Andare da Tarifa a Tangeri sembrava il modo perfetto per aggiungere un pizzico di avventura al nostro viaggio on the road in Spagna. Da alcuni giorni guardavamo la costa africana dall’altra parte dello Stretto di Gibilterra e la tentazione di attraversare quei pochi chilometri di mare era diventata irresistibile.
Era il 2012 e stavamo trascorrendo alcuni giorni a Tarifa.
Il terzo giorno scendemmo al porto con un’idea molto semplice: comprare due biglietti del traghetto e trascorrere la giornata a Tangeri, passeggiando liberamente tra medina, souk e strade della città.
Almeno, questo era ciò che pensavamo di avere acquistato.
Ci ritrovammo invece coinvolti in un tour organizzato che non avevamo consapevolmente scelto, tra spostamenti in pullman, soste commerciali e attività che non avremmo mai voluto fare.
Sono trascorsi molti anni da quella traversata e modalità di viaggio, compagnie, prezzi e procedure sono cambiate. Per questo, oltre a raccontarti cosa ci accadde, trovi anche le informazioni utili per capire come andare oggi da Tarifa a Tangeri.
Ma torniamo a quella mattina del 2012.
Noi eravamo convinti di avere comprato semplicemente due biglietti del traghetto.
Ci sbagliavamo.
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Da Tarifa a Tangeri: cosa ci accadde nel 2012
Scendemmo al porto di Tarifa convinti di dover acquistare semplicemente due biglietti di andata e ritorno per Tangeri.
Alla biglietteria ci dissero però che, viaggiando con la sola carta d’identità, avremmo dovuto prendere obbligatoriamente il traghetto di ritorno delle 13:00, ora marocchina. Il bigliettaio ci mostrò rapidamente la fotografia dell’imbarcazione, ci chiese se per noi andasse bene e non si dilungò molto nelle spiegazioni.
Noi pensammo che il problema fosse soltanto l’orario.
Avevamo comunque diverse ore davanti e ci sembravano sufficienti per avere un primo assaggio di Tangeri. Accettammo quindi e pagammo 118 euro in due, 59 euro a testa.
Solo più tardi avremmo capito che non avevamo acquistato ciò che pensavamo.
La traversata dello Stretto di Gibilterra
La partenza avvenne con circa mezz’ora di ritardo.
Salimmo a bordo entusiasti: stavamo attraversando lo Stretto di Gibilterra e davanti a noi c’era l’Africa, che da giorni osservavamo dalla costa di Tarifa.
La traversata, almeno nei nostri programmi, avrebbe dovuto essere piuttosto breve. Partimmo intorno alle 9:00 e arrivammo a Tangeri verso le 10:30 secondo l’orario spagnolo.
Sbrigate le formalità previste all’epoca, scendemmo dal traghetto pronti finalmente a raggiungere la città.
O almeno così credevamo.
Appena fuori ci fermarono e ci dissero che dovevamo salire su un pullman.
Noi non volevamo nessun pullman.
Provammo a spiegare che desideravamo visitare Tangeri autonomamente. Due addetti iniziarono a discutere tra loro in arabo finché arrivò un ragazzo che parlava spagnolo.
La risposta che ricevemmo fu molto semplice: per proseguire dovevamo salire sul bus.
Altrimenti saremmo dovuti tornare a Tarifa.
Il tour che non sapevamo di avere acquistato
Fu in quel momento che iniziammo a guardare con maggiore attenzione i nostri biglietti.
E finalmente capimmo.
Quello che avevamo pagato non era soltanto il traghetto di andata e ritorno. Nel prezzo era compresa anche la partecipazione a un tour organizzato con trasferimenti, diverse soste e pranzo.
Il problema non era il tour in sé.
Non sono mai stato contrario alle visite organizzate: ne ho fatte molte e possono essere un ottimo modo per conoscere una destinazione.
