Il nostro diario di viaggio in Spagna racconta 16 giorni on the road attraverso Castilla-La Mancha, Andalusia e Murcia, seguendo un itinerario che ci ha portato da Madrid fino al sud della penisola e poi nuovamente verso la capitale.
Questo viaggio risale al 2012 e il diario nacque proprio mentre eravamo in Spagna: giorno dopo giorno raccontavamo ciò che avevamo visto, gli incontri, le deviazioni improvvisate, i luoghi che ci avevano sorpreso e anche quelli che ci avevano convinto meno.
Partimmo da Madrid con un’auto a noleggio e percorremmo circa 2.000 chilometri, facendo tappa a Consuegra, Cordoba, Siviglia, Cadiz, Tarifa, Tangeri, Gibilterra, Granada, Marchal, Orce, Caravaca de la Cruz e Cuenca. Restituita l’auto a Madrid, continuammo il viaggio con un’escursione in treno a Toledo e alcuni giorni dedicati alla capitale.
Molte cose sono cambiate da allora. Prezzi, locali, trasporti e modalità di visita riportati nel racconto appartengono quindi alla nostra esperienza di quel periodo e non devono essere considerati informazioni aggiornate.
Ho deciso però di non cancellarli dal diario: fanno parte del viaggio così come lo abbiamo vissuto.
Dove possibile troverai invece i collegamenti alle nostre guide più recenti dedicate alle singole destinazioni, con informazioni aggiornate e consigli per organizzare oggi lo stesso itinerario.
Sei pronto a partire con noi?
Il nostro itinerario: diario di viaggio in Spagna di 16 giorni
Il nostro viaggio in Spagna è durato 16 giorni, con circa 2.000 chilometri percorsi in auto tra Castilla-La Mancha, Andalusia e Murcia, prima di restituire la macchina a Madrid e proseguire con i mezzi pubblici.
Questo è stato il nostro itinerario giorno per giorno:
- Giorno 1: Madrid → Consuegra → Cordoba
- Giorno 2: Cordoba → Siviglia
- Giorno 3: Siviglia
- Giorno 4: Siviglia → Cadiz → Tarifa
- Giorno 5: Tarifa
- Giorno 6: Tarifa → Tangeri → Tarifa
- Giorno 7: Tarifa → Gibilterra → Tarifa
- Giorno 8: Tarifa → Granada
- Giorno 9: Granada e Alhambra
- Giorno 10: Granada → Marchal → Orce → Caravaca de la Cruz
- Giorno 11: Caravaca de la Cruz → Cuenca
- Giorno 12: Cuenca
- Giorno 13: Cuenca → Madrid
- Giorno 14: Madrid → Toledo → Madrid
- Giorno 15: Madrid
- Giorno 16: Madrid e rientro in Italia
Fu un itinerario costruito in parte prima della partenza e in parte seguendo ciò che incontravamo lungo la strada. Consuegra, Marchal e altre deviazioni nacquero proprio così, cambiando programma perché qualcosa aveva attirato la nostra attenzione.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti che ricordo con più piacere di quel viaggio.
Se stai organizzando un viaggio itinerante simile, tra spostamenti in auto, città diverse e possibili deviazioni fuori programma, può essere utile partire con una buona copertura. Calcola il costo dell’assicurazione per il tuo viaggio in Spagna e verifica quali garanzie sono più adatte al tuo itinerario.

