tempo si aprivano botteghe e attività commerciali.

Cammino lentamente e il tempo sembra essersi fermato.

Provo a immaginare il viavai che doveva animare questa strada: massaie e contadini arrivati per vendere i loro prodotti, servi, giullari e menestrelli, ma anche locandieri, tavernieri, speziali, vasai, macellai e fabbri. Alcune piccole botteghe trovavano posto persino negli spazi compresi tra un pilastro e l’altro dei portici.

Percorro Via Arduino più volte, avanti e indietro, perché è proprio soffermandomi sui particolari che riesco ad apprezzarla meglio.

Sotto i portici alcune formelle in terracotta ricordano gli antichi mestieri artigiani, mentre sulle facciate di diverse abitazioni compaiono ancora affreschi di carattere religioso.

È una di quelle strade che non invitano ad arrivare velocemente alla fine. Al contrario, viene voglia di rallentare, guardare sotto i portici e alzare ogni tanto gli occhi verso le case.

Ed è proprio facendolo che incontro due delle testimonianze più interessanti della Cuorgnè medievale.

Rappresentazione di Guernica in Piazza Pinelli - Cosa vedere a Cuorgnè
Rappresentazione di Guernica in Piazza Pinelli – Cosa vedere a Cuorgnè

Torre Quadrata e Torre Rotonda, le torri di Cuorgnè

Su Via Arduino si affaccia la Torre Quadrata, costruita nella prima metà del XIV secolo dalla potente famiglia dei Valperga.

La sua altezza non era casuale. Poco distante esisteva infatti già un’altra torre, oggi conosciuta come Torre Rotonda, legata a un diverso potere signorile.

Le rivalità tra le famiglie che controllavano Cuorgnè si manifestavano quindi anche attraverso l’architettura. Costruire una torre più imponente significava rendere visibile il proprio prestigio e la propria forza. Non sorprende che le due costruzioni siano ricordate anche come “torri della discordia”.

Nel 1469 la Torre Quadrata passò al Comune, che la utilizzò dapprima come torre di vedetta e successivamente per ospitare la campana civica e l’orologio.

Poco distante incontro la Torre Rotonda, ormai inglobata negli edifici di Via Arduino.

La costruzione, realizzata con ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, risalirebbe al XIII secolo e faceva parte dell’antico castello. È conosciuta anche come Torre di Carlevato e proprio intorno a questo nome è nata una curiosa leggenda popolare.

La leggenda della Torre di Carlevato

La storia racconta di un giovane poverissimo di Cuorgnè, ma con grandi sogni, continuamente deriso dai suoi amici.

Un giorno decise di lasciare il paese e cercare fortuna altrove.

Passarono gli anni e, quando finalmente tornò a Cuorgnè, scelse di presentarsi vestito da mendicante. Voleva probabilmente scoprire chi, nonostante le apparenze, gli avrebbe ancora dimostrato amicizia.

Soltanto la famiglia di un vecchio amico lo accolse. Gli altri continuarono invece a deriderlo ripetendo:

“Carlevato, Carlevato, povero partito, povero tornato.”

Ma il giovane non era più povero.

All’estero aveva fatto fortuna e ben presto fece innalzare nel cuore del borgo una grande torre, mostrando a tutti la ricchezza conquistata.

Non so quanto ci sia di vero nella leggenda, ma poco importa. Mentre guardo la Torre Rotonda, il racconto aggiunge un altro tassello a quella Cuorgnè fatta di storia, tradizioni e memorie che sto incontrando lungo il cammino.

La Chiesa di San Giovanni

La Torre Rotonda è ben visibile anche dalla piccola piazza sulla quale si affaccia la Chiesa di San Giovanni, edificio seicentesco appartenuto alla Confraternita della Misericordia, detta anche di San Giovanni Decollato.

Quando Cuorgnè era ancora divisa tra Villa e Borgo, questa chiesa svolgeva la funzione di parrocchiale proprio per gli abitanti del Borgo.

L’edificio risale agli inizi del XVII secolo. La facciata è semplice, scandita da lesene e divisa orizzontalmente da un marcapiano. Sopra il portale compare un affresco dedicato a San Giovanni, mentre un’altra decorazione pittorica occupa il timpano.

All’interno trovo una sola navata, altari laterali barocchi, grandi tele settecentesche e un altare maggiore in marmi policromi.

Ma è ancora una volta la storia legata a questo luogo a incuriosirmi maggiormente.

La Confraternita della Misericordia assisteva infatti i condannati a morte, accompagnandoli negli ultimi momenti e occupandosi successivamente delle loro salme.

Alla Confraternita era inoltre riconosciuto un privilegio davvero particolare: ogni anno poteva ottenere la liberazione di un condannato a morte.