Il problema era non aver scelto consapevolmente di parteciparvi.
Noi eravamo scesi al porto quella mattina con l’idea di raggiungere Tangeri e perderci liberamente nella città. Improvvisamente ci trovavamo invece davanti a un programma già deciso da qualcun altro.
E non avevamo ancora visto niente.
La parte peggiore doveva cominciare.

Il tour organizzato a Tangeri che non avremmo scelto
Salimmo quindi sul pullman insieme agli altri partecipanti e iniziò quello che ci era stato presentato come un giro panoramico di Tangeri.
La prima sosta, però, ci lasciò immediatamente perplessi.
La sosta con cammelli e dromedari
Il pullman raggiunse una piazzola fuori città dove alcuni cammelli e dromedari erano tenuti a disposizione dei turisti.
L’attività consisteva semplicemente nel salire per pochi minuti sul dorso degli animali, percorrere un breve tratto e scattare la fotografia di rito.
Noi non partecipammo.
Già allora trovammo quella scena molto distante dal nostro modo di intendere il viaggio e oggi, a maggior ragione, non consiglieremmo un’esperienza che utilizza gli animali esclusivamente come attrazione per i turisti.
Rimanemmo quindi ad aspettare che terminasse la sosta.
Una decina di minuti più tardi risalimmo tutti sul pullman.
Finalmente nella medina di Tangeri
Durante il tragitto l’accompagnatore indicava al microfono edifici e viali della città, ma il pullman procedeva troppo velocemente perché riuscissimo realmente a capire cosa stavamo vedendo.
Finalmente ci fecero scendere nei pressi della medina di Tangeri.
Pensammo che da quel momento avremmo avuto un po’ di tempo libero per passeggiare tra le strade della città e ritrovarci successivamente in un punto concordato.
Non fu così.
Il gruppo doveva rimanere compatto e, ogni volta che provavamo ad allontanarci leggermente, qualcuno ci indicava la direzione da seguire.
A quel punto ci rassegnammo.
Eravamo a Tangeri e avremmo seguito il programma, sperando almeno di riuscire finalmente a vedere qualcosa della città che avevamo attraversato lo Stretto per conoscere.
Dal negozio di tappeti al bazar
Dopo aver percorso alcuni vicoli entrammo in uno stanzone con decine di tappeti appesi alle pareti.
Ci fecero sedere e iniziò una lunga presentazione dei diversi tipi di tappeti marocchini. Uno dopo l’altro venivano srotolati davanti al gruppo, accompagnati naturalmente dalla possibilità di acquistarli.
La spiegazione durò una ventina di minuti.
Scendemmo poi al piano inferiore, dove ci aspettava un bazar pieno di ceramiche, lampade in metallo, articoli in pelle e altri prodotti.
Non avevamo intenzione di comprare nulla e chiedemmo dove fosse l’uscita.
Ci venne risposto che avremmo dovuto aspettare ancora qualche minuto.
Fu probabilmente quello il momento in cui la nostra irritazione raggiunse il culmine.
Non perché ci trovassimo in un negozio di artigianato — souq e botteghe fanno parte della vita e della cultura di Tangeri — ma perché non avevamo scelto di dedicare così tanto del pochissimo tempo a nostra disposizione a delle soste commerciali.
Noi volevamo vedere Tangeri.
Invece avevamo la sensazione che Tangeri continuasse a passarci davanti senza che ci fosse realmente permesso di scoprirla.

Il pranzo organizzato e un’altra sorpresa
Terminata la sosta nel bazar, tornammo finalmente all’aria aperta.
La nostra speranza era che ci lasciassero almeno un po’ di tempo libero per esplorare Tangeri, ma il programma prevedeva un’altra tappa: il pranzo in un ristorante marocchino.
Entrammo quindi in un locale dove il gruppo venne sistemato su lunghe tavolate. Durante il pranzo alcuni musicisti accompagnavano il servizio con musica tradizionale.