Giorno 1 – Castilla-La Mancha: da Madrid a Consuegra e Cordoba
Partiamo alle 8:40 dall’aeroporto di Bergamo Orio al Serio e atterriamo puntuali a Madrid Barajas alle 11:00. È finalmente iniziato il nostro viaggio on the road in Spagna.
La prima cosa da fare è recuperare l’auto che ci accompagnerà per buona parte del viaggio.
Nel 2012 l’agenzia di noleggio che avevamo scelto non aveva un ufficio direttamente in aeroporto. Usciamo quindi dal terminal e aspettiamo una navetta che ci porta fino all’Hotel Auditorium, dove si trova l’ufficio.
Le procedure richiedono un po’ di tempo, ma alla fine ci consegnano una Volkswagen Polo bianca praticamente nuova: il contachilometri segna appena 597 chilometri.
Alla prima sosta la trasformiamo immediatamente nella nostra Sphimm’s Trip Car, decorandola con gli adesivi sulle portiere. Sphimm’s Trip, per chi non lo sapesse, era il vecchio nome di questo blog.
A quel punto possiamo davvero partire.
Se vuoi organizzare un viaggio on the road simile al nostro, confronta le soluzioni per noleggiare un’auto in Spagna, verificando sempre condizioni, coperture assicurative, franchigie ed eventuali costi aggiuntivi prima di prenotare.
Consuegra, prima tappa del nostro diario di viaggio in Spagna
La destinazione prevista per la sera è Cordoba, ma appena lasciata Madrid il paesaggio comincia a tentarci.
Le colline diventano sempre più aride e spoglie e, attraversando il cuore della Castilla-La Mancha, decidiamo di cambiare programma e concederci una deviazione.
Puntiamo verso Consuegra.
È una di quelle decisioni prese durante il viaggio che finiscono per regalarti alcuni dei ricordi più belli.
Sulle colline che dominano la cittadina compaiono infatti i suoi mulini a vento, bianchi e con le grandi pale di legno, inevitabilmente capaci di richiamare alla mente Don Chisciotte e Sancho Panza.
Passeggiamo tra i mulini e ci godiamo il panorama della Mancha prima di rimetterci in macchina.
Se vuoi fermarti qui durante un itinerario in Castilla-La Mancha, nella nostra guida trovi cosa vedere a Consuegra, dai mulini del Cerro Calderico al castello e al centro storico.

Arrivo a Cordoba nel nostro diario di viaggio in Spagna
Da Consuegra ci aspettano ancora circa 250 chilometri di strada verso sud.
Arriviamo a Cordoba in serata e, dopo una breve siesta, usciamo immediatamente alla scoperta della città.
Quasi senza rendercene conto ci ritroviamo nel dedalo di viuzze della Judería, il quartiere storico che circonda la Mezquita. È il nostro primo vero incontro con l’Andalusia e l’atmosfera cambia completamente rispetto ai paesaggi attraversati durante il giorno.
Per cena scegliamo naturalmente le tapas e poi continuiamo a passeggiare per un paio d’ore nel centro illuminato.
Siamo stanchi, ma la giornata successiva sarà interamente dedicata a Cordoba.
E abbiamo già capito che questo viaggio promette bene.

Giorno 2 – Diario di viaggio in Spagna: da Cordoba a Siviglia
La seconda giornata del nostro diario di viaggio in Spagna comincia tra le calle di Cordoba.
Al mattino raggiungiamo uno dei luoghi che aspettavamo maggiormente di vedere: la Mezquita di Cordoba.
Entrare al suo interno è uno dei momenti che ricordo meglio di questa parte del viaggio. La successione degli archi, le colonne e l’incontro tra architettura islamica e cristiana creano un ambiente capace di lasciarci letteralmente senza fiato.
Dopo uno spuntino a base di tapas proseguiamo verso l’Alcázar de los Reyes Cristianos.
Anche qui rimaniamo affascinati dall’edificio, ma sono soprattutto i suoi giardini a conquistarci. Dopo aver camminato per tutta la mattina, ritrovarsi tra fontane, vasche, alberi e angoli ombreggiati trasmette una sensazione di pace difficile da spiegare.
Cordoba meriterebbe sicuramente più tempo, ma il nostro viaggio deve continuare.
Se stai organizzando una tappa in città, nella nostra guida dedicata trovi cosa vedere a Cordoba, con i luoghi da non perdere e i consigli per organizzare la visita.
Siviglia nel nostro diario di viaggio in Spagna
Verso metà pomeriggio rimettiamo i bagagli in macchina e riprendiamo la strada verso sud.
Circa un’ora e mezza più tardi arriviamo a Siviglia.
Il primo impatto alla guida non è dei più rilassanti: tra grandi viali, sensi di marcia e zone a traffico limitato impieghiamo un po’ a orientarci e a trovare parcheggio.
Il nostro hotel è lo Zaida, prenotato online all’ultimo momento. Nel 2012 si rivelò una sistemazione semplice, pulita e soprattutto comoda per raggiungere a piedi il centro. Sistemati i bagagli, però, non abbiamo alcuna intenzione di restare in camera.
Abbiamo appena scoperto una coincidenza piuttosto divertente: Mara, la mia migliore amica, è arrivata quella stessa mattina a Siviglia da Bologna, insieme alla sua amica Veronica.
Decidiamo di incontrarci verso le 18:00 a Plaza de España.