Un dettaglio che non immaginerei osservando semplicemente la facciata della chiesa e che, ancora una volta, mi ricorda quanto a Cuorgnè sia necessario andare oltre ciò che appare a prima vista.

Scorcio della facciata della Casa di Re Arduino - Cosa vedere a Cuorgnè
Scorcio della facciata della Casa di Re Arduino – Cosa vedere a Cuorgnè

La casa di re Arduino e Piazza Boetto

Continuando lungo Via Arduino incontro uno degli edifici più suggestivi del Borgo: la cosiddetta casa di re Arduino.

È una pittoresca abitazione gotica costruita sopra un portico a tre archi, con soffitto ligneo e decorazioni in terracotta. La tradizione racconta che vi abbia soggiornato Arduino d’Ivrea, anche se il legame diretto con il sovrano appartiene più alla memoria locale che alle certezze documentarie.

Al di là della leggenda, rimane comunque uno degli edifici più antichi del Borgo e basta osservarlo per comprendere perché abbia alimentato tanti racconti.

Poco più avanti Via Arduino si apre su Piazza Boetto.

Sul fondo vedo la facciata del Teatro Comunale e, accanto, un’antica torre-porta di San Giovanni. Faceva parte della cinta muraria più antica e permetteva il passaggio tra i due nuclei della Villa e del Borgo.

Ritrovo così, questa volta davanti ai miei occhi, quella divisione della Cuorgnè medievale che avevo incontrato poco prima nella sua storia.

Anche il Teatro Comunale ha avuto diverse vite. Fu ricavato negli spazi dell’antica chiesa del monastero delle monache benedettine e, nel corso del Novecento, ospitò anche una delle prime sale cinematografiche del Canavese. Dopo il recupero degli ambienti, la platea è stata utilizzata anche per mostre ed esposizioni temporanee.

Sulla facciata una lapide ricorda il capitano pilota Armando Boetto, nato a Cuorgnè nel 1911 e morto nel Mediterraneo durante la Seconda guerra mondiale.

Poco distante, in Via Nigra, un’altra lapide ricorda il partigiano Rinaldo Vallosio.

Ancora una volta la mia passeggiata torna così al punto da cui era partita: alle tracce lasciate sulle facciate da chi ha vissuto, e talvolta perso la vita, nella storia di questa città.

Da Piazza Boetto riprendo il cammino verso Via Garibaldi e torno infine in Piazza Morgando.

Da dove vengono i nomi Canavese e Cuorgnè?

Tornato in Piazza Morgando, davanti al Palazzo Municipale, mi concedo un’ultima curiosità prima di lasciare il centro storico: da dove arrivano i nomi Canavese e Cuorgnè?

Anche in questo caso bisogna muoversi con cautela, perché soprattutto sull’origine del nome Cuorgnè esistono diverse ipotesi.

Il nome Canavese viene tradizionalmente collegato alla Curtis Canava, importante centro medievale sorto negli immediati dintorni di Cuorgnè e dal quale avrebbe preso nome l’intero territorio.

Ancora più incerta è l’origine di Cuorgnè.

Tra le interpretazioni considerate più attendibili c’è quella che riconduce il toponimo a un antico nome personale romano, con il significato di “terra appartenente alla famiglia di Coronio”. Un’altra ipotesi collega invece il nome alla presenza del corniolo, arbusto un tempo diffuso nel territorio.

Nel corso del tempo sono nate anche altre interpretazioni, alcune delle quali collegano il nome al suono di un corno utilizzato per dare l’allarme.

Quale sia la spiegazione definitiva non è semplice stabilirlo. Mi piace però pensare che persino il nome della città conservi qualcosa di quel passato che ho cercato per tutta la giornata nelle sue torri, nelle chiese, nei portici e nelle lapidi.

La visita del centro storico potrebbe terminare qui.

Io, però, ho ancora qualche ora a disposizione e, quando si cerca cosa vedere a Cuorgnè, sarebbe un peccato fermarsi a Via Arduino e alle sue torri. Risalgo quindi in auto per raggiungere alcune delle frazioni sparse nel territorio comunale.

Per esplorare le frazioni e proseguire alla scoperta del Canavese, avere un’auto rende gli spostamenti molto più semplici. Se arrivi in Piemonte senza un mezzo tuo, puoi confrontare qui le tariffe delle auto a noleggio e scegliere la soluzione più adatta al tuo itinerario.

Ruderi del Castello Aira in frazione Salto - Cosa vedere a Cuorgnè
Ruderi del Castello Aira in frazione Salto – Cosa vedere a Cuorgnè

Cosa vedere a Cuorgnè oltre il centro storico: le frazioni

Nel corso del Novecento il territorio comunale di Cuorgnè cambiò più volte estensione. Tra il 1927 e il 1928 furono temporaneamente aggregati diversi comuni circostanti; dopo la guerra molti recuperarono la propria autonomia, mentre Salto e Priacco rimasero frazioni di Cuorgnè.