Il menu comprendeva diverse portate: una zuppa di verdure, spiedini di carne, couscous con pollo e verdure e, per concludere, dolci accompagnati dal tradizionale tè alla menta.
Non fu certamente il pranzo migliore della nostra vita.
Alcuni piatti non incontrarono affatto i nostri gusti e ricordo che mangiammo soprattutto perché ormai eravamo lì e non avevamo alternative.
Questo, naturalmente, non dice nulla sulla cucina marocchina, che avremmo meritato di scoprire in tutt’altro modo. Il problema era ancora una volta la sensazione di non poter scegliere: né dove mangiare, né quanto tempo fermarci, né come utilizzare le poche ore che avevamo a disposizione a Tangeri.
Anche le bevande erano escluse dal pranzo e le pagammo separatamente.
Pensavamo almeno che, terminato il pasto, il programma fosse finalmente concluso.
Ci sbagliavamo ancora.
La visita alla “farmacia berbera”
Dal ristorante venimmo accompagnati in quella che ci fu presentata come una farmacia berbera.
Ci fecero accomodare e iniziò una lunga spiegazione dedicata a prodotti tradizionali e rimedi naturali: ricordo lo zafferano, l’argan, l’arnica e altri preparati che oggi, a distanza di tanti anni, non saprei più elencare con precisione.
All’inizio ascoltammo incuriositi.
Ben presto, però, capimmo che anche questa tappa aveva una forte componente commerciale.
Terminata la presentazione, i prodotti vennero mostrati nuovamente uno alla volta dando ai partecipanti la possibilità di acquistarli.
La visita durò circa quaranta minuti.
E per noi furono quaranta minuti particolarmente lunghi.
Non perché non fossimo interessati alle tradizioni locali, ma perché continuavamo a vedere consumarsi il tempo che avremmo voluto trascorrere camminando nella medina, osservando la città e scoprendo Tangeri con i nostri ritmi.
Quando uscimmo erano già circa le 12:15.
A quel punto non c’era più tempo per nulla.
Dovevamo tornare rapidamente al porto, completare le formalità previste per l’uscita dal Paese e raggiungere il traghetto che, secondo il programma che ci era stato assegnato, sarebbe ripartito alle 13:00.
La nostra giornata a Tangeri era praticamente finita.
E avevamo la sensazione di non avere realmente visto Tangeri.
Finalmente torniamo a Tarifa
Alle 13:00 ripartimmo per la Spagna.
Quando rimettemmo piede a Tarifa eravamo soprattutto delusi.
Avevamo attraversato lo Stretto immaginando una giornata tra le strade di Tangeri e ci eravamo ritrovati a seguire un programma che non avevamo scelto consapevolmente, trascorrendo buona parte del poco tempo disponibile tra pullman, soste commerciali, pranzo organizzato e un’attività con animali alla quale non volevamo partecipare.
A distanza di anni, però, farei una distinzione importante.
Il problema non era andare da Tarifa a Tangeri e nemmeno partecipare a un tour organizzato.
Il problema fu non aver capito chiaramente cosa stavamo acquistando.
Se avessimo scelto consapevolmente una visita guidata, conoscendo in anticipo programma, tempi e attività comprese, probabilmente avremmo vissuto quella giornata con aspettative completamente diverse.
E se avessimo potuto visitare Tangeri in autonomia, avremmo sicuramente costruito un itinerario molto più vicino al nostro modo di viaggiare.
Per questo non voglio che la nostra esperienza del 2012 diventi un invito a rinunciare alla traversata.
Oggi andare da Tarifa a Tangeri continua a essere un modo affascinante per passare in poco tempo dall’Europa all’Africa.
Bisogna semplicemente organizzarsi meglio di quanto facemmo noi.