Il primo incontro con Plaza de España
Arriviamo in piazza cercando Mara e Veronica e, prima ancora di trovarle, rimaniamo completamente rapiti da ciò che abbiamo davanti.
Plaza de España è una sorpresa.
L’enorme struttura semicircolare abbraccia la piazza, mentre ponticelli decorati con ceramiche attraversano il canale che corre davanti all’edificio. Al centro domina la grande fontana e tutt’intorno il Parque de María Luisa aggiunge ancora più verde alla scena.
Con il caldo del pomeriggio basta avvicinarsi alla fontana per sentire sulla pelle le goccioline d’acqua trasportate dal vento.
Alla fine troviamo anche Mara e conosciamo Veronica.
Da quel momento la serata prende una piega decisamente meno turistica.
Ci spostiamo verso il centro e ci fermiamo alla Cervecería La Catedral per quello che dovrebbe essere soltanto un aperitivo. Tra tapas, sangria e chiacchiere, però, l’aperitivo finisce inevitabilmente per trasformarsi nella nostra cena.
Quando rientriamo in hotel siamo stanchi, allegri e già conquistati da Siviglia.
Domani le dedicheremo l’intera giornata.

Giorno 3 – Andalusia: Siviglia
Dopo il primo assaggio della sera precedente, oggi possiamo finalmente dedicare l’intera giornata a Siviglia.
La città ci piace molto, anche se personalmente continuo ad avere un debole per i centri più piccoli, quelli in cui puoi perderti tra vicoli stretti e piazzette senza seguire necessariamente un itinerario.
Siviglia, però, ha carattere da vendere.
Dalla Cattedrale alla Giralda
Cominciamo dalla Cattedrale di Siviglia.
Le sue dimensioni sono impressionanti, ma devo ammettere che durante la nostra visita gli interni ci colpiscono meno di quanto ci aspettassimo. Li troviamo piuttosto spogli rispetto alla maestosità dell’edificio.
La vera sorpresa arriva salendo sulla Giralda.
Dall’alto la vista ripaga completamente la salita e ci permette di osservare Siviglia da una prospettiva diversa, con i tetti della città che si estendono tutt’intorno.
Poco dopo raggiungiamo il Real Alcázar e qui la nostra reazione cambia completamente.
Gli ambienti riccamente decorati sono magnifici, ma ancora una volta sono i giardini a conquistarci. Con il caldo andaluso passeggiare all’ombra degli alberi, tra fontane e vegetazione, diventa anche un piacevolissimo momento di tregua.
Se stai preparando il tuo viaggio, nella nostra guida trovi cosa vedere a Siviglia in 3 giorni, con un itinerario che comprende i luoghi principali della città e i quartieri da non perdere.
Di nuovo a Plaza de España
Siamo rimasti talmente affascinati da Plaza de España la sera precedente che decidiamo di tornarci.
E facciamo bene.
La percorriamo nuovamente con calma e poi continuiamo attraverso il Parque de María Luisa, fino a raggiungere le sponde del Guadalquivir.
Seguiamo il fiume in direzione della Torre del Oro e, dopo parecchi chilometri a piedi sotto il sole, arriva il momento di una siesta.
Ci fermiamo sulla aguaterraza Pedalquivir, un locale sul fiume dove possiamo finalmente sederci, bere qualcosa di fresco e stuzzicare qualche tapas.
Da Triana al Barrio de Santa Cruz
Più tardi attraversiamo il Guadalquivir e raggiungiamo Triana.
I locali stanno iniziando ad animarsi e noi ci concediamo un mojito prima di tornare verso il centro.
La giornata termina nel Barrio de Santa Cruz, proprio in quell’intrico di calle che tanto mi piace. Qui troviamo cervecerías e tabernas praticamente a ogni angolo e scegliere dove fermarsi per cena diventa il problema più piacevole della serata.
Siviglia ci ha conquistati.
Domani, però, riprendiamo la macchina.
Ci aspetta la costa atlantica dell’Andalusia.

