Cosa vedere a Pieve Santo Stefano, lungo la Memory Route in Valtiberina

Poco resta dell'antico borgo, cosa vedere a Pieve Santo Stefano

Uno dei comuni più curiosi della Valtiberina è senza dubbio quello di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, una cittadina che apparentemente sembra non aver nulla da raccontare, ma basta fermarcisi per capire che così non è. Ma allora cosa vedere a Pieve Santo Stefano di tanto interessante?

È quello che voglio raccontarti in questo post, parlandoti della mia esperienza vissuta durante il mio ultimo viaggio a Sansepolcro fatto in collaborazione con Insolita Italia.

Cosa vedere a Pieve Santo Stefano

Il comune di Pieve Santo Stefano ha alle sue spalle una lunga storia legata alla sua posizione situata lungo la via di passaggio della Valtiberina. Del suo passato, tuttavia, resta ben poco, quasi tutto il paese venne infatti raso al suolo dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, ragion per cui le case sono state tutte ricostruite in epoca più moderna, perdendo il fascino storico che caratterizza gli antichi borghi.

La voglia di ritrovare le radici della propria storia è stata uno dei fattori che ha portato alla nascita del Memory Route, un percorso turistico di valorizzazione territoriale che conduce il viaggiatore alla scoperta di luoghi caratteristici dislocati in varie località della Valtiberina, tra cui anche Anghiari.

È così che i viaggiatori possono ripercorrere la storia locale, non tramite gli edifici e la loro architettura, ma tramite esperienze che lasciano un ricordo emozionante e concreto.

Pranzo all'Enoteca Simoncelli lungo il Memory Route, cosa vedere a Pieve Santo Stefano
Pranzo all’Enoteca Simoncelli lungo il Memory Route, cosa vedere a Pieve Santo Stefano

Il pranzo all’Enoteca Simoncelli

Il pranzo all’Enoteca Simoncelli fa parte di questo insieme di esperienze, un percorso enogastronomico alla riscoperta dei sapori del territorio, delle ricette cucinate come una volta e della convivialità.

Il pranzo, generoso e saporito, si svolge in una sala che funge anche da enoteca. Le pareti, rivestite da alti scaffali in legno, sono tappezzate di bottiglie, etichette tra le più pregiate della zona e non solo.

In questo contesto vengono sistemate le tavolate ricreando un’atmosfera conviviale che coinvolge sia le tavolate più grandi che quelle più piccine.

Enoteca Simoncelli lungo il Memory Route, cosa vedere a Pieve Santo Stefano
Enoteca Simoncelli lungo il Memory Route, cosa vedere a Pieve Santo Stefano

Sapori di Toscana quindi, sapori di casa preparati con amore dallo staff a conduzione familiare e capitanato, come tradizione domestica vuole, dalla mamma.

Ad accompagnare l’assortimento di assaggi composto da crostini farciti, tortelli fritti e panzanella non mancano i sapori tipici degli affettati locali, dei funghi e del tartufo. Un accostamento sempre gradito è poi la pera con formaggio gorgonzola, un connubio di sapori eccezionale.

Etichette del territorio completano un pranzo pienamente soddisfacente.

E se pranzi qui chiedi di visitare la cantina, è sempre bello scoprire il cuore di questi luoghi.

Curiosare tra i ricordi al Piccolo Museo del Diario, cosa vedere a Pieve Santo Stefano
Curiosare tra i ricordi al Piccolo Museo del Diario, cosa vedere a Pieve Santo Stefano

Il Piccolo Museo del Diario

La più grande attrazione di Pieve Santo Stefano è di certo il Piccolo Museo del Diario, un archivio di diari scritti e memorie che oggi conta più di 10.000 diari lasciati qui dagli stessi autori, o dalle relative famiglie, per essere custoditi e spesso divenire piacevoli scoperte per i visitatori.

Inaugurato nel 2013 per ospitare l’Archivio Nazionale del Diario fondato da Saverio Tutino, questo luogo da spazio a testi autobiografici, raccolte epistolari, diari e scritture private tramite cui spesso ci si affaccia in spaccati temporali del nostro paese visti dagli occhi della gente comune.

Sono curiosi i brani tratti da alcuni dei testi (i diari vengono fatti ruotare in modo che non vi siano sempre gli stessi esposti) che giungono da ceti sociali differenti, ma che rivelano, a parte la differenza di linguaggio adottato, una comunanza di problemi e quotidianità che accomuna come un filo conduttore gli appartenenti alla stessa epoca. A tal proposito i diari sono stati disposti non in ordine alfabetico per autore, ma proprio seguendo fili tematici che possano accomunarli per argomento, periodo storico, stile narrativo.