Come andare da Tarifa a Tangeri oggi
La rotta collega il porto di Tarifa con Tanger Ville, il porto cittadino di Tangeri, particolarmente comodo perché permette di arrivare direttamente vicino al centro e alla medina.
La traversata viene attualmente indicata in circa un’ora, anche se tempi e operatività possono naturalmente variare in base alle condizioni del mare e del servizio.
Puoi quindi organizzare la giornata in due modi molto diversi: acquistare il traghetto e visitare Tangeri autonomamente, oppure scegliere fin dall’inizio un’escursione organizzata da Tarifa, sapendo esattamente cosa comprende.
Ed è una differenza che, dopo la nostra esperienza, considero fondamentale.
Documenti per andare da Tarifa a Tangeri
Se vuoi raggiungere il Marocco autonomamente, non basarti sulla nostra esperienza del 2012.
Le regole sui documenti possono cambiare e dipendono anche dalla cittadinanza e dalla tipologia di viaggio. Per i cittadini italiani, al momento della revisione di questo articolo, le indicazioni ufficiali riportano il passaporto in corso di validità come documento necessario per entrare in Marocco.
Alcune escursioni giornaliere organizzate possono prevedere condizioni specifiche, ma questo non significa che la carta d’identità sia generalmente sufficiente per entrare nel Paese.
Prima della partenza controlla quindi sempre i requisiti di ingresso aggiornati per il Marocco e le condizioni indicate dall’operatore con cui hai prenotato.
Meglio Tangeri in autonomia o con un tour?
Dipende soprattutto da come preferisci viaggiare.
Se ami muoverti liberamente, puoi acquistare il traghetto, arrivare a Tanger Ville e organizzare autonomamente la visita della città.
Se preferisci avere tutto organizzato prima della partenza, puoi prenotare un’escursione da Tarifa a Tangeri con traghetto, visita guidata e pranzo inclusi, controllando in anticipo il programma della giornata e sapendo esattamente quali attività sono previste.
Noi oggi non escluderemmo affatto un tour organizzato.
Faremmo però quello che non facemmo nel 2012: leggeremmo con attenzione il programma prima di prenotare, controllando durata, luoghi visitati, tempo libero, eventuali soste commerciali e attività comprese.
Soprattutto, eviterei qualsiasi proposta che includa passeggiate o fotografie a dorso di cammelli e dromedari.
La differenza non sta quindi necessariamente tra viaggio autonomo e tour organizzato.
Sta nel sapere prima che cosa stai acquistando.

Cosa vedere a Tangeri in un giorno
Se organizzassi oggi la stessa giornata, probabilmente sceglierei di attraversare lo Stretto autonomamente e dedicare il tempo a disposizione soprattutto al centro storico di Tangeri.
È esattamente quello che avremmo voluto fare nel 2012.
Arrivando a Tanger Ville sei già vicino alla città vecchia e puoi concentrarti sulla Medina e sulla Kasbah, passeggiando tra vicoli, mercati e piazze senza riempire necessariamente la giornata di spostamenti.
Tra i luoghi che inserirei in una prima visita ci sono il Grand Socco, grande punto di passaggio tra la città moderna e quella storica, il più raccolto Petit Socco, i mercati e naturalmente le strade della Medina.
Salendo verso la Kasbah puoi invece raggiungere la parte alta della città e affacciarti nuovamente sullo Stretto di Gibilterra, questa volta guardando verso la Spagna.
Con una sola giornata eviterei di voler vedere tutto.
Preferirei dedicare qualche ora alla città vecchia, fermarmi a mangiare qualcosa scegliendo liberamente il ristorante e lasciare anche un po’ di tempo per perdermi tra le strade.
In fondo era proprio quello che speravamo di fare noi.
Visitare Tangeri con una guida locale
C’è anche una soluzione intermedia tra il tour completo da Tarifa e la visita totalmente autonoma.
Puoi raggiungere Tangeri con il traghetto per conto tuo e prenotare una visita guidata della città, mantenendo così maggiore libertà nell’organizzazione della giornata.