Giorno 4 – Andalusia: da Siviglia a Cadiz e Tarifa
Lasciamo Siviglia e riprendiamo il nostro viaggio verso sud.
La prima destinazione della giornata è Cadiz, città protesa nell’Atlantico su una stretta lingua di terra e una delle tappe che avevamo previsto lungo il nostro itinerario in Andalusia.
Arriviamo pensando di fermarci anche per la notte.
Le cose, però, andranno diversamente.
Cadiz nel nostro diario di viaggio in Spagna
Il centro storico ci regala vicoli animati, piccole piazze e scorci interessanti, ma durante quella visita del 2012 Cadiz non riesce a conquistarci.
È domenica, molti negozi sono chiusi e alcune zone della città ci appaiono poco curate. Anche i giardini e alcuni tratti delle antiche mura ci lasciano una sensazione diversa da quella che ci aspettavamo.
Dopo circa quattro ore trascorse a passeggiare per il centro decidiamo quindi di cambiare nuovamente programma.
Non è una sentenza sulla città, ma semplicemente ciò che provammo quel giorno.
Negli anni ho imparato che una destinazione può cambiare molto a seconda del momento in cui la incontri, del tempo che le dedichi e perfino delle aspettative con cui arrivi.
Per questo, se stai pensando di visitarla, ti consiglio di leggere la nostra guida su cosa vedere a Cadiz, dove trovi un racconto più completo della città, dal centro storico alla Cattedrale, da Torre Tavira al Teatro Romano fino alla spiaggia de La Caleta.
Noi, invece, rimontiamo in macchina.
Destinazione Tarifa.

Tarifa nel nostro diario di viaggio in Spagna
Continuiamo a seguire la costa verso sud e il paesaggio cambia nuovamente.
Prima di raggiungere Tarifa iniziano a comparire lunghe spiagge affacciate sull’Atlantico, mentre il vento diventa una presenza sempre più evidente.
Quando finalmente arriviamo, troviamo una cittadina molto più semplice di Cadiz, ma capace di farci sentire immediatamente a nostro agio.
La decisione è quasi immediata: resteremo qui quattro giorni.
Troviamo un piccolo appartamento e iniziamo a esplorare la città.
Tarifa fonde due anime diverse. Da una parte c’è il centro storico racchiuso dalle mura, con le sue viuzze strette e intricate; dall’altra il porto, il lungomare e le grandi spiagge battute dal vento.
Ci basta una prima passeggiata per capire che qui l’atmosfera è completamente diversa.
La nostra prima sera a Tarifa
Entriamo nel centro storico e ci perdiamo volentieri tra le sue calle.
Passiamo davanti alla chiesa di San Mateo, attraversiamo piazzette animate da locali e negozi e poi ci spostiamo verso il mare.
Per l’aperitivo ci fermiamo al Bar Blanco, dove assistiamo a una produzione quasi industriale di mojito: dietro il bancone sembrano prepararne decine alla volta.
Ovviamente dobbiamo provarne uno.
Più tardi andiamo a cena da La Olla, vicino al porto, attratti da una paella che avevamo visto passare durante la ricerca dell’alloggio.
Il risultato non ci entusiasma quanto speravamo e, del resto, siamo ben lontani da Valencia, terra d’origine della paella.
Ma poco importa.
Tarifa ci è piaciuta fin dal primo momento e abbiamo ancora diversi giorni per scoprirla.
Domani, finalmente, rallentiamo il ritmo.