Il tentativo di far conoscere il Piccolo Museo del Diario e portarlo fuori da queste mura ha fatto si che venissero creati dei marchingegni ambulanti simili a juke box che raccontano varie storie comprese nei diari del museo selezionando il rispettivo cd. Questi juke box della memoria sono in esposizione nella seconda sala del museo.

Colorito e pittoresco è poi il racconto di Rabito, cantoniere ragusano semi analfabeta che ha impresso i suoi ricordi utilizzando una macchina da scrivere ricevuta in regalo. La sua storia colpisce perché narra il secolo Novecento da un punto di vista popolare eppure tanto comune ad ognuno.

Ascoltare i ricordi di Rabito al Piccolo Museo del Diario, cosa vedere a Pieve Santo Stefano
Ascoltare i ricordi di Rabito al Piccolo Museo del Diario, cosa vedere a Pieve Santo Stefano

Il lenzuolo di Clelia Marchi

L’ultima sala è spesso la più suggestiva. In un ambiente scarsamente illuminato spicca la teca luminosa che protegge il Lenzuolo di Clelia Marchi, una tela che racchiude una grande storia di vita.

Clelia è una donna del popolo, nata e cresciuta in un’azienda agricola nel mantovano, luogo dove conosce il suo sposo, l’uomo con cui vivrà fino al suo decesso.

Rimasta vedova Clelia non riesce a darsi pace e comincia a riempire pagine e pagine di diario della storia della propria vita insieme al consorte.

Terminata la carta su cui scrivere e incapace di ritrovare il sonno, Clelia ha continuato a imprimere la sua storia sul lenzuolo del letto che per tanto tempo aveva condiviso con il suo amato.

La sua opera, inconsapevole, ci racconta uno spaccato di vita che sa emozionare, l’installazione del museo inoltre è molto suggestiva e nell’oscurità si vedono in penombra sei oggetti di uso comune nella vita di campagna.

Avvicinandosi a un oggetto una luce lo illumina e la voce di Clelia comincia a recitare un brano del diario/lenzuolo legato a tale oggetto.

La visita si conclude nella stessa sala che funge anche da ingresso dove, attorno a un grande tavolo, c’è la possibilità di sedersi e chiacchierare sull’esperienza vissuta.

Sono inoltre a disposizione delle cartoline del Piccolo Museo del Diario che possono essere compilate e indirizzate a chi più si desidera. Il museo si occuperà della spedizione.

Ora sai cosa vedere a Pieve Santo Stefano, se ti servono altre informazioni chiedimi pure e se visiterai il Piccolo Museo del Diario fammi sapere le tue impressioni.

Il Lenzuolo di Clelia Marchi al Piccolo Museo del Diario, cosa vedere a Pieve Santo Stefano
Il Lenzuolo di Clelia Marchi al Piccolo Museo del Diario, cosa vedere a Pieve Santo Stefano
About Gian Luca Sgaggero 544 Articoli

Aka Sphimm, travel blogger, web content writer e social media strategist, appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero in questo mondo che sempre più spesso somiglia ad un teatrino a misura di turista.
Non importa dove, come o quando, l’importante è esserci e vivere fino in fondo!
Mansione: fotografo e redattore blog, organizzatore e promotore viaggi estero.

2 Comments

  1. Ma a Pieve S. Stefano esistono altre cose che dimostrano la voglia del paese di dimenticare due gravi eventi: otre il passaggio del fronte durante il quale non fu bombardata, ma minata, trovandosi sulla Linea Gotica, nel 1855 una frana scesa dal Poggo di Belmonte chiuse il Tevere e fece del paese un grande lago. Quell’evento fu l’inizio della fine del paese. Oggi però non avete visto il Centro studi storici e ricerche archeologiche, la Mostra dela civiltà contadina “Dina Dini, la Biblioteca privata “Pannilunghi-Fontana” che due pensionati, a loro spese, hanno messo a disposizione del paese, degli sudenti e dei ricercatori; le poche cose che sono rimaste: il Santuario della Madona dei Lumi con le pitture dell’Ademollo, la Chiesa Collegiata con le Robbiane, il Tempietto del Colledestro di cui si trova traccia in un disegno di Piero dlla Francesca nel “De prospectiva pingendi”. Insomma vi tocca tornare e aggiornare il vostro blog!

    • Buongiorno Elda e grazie per questo commento, gli spunti suggeriti di certo completano una panoramica da me solo abbozzata. Il mio compito, spero, è quello di incuriosire nella visita del luogo e a Pieve Santo Stefano il Piccolo Museo del Diario è di certo una cosa unica che vale la pena venire a visitare. Non ho avuto tempo ne conoscenza, durante la mia visita, per venire a scoprire tutti gli altri luoghi elencati, ma questo vuol dire che avrò una buona ragione per tornare ancora 🙂 A presto quindi!

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*