È una formula che oggi prenderei seriamente in considerazione: una guida può aiutarti a comprendere meglio Medina e Kasbah senza necessariamente occupare l’intera giornata.
Se preferisci questa soluzione, puoi prenotare una visita guidata di Tangeri in italiano tra Medina, Kasbah, mercati e piazze della città, lasciandoti poi il resto della giornata libero per continuare la visita autonomamente.
Dormire a Tangeri: vale la pena fermarsi una notte?
Ripensando alla nostra esperienza, c’è un’altra scelta che oggi prenderei seriamente in considerazione: trascorrere almeno una notte a Tangeri.
Visitare la città in giornata da Tarifa è certamente possibile, ma significa dover costruire tutto intorno agli orari dei traghetti e lascia relativamente poco margine agli imprevisti.
Dormendo a Tangeri puoi invece vivere la città con maggiore calma, dedicare il pomeriggio alla Medina e alla Kasbah, fermarti a cena senza guardare continuamente l’orologio e ripartire per la Spagna il giorno successivo.
Per il nostro modo di viaggiare sarebbe stata probabilmente la soluzione migliore.
Avremmo potuto attraversare lo Stretto, lasciare i bagagli in hotel e iniziare a camminare senza un programma troppo rigido, scegliendo liberamente dove mangiare e quanto tempo dedicare ai diversi luoghi.
Se vuoi vivere soprattutto la parte storica della città, valuterei una sistemazione nella Medina o nelle sue immediate vicinanze. Qui trovi anche riad e guest house ricavati negli edifici tradizionali, una soluzione particolarmente interessante se vuoi aggiungere al soggiorno un’esperienza diversa dal classico hotel.
Se preferisci fermarti almeno una notte, puoi confrontare gli alloggi disponibili a Tangeri e scegliere una sistemazione comoda per visitare la Medina e il centro storico.
Una notte cambia completamente il ritmo della visita.
E, dopo la giornata che vivemmo noi nel 2012, credo che sia proprio il tempo per scoprire Tangeri con calma ciò che avremmo desiderato più di ogni altra cosa.
Nel nostro viaggio, invece, tornammo a dormire a Tarifa. Il giorno successivo avremmo proseguito lungo la costa per un’altra escursione oltreconfine, questa volta decisamente più fortunata: scopri cosa vedere a Gibilterra e il racconto della nostra giornata sulla Rocca.
Da Tarifa a Tangeri: lo rifaremmo?
Quando rimettemmo piede in Spagna, il nostro primo pensiero fu decisamente più semplice: trovare un locale a Tarifa e mangiare qualche tapas calda.
La nostra giornata a Tangeri era stata molto diversa da quella che avevamo immaginato.
Eravamo partiti pensando di attraversare lo Stretto, passeggiare nella Medina, perderci tra i mercati e assaggiare liberamente la cucina marocchina. Ci ritrovammo invece dentro un programma che non avevamo scelto consapevolmente, con pochissimo tempo per conoscere davvero la città.
Rifaremmo quella stessa esperienza? No.
Ma oggi tornerei volentieri a Tangeri.
Anzi, proprio perché quella giornata ci lasciò la sensazione di non avere realmente conosciuto la città, mi piacerebbe attraversare nuovamente lo Stretto e darle una seconda possibilità.
Questa volta partirei diversamente.
Controllerei con attenzione i documenti necessari, sceglierei prima se visitare Tangeri autonomamente o partecipare a un tour organizzato e leggerei nel dettaglio il programma di qualsiasi escursione prima di prenotarla.
Soprattutto eviterei attività che prevedono animali utilizzati come attrazione turistica e tour costruiti prevalentemente intorno a soste commerciali.
La lezione più importante che ci lasciò quella giornata del 2012 fu proprio questa: un tour organizzato non è necessariamente una cattiva scelta, ma devi sapere che cosa stai acquistando e scegliere consapevolmente come vuoi vivere la destinazione.