Giorno 5 – Diario di viaggio in Spagna: Tarifa
Oggi ce la prendiamo con calma.
Dopo diversi giorni trascorsi tra auto, città e monumenti, una giornata più lenta ce la siamo meritata.
Ci svegliamo in tarda mattinata e, dopo colazione, torniamo a passeggiare tra le vie di Tarifa. Al mattino il centro è molto più tranquillo rispetto alla sera e possiamo goderci meglio quelle stradine strette e acciottolate che mi sono piaciute fin dal nostro arrivo.
Le mura di Tarifa e Isla de las Palomas
Arrivati nei pressi delle torri delle antiche mura ci accorgiamo che l’ingresso è aperto.
Nel 2012 era possibile accedere pagando pochi euro e decidiamo quindi di entrare.
Una parte della fortificazione è chiusa per lavori di recupero e restauro, ma possiamo comunque camminare lungo le mura e osservare dall’alto il porto e le scogliere.
Terminata la visita continuiamo a seguire la costa, superiamo il porto e raggiungiamo Isla de las Palomas, il punto in cui Atlantico e Mediterraneo sembrano incontrarsi davanti ai nostri occhi.
Dall’altra parte dello Stretto distinguiamo le coste del Marocco.
Noi speriamo soprattutto di poterci avvicinare al faro che vediamo in lontananza, ma troviamo l’accesso sbarrato dalle cancellate. Nel 2012 l’isola era infatti occupata da installazioni militari e non possiamo proseguire.
Poco male.
Abbiamo davanti chilometri di spiaggia.
A piedi sulla Playa de los Lances
Cambiamo direzione e cominciamo a camminare verso nord lungo la Playa de los Lances.
Via le scarpe.
Per circa due ore procediamo a piedi nudi sul bagnasciuga, accompagnati dal vento e dalle onde dell’Atlantico.
La spiaggia sembra non finire mai.
In lontananza vediamo le grandi dune verso Valdevaqueros, ma noi arriviamo più o meno a metà percorso prima di decidere che può bastare.
Ci fermiamo sulla sabbia per mangiare qualcosa e goderci finalmente un po’ di sole.
L’idea di fare il bagno dura invece pochissimo.
L’acqua dell’Atlantico è gelida.
Dopo circa un’ora di siesta riprendiamo la strada verso Tarifa. Il caldo e la lunga camminata hanno però lasciato il segno e una volta rientrati in paese troviamo una soluzione molto più efficace dell’acqua dell’oceano: un bel boccale di sangria.
Continuiamo quindi a perderci ancora un po’ tra le viuzze del centro prima di rientrare per una doccia.
Se vuoi organizzare la visita con informazioni più aggiornate rispetto a questo diario del 2012, trovi tutto nella nostra guida dedicata a cosa vedere a Tarifa.
Una serata di tapas a Tarifa
Per cena decidiamo di continuare la nostra personale esplorazione della cucina locale.
Seguendo una calle che costeggia le mura arriviamo nei pressi della Torre di Guzmán el Bueno e ci fermiamo al Tapaboca, un locale che propone tapas preparate con prodotti della zona.
Finalmente troviamo anche le tanto cercate patatas bravas, accompagnate da un ottimo pulpo a la gallega.
Continuiamo con pesce spada della baia di Cadiz e tonno di almadraba di Tarifa, tutto rigorosamente in versione tapas.
È una di quelle cene semplici che finiscono per diventare parte del ricordo di una destinazione.
Anche il caffè espresso ci sorprende: probabilmente il migliore bevuto fino a questo momento durante il viaggio.
Usciamo soddisfatti e facciamo ancora qualche passo tra le calle prima di rientrare.
Doveva essere soltanto una tappa del nostro viaggio attraverso l’Andalusia, ma Tarifa continua a piacerci sempre di più.
Tarifa… quasi quasi ci si trasferisce qui!

Giorno 6 – Andalusia e Marocco: da Tarifa a Tangeri
Da due giorni guardiamo l’altra sponda dello Stretto di Gibilterra.
Stamattina ci svegliamo presto e decidiamo che è arrivato il momento di smettere di osservarla da lontano.
Scendiamo al porto di Tarifa e compriamo due biglietti per Tangeri.
L’idea ci entusiasma: attraversare lo Stretto, mettere piede in Africa e trascorrere qualche ora tra souk, spezie e cucina marocchina. Nella nostra testa sembra il fuori programma perfetto da aggiungere a questo viaggio.
Peccato che le cose non vadano esattamente così.
Tangeri, il fuori programma del nostro diario di viaggio in Spagna
Quella che immaginiamo come una piacevole escursione in Marocco si trasforma infatti in una delle giornate più assurde dell’intero viaggio.
Tra documenti, incomprensioni e una serie di situazioni che non avevamo previsto, Tangeri finisce per lasciarci un ricordo molto diverso da quello che speravamo.
Non voglio però condensare qui tutta la storia, perché merita di essere raccontata dall’inizio alla fine.
Se stai pensando di fare la stessa traversata, leggi come andare da Tarifa a Tangeri in traghetto e cosa ci accadde durante la nostra escursione del 2012. Nell’articolo trovi anche le informazioni utili per organizzare oggi la giornata ed evitare gli errori che commettemmo noi.
Una cosa è certa: dopo quell’esperienza tornammo in Spagna con la sensazione di non aver conosciuto davvero Tangeri.
E infatti, ancora oggi, considero quella città una storia rimasta in sospeso.
Ritorno a Tarifa
Dopo la disavventura marocchina rientriamo a Tarifa e decidiamo che almeno la cena dovrà risollevare la giornata.
Questa volta vogliamo trovare qualcosa di semplice e soprattutto frequentato dalla gente del posto.
Passeggiando tra piazzette e ristoranti arriviamo al mercato coperto. Tra i vari banchi ci attira un locale spartano dove vediamo seduti diversi abitanti di Tarifa.
Per noi è un ottimo segnale.
Ci sediamo e poco dopo arrivano olive, vino e due grandi piatti: calamari fritti e puntillitas.
Finalmente una scelta azzeccata.
La cena ci conquista e, dopo la giornata trascorsa a Tangeri, tornare tra le calle di Tarifa ci fa quasi sentire a casa.
Domani, però, il vento cambierà ancora una volta i nostri programmi.