Sono proprio queste località, insieme ad alcune borgate più piccole, a mostrarmi un volto differente del territorio.

Lascio quindi il centro cittadino e riparto.

Priacco e il ponte medievale di Piova

Raggiungo Priacco seguendo la strada in direzione di Borgiallo e Chiesanuova.

Il borgo è formato da diverse piccole borgate immerse in un territorio ancora caratterizzato da prati e spazi verdi. Anche qui, però, il paesaggio conserva tracce di una storia molto più antica.

Durante alcuni lavori stradali eseguiti nel 2006 vennero infatti scoperti resti di epoca romana, ulteriore testimonianza dell’antica frequentazione di questa parte del Canavese.

Nel borgo incontro la Chiesa Parrocchiale di San Faustino e la più piccola Cappella di San Rocco, risalente al XVIII secolo.

A caratterizzare Priacco è però soprattutto l’acqua.

Il territorio è attraversato dal Rio Bandono, che confluisce nell’Orco in prossimità della località Piova. La presenza dei corsi d’acqua favorì in passato anche l’attività di alcuni mulini: ne rimangono ancora due, ormai abbandonati, testimonianza di un’economia rurale nella quale l’acqua rappresentava una risorsa fondamentale.

Proseguo fino a Piova, dove incontro un’altra piccola sorpresa.

Nei pressi della confluenza con l’Orco si trova un antico ponte in pietra a una sola arcata, realizzato intorno al Trecento. In passato rappresentava un importante collegamento tra le Valli Orco e Soana, Castellamonte e l’Eporediese.

Il ponte è ancora oggi attraversabile lungo alcuni itinerari escursionistici, ma è privo di protezioni laterali e richiede particolare attenzione. Meglio evitarne l’attraversamento se soffri di vertigini, viaggi con bambini o trovi neve e ghiaccio.

Dopo i grandi edifici industriali, le torri e i portici del centro storico, basta quindi allontanarsi di pochi chilometri per trovare una Cuorgnè completamente diversa, fatta di piccoli corsi d’acqua, antichi collegamenti e borgate sparse.

Riprendo l’auto. La prossima tappa è Salto, la frazione più grande e popolosa del comune.

Salto, tra chiese, castello e preistoria

La mia prima sosta è davanti alla Chiesa Parrocchiale di San Giacomo, riconoscibile per la grande facciata con tetto a salienti e per il campanile staccato dal corpo principale dell’edificio.

Poco distante incontro un’altra testimonianza religiosa, la Chiesa di Santa Maria della Piazza.

L’edificio venne costruito nel 1645 intorno a un affresco sacro molto più antico, datato al 1405, al quale la devozione popolare attribuiva eventi miracolosi. Ancora una volta ritrovo quel sottile confine tra storia, fede e tradizione che avevo già incontrato nel centro di Cuorgnè.

Ma Salto conserva tracce di un passato ancora più lontano.

Su un rilievo che domina l’abitato si trovano infatti i ruderi dell’antico castello, appartenuto ai Silvesco, Conti di Salto e consignori di Cuorgnè, e passato successivamente ad altre famiglie locali.

Le Grotte di Boira Fusca

Tra i luoghi più interessanti del territorio ci sono però le Grotte di Boira Fusca, un importante sito archeologico scoperto e studiato a partire dagli anni Settanta del Novecento.

Gli scavi hanno restituito testimonianze di diverse epoche preistoriche, tra cui materiali neolitici, sepolture dell’Età del Rame e tracce dell’Età del Bronzo.

È un salto indietro nel tempo impressionante.

Durante la giornata sono passato dall’industrializzazione ottocentesca della Manifattura alle torri medievali di Via Arduino, dalle vicende della Resistenza alle chiese seicentesche. Qui, invece, la storia dell’uomo nel territorio di Cuorgnè arretra di migliaia di anni.

Nel territorio di Salto si trova anche la Casaforte di Torre Pietra, nella borgata della Pietra, mentre più in alto le piccole borgate di Nava e Navetta ricordano il carattere rurale e frammentato di questa parte del comune.

Io, però, continuo verso Pont Canavese.

La storia che sto seguendo cambia ancora una volta epoca.

Roncasso e la memoria della battaglia di Voira

Mi fermo nella piccola borgata di Roncasso per vedere la chiesetta di San Grato, un piccolo edificio che conserva l’aspetto di una presenza antica nel paesaggio.

Ormai sono vicino al confine con Pont Canavese.

Sulla roccia che costeggia la strada noto una lapide dedicata a Oreste Configliacco Bausano, giovane partigiano di Pont Canavese morto quando non aveva ancora vent’anni.