Se stai pensando di andare da Tarifa a Tangeri, quindi, la nostra esperienza non vuole convincerti a rinunciare.
Vuole semmai aiutarti a organizzare quella giornata meglio di quanto facemmo noi.
Perché noi attraversammo lo Stretto convinti di andare alla scoperta di Tangeri.
E tornammo in Spagna con una certezza: a Tangeri dovevamo ancora tornarci davvero.




Ciao, la comunicazione in merito alla tua trasferta da Tarifa a Tangeri mi ha allarmato; poiché vorrei fare Genova Tangeri med e, senza uscire dalla dogana, prendere il traghetto per Tarifa, lo stesso per il tragitto di ritorno, pensi che ci possano essere problemi?
Grazie per qualsiasi risposta
Aldo
Ciao Aldo e grazie per il commento. Se fai solamente scalo credo non vi siano problemi, il problema sussiste se sbarchi e esci dal porto, in quel caso devi avere il passaporto per non essere aggregato a questi tour acchiappa turisti. Facendo solo scalo e non uscendo dal porto non dovresti avere intoppi. Nel caso prova a chiedere bene alla autorità portuali, se vuoi stare tranquillo.
Fammi sapere com’è andato il viaggio e salutaci Tarifa!!! 🙂
Gian Luca
Mi dispiace per la vostra brutta esperienza! Per fortuna a noi è andata diversamente. Abbiamo avuto solo la scocciatura, appena scesi dal traghetto, di un insolente sedicente guida che ha voluto a tutti i costi scortarci per un’ora ma che un bel momento si è reso conto che non avrebbe guadagnato nulla ed è sparito dalla circolazione. Per quello che ti posso dire abbiamo pagato il biglietto A/R 67 euro a testa, e a noi avevano proposto per soli 69 euro a testa, quindi 2 euro in più del biglietto ciascuno, di inserirci in un tour, ma ci siamo rifiutati. Va detto che avevamo il passaporto, non so se sia stato questo ad essere dirimente oppure no.
A me Tangeri ha lasciato impressioni contrastanti: il bello dell’esotismo (mai stata in Marocco, per me è stato il primo impatto) e la stranezza della sporcizia, degli odori, del grandissimo casino. L’impressione anzi che ho avuto io è stata di una città ancora poco snaturata dal turismo. Evidentemente però ci sono realtà come quelle dei gruppi organizzati (a discapito dei turisti) che fanno tantissimo danno.
Ciao Marina e grazie per il tuo commento, penso proprio che a voi sia andata meglio perché il passaporto garantisce di poter girare in autonomia, sono lieto che nel tuo caso Tangeri abbia suscitato anche impressioni positive. Io non escludo di tornarci, ma di certo mi assicurerò di essere ben attrezzato! 🙂
Ciao, mi spiace informarti che l’unico modo per entrare in marocco con carta di identita’ e’ appunto quello di fare un tour organizzato con un numero minimo di partecipanti che trascorrono tutti assieme la giornata. Proprio per questo siete riusciti ad entrare, in caso contrario, se foste stati soli, non avreste potuto visitare la citta’ e antrare in Marocco in quanto non e’ paese membro della comunita’ europea…
Almeno lo sapete per la prossima volta.. 🙂
Ciao Vale! Ma io lo sapevo, infatti avevo il passaporto 😉 questo post serve proprio per mettere in guardia chi vuole aggregarsi a questi gruppi perché la visita è tutto fuorché un’esperienza piacevole!
Hehe… sono i rischi del mestiere! Ma speriamo che questa nostra disavventura possa esser di monito a coloro che desiderano vedere una Tangeri autentica e non artefatta, costruita in modo fasullo a misura di turista! 🙂
No Alpituors??? Aiaiaiaiiii… ^ __ ^