Giorno 7 – Andalusia: escursione a Gibilterra
Al risveglio Tarifa ci accoglie con il rumore del vento.
Sapevamo di essere in uno dei paradisi europei degli sport acquatici, ma questa mattina le raffiche sono davvero fortissime. Dopo colazione ci basta guardare il mare per capire che i programmi della giornata devono cambiare.
Quindi?
Mettiamo in moto la macchina e partiamo.
Seguiamo la costa mediterranea passando tra decine di pale eoliche e, sotto un cielo carico di nuvole, scendiamo verso Algeciras.
La nostra destinazione è poco più avanti.
Gibilterra.
Gibilterra nel nostro diario di viaggio in Spagna
Arriviamo a La Línea de la Concepción e troviamo una lunga coda di veicoli diretti verso la frontiera.
Dopo quasi un’ora decidiamo di cambiare strategia: lasciamo la macchina sul lato spagnolo e attraversiamo il confine a piedi.
Una scelta che, quel giorno, si rivelerà azzeccata.
Poco dopo ci aspetta una delle immagini più curiose della giornata: per entrare a Gibilterra dobbiamo attraversare la pista dell’aeroporto.
Nel 2012 pedoni e automobili percorrevano lo stesso attraversamento e, quando un aereo doveva decollare o atterrare, le sbarre si abbassavano proprio come a un passaggio a livello.
Non avevo mai visto nulla del genere.
Entrati in città troviamo cabine telefoniche rosse, cassette della posta dello stesso colore e insegne che ci ricordano immediatamente il Regno Unito.
Eppure siamo circondati dal Mediterraneo.
Passeggiamo lungo Main Street, ci spingiamo fino alla zona del Trafalgar Cemetery e, naturalmente, per pranzo scegliamo fish and chips.
Ma sopra le nostre teste continua a incombere qualcosa che attira lo sguardo fin dal nostro arrivo.
La Rocca.
Sulla Rocca di Gibilterra
Dopo pranzo decidiamo di salire.
Durante il nostro viaggio del 2012 utilizziamo la funivia e, man mano che guadagniamo quota, il panorama diventa sempre più spettacolare.
Dall’alto possiamo osservare Gibilterra, la costa spagnola, il mare e lo Stretto.
Poi arrivano loro.
Le bertucce di Gibilterra.
Vivono libere sulla Rocca e sembrano osservare i visitatori con la stessa curiosità con cui noi osserviamo loro. Manteniamo le distanze e continuiamo a seguire i sentieri che attraversano la vegetazione e le antiche fortificazioni.
Raggiungiamo vecchie postazioni militari, percorriamo gradinate e camminamenti e ci fermiamo più volte davanti ai panorami sullo Stretto.
Alla fine decidiamo persino di scendere dalla Rocca a piedi, seguendo i sentieri invece di riprendere la funivia.
Quando torniamo verso il centro ci accorgiamo che si è fatto tardi.
Raggiungiamo la frontiera proprio mentre un aereo sta per atterrare e dobbiamo nuovamente aspettare davanti alle sbarre. Quando finalmente si rialzano attraversiamo la pista e torniamo in Spagna.
Arriviamo alla macchina stanchi, ma entusiasti.
Se vuoi organizzare oggi la stessa escursione, nella nostra guida trovi cosa vedere a Gibilterra, come raggiungere la Rocca, cosa visitare nella Nature Reserve e come organizzare una giornata sul territorio.
Per noi non ci sono dubbi.
Gibilterra è stata una delle sorprese più belle di questo viaggio.