Poco più avanti raggiungo il monumento che stavo cercando.

Ricorda la battaglia di Voira del 10 luglio 1944, combattuta nel tentativo di impedire alle forze nazifasciste di conquistare Pont Canavese, allora controllata dalle formazioni partigiane.

Lo scontro costò la vita a diversi giovani.

Mi fermo davanti al monumento che ricorda quei giovani e penso a quanto spesso, durante questa giornata, la storia del territorio sia riemersa attraverso una lapide, una pietra o un nome inciso.

Era successo appena arrivato a Cuorgnè, in Piazza della Resistenza. Era successo nel centro storico e succede nuovamente qui, quasi al termine del territorio comunale.

Il mio itinerario ha così seguito inconsapevolmente anche un altro percorso: quello della memoria.

Risalgo in auto e continuo verso Pont Canavese. Devo attraversare nuovamente l’Orco per raggiungere le ultime borgate che voglio vedere prima che la giornata finisca.

Sant’Anna in Campore e Ronchi San Bernardo

Proseguo verso Pont Canavese, attraverso nuovamente il torrente Orco e raggiungo Sant’Anna in Campore.

Questa piccola frazione di Cuorgnè, un tempo apprezzata anche come luogo di villeggiatura, prende il nome dall’antica chiesetta di Sant’Anna.

La sosta è breve, perché voglio spingermi ancora un po’ più in alto.

L’auto si arrampica lungo strade strette e tortuose fino a Ronchi San Bernardo. Man mano che salgo, il paesaggio si apre e dalla borgata posso godere di una bella vista sull’Alto Canavese.

Al centro dell’abitato incontro la chiesa dedicata a San Bernardo.

La facciata ha un aspetto particolare, soprattutto per la presenza dell’atrio coperto nella parte inferiore. Sopra l’ingresso un affresco raffigura i Santi Bernardo di Mentone e Bernardo Abate, con il Crocifisso al centro, mentre il campanile a base quadrata si trova nella parte posteriore dell’edificio.

Mi fermo ancora qualche istante a osservare il panorama.

Dopo le strade e i portici del centro storico, qui Cuorgnè mostra un volto completamente differente: quello delle piccole borgate adagiate sulle alture, dei boschi e delle strade che salgono verso la montagna.

La città addobbata per le tipiche rievocazioni storiche - Cosa vedere a Cuorgnè
La città addobbata per le tipiche rievocazioni storiche – Cosa vedere a Cuorgnè

Una giornata non basta per scoprire tutta Cuorgnè

La luce, però, comincia a diminuire e mi ricorda che questa lunga giornata sta arrivando alla fine.

Raggiungo ancora Ronchi Maddalena, con la sua piccola cappella, ma ormai sono sulla via del ritorno.

Se non stesse già imbrunendo, continuerei volentieri fino alla borgata di Santa Lucia, dove l’omonima chiesetta si trova immersa nel verde dei boschi in direzione di Belmonte.

Sarà per un’altra volta.

Del resto, questa giornata mi ha fatto capire che cosa vedere a Cuorgnè non si esaurisce nelle torri e nei portici del suo centro storico.

Sono partito dalle acque dell’Orco e dalla grande Manifattura, ho attraversato le vie del Borgo medievale, incontrato chiese, torri e antiche abitazioni, seguito le tracce della Resistenza attraverso monumenti e lapidi e infine raggiunto frazioni dove il paesaggio racconta ancora un’altra parte del territorio.

Ma soprattutto ho ritrovato una città che, durante la mia prima visita di dieci anni fa, avevo conosciuto solo superficialmente.

Risalgo in auto.

Il viaggio verso casa è accompagnato dalle canzoni dei miei cantanti preferiti, mentre i pensieri tornano ai luoghi e alle storie incontrati durante la giornata.

Cuorgnè è davvero ricca di storie e luoghi da scoprire.

E forse è proprio questa la sensazione più bella che porto con me: essere tornato dopo dieci anni e avere ancora la certezza di non aver visto tutto.

Le case del centro storico di Cuorgnè
Le case del centro storico – Cosa vedere a Cuorgnè
Informazioni su Dante Paolo Ferraris 3 Articoli
sono nato nel lontano 1963 in una cittadina della pianura padana, in Piemonte, in una terra di confine con altre regioni, spesso oggetto di passaggio di conquistatori, e da tutti qualcosa abbiamo preso, quindi direi di puro sangue bastardo. Per definire la zona che amo, moltissimo per la sua gente, i suoi colori, per la sua manifesta irrequietezza, per la sua provata conflittualità locale, dico sempre che Nostro Signore, quando si era stancato ha pensato a noi. Trovami anche sul mio blog www.dantepaoloferraris.it

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