Giorno 8 – Diario di viaggio in Spagna: da Tarifa a Granada
Lasciamo Tarifa e riprendiamo il nostro viaggio on the road in Spagna dirigendoci verso una delle città che aspettavamo maggiormente di vedere.
Ad accoglierci troviamo però qualcosa di decisamente meno romantico.
Quaranta gradi all’ombra.
Le strade sembrano infuocate, le piazze delle graticole e chiunque incontriamo cerca un po’ di refrigerio.
Dopo esserci sistemati iniziamo a esplorare il centro senza un itinerario preciso, cercando istintivamente le strade più strette e ombreggiate per proteggerci dal sole.
Arriviamo così nei pressi della Cattedrale di Granada.
Di fronte troviamo due locali e decidiamo di fermarci alla Cafetería Riffenia. Qui scopriamo una bevanda che, in quel momento, ci sembra quasi provvidenziale: la limonada de la casa, servita con ghiaccio e menta.
Fresca, analcolica e soprattutto dissetante.
Esattamente quello di cui abbiamo bisogno.
Per oggi non abbiamo intenzione di correre da un monumento all’altro. Preferiamo prendere confidenza con Granada, passeggiare per il centro e soprattutto abituarci al caldo.
Anche perché domani la sveglia suonerà molto presto.
Ci aspetta uno dei luoghi simbolo dell’intero viaggio.
L’Alhambra.

Giorno 9 – Andalusia: Granada e Alhambra
La sveglia suona alle 6:30.
Dopo la serata trascorsa a prendere confidenza con Granada, oggi non possiamo permetterci di dormire: vogliamo visitare l’Alhambra.
Nel 2012 ci avevano consigliato di raggiungere l’ingresso molto presto e decidiamo quindi di seguire il suggerimento.
La levataccia viene ampiamente ripagata.
L’Alhambra è uno di quei luoghi capaci di trasformare una semplice visita in uno dei ricordi più forti di un viaggio. Palazzi, cortili, decorazioni, acqua e giardini si susseguono mentre continuiamo a esplorare il complesso per buona parte della giornata.
Ho dedicato un articolo specifico a questa esperienza: se vuoi approfondire, puoi leggere la nostra guida per visitare l’Alhambra di Granada, con le informazioni utili per organizzare oggi la visita. Se hai già deciso la data, ti consiglio invece di controllare subito biglietti e visite guidate disponibili per l’Alhambra.
Di nuovo nel centro di Granada
Nel primo pomeriggio il caldo comincia nuovamente a farsi sentire.
Torniamo verso il centro e ci concediamo una pausa davanti a qualche tapas e a una limonata fresca.
Ma non abbiamo ancora finito.
Raggiungiamo la Cattedrale di Granada e decidiamo di entrare.
Se il giorno precedente l’avevamo soltanto incontrata durante la nostra passeggiata, oggi possiamo finalmente scoprirne l’interno.
Le grandi colonne e le volte chiare ci sorprendono più di quanto ci aspettassimo, mentre l’area dell’altare e della cupola, riccamente decorata, cattura immediatamente il nostro sguardo.
E c’è anche un vantaggio molto più pratico.
Dentro si sta finalmente al fresco.
Quando torniamo nelle strade di Granada siamo ormai stremati. Dopo la sveglia all’alba, le ore trascorse all’Alhambra e il caldo del pomeriggio, decidiamo che abbiamo ampiamente meritato una siesta.
Domani lasceremo la città e torneremo sulla strada.
Senza sapere che una semplice indicazione lungo il percorso ci porterà a scoprire uno dei luoghi più curiosi dell’intero viaggio.

Giorno 10 – Diario di viaggio in Spagna: da Granada alla Murcia
Ci svegliamo piuttosto stanchi.
La nostra camera sulla Gran Vía di Granada, con il continuo passaggio di auto, moto, autobus e furgoni, non è stata esattamente il luogo ideale per riposare.
Prepariamo comunque i bagagli, facciamo colazione e rimettiamo in moto la nostra Sphimm’s Trip Car.
Lasciamo Granada e puntiamo verso l’entroterra.
Il paesaggio cambia rapidamente. Intorno a noi si susseguono colline aride, campi ingialliti dal sole e grandi distese di terra rossastra. In lontananza continuiamo a vedere i profili della Sierra Nevada.
Saliamo anche parecchio di quota e lungo la strada incontriamo cartelli che invitano a prestare attenzione alla neve durante l’inverno.
Con l’asfalto bollente sotto le ruote e il caldo di agosto facciamo quasi fatica a immaginare questo stesso paesaggio coperto di bianco.
Poi un cartello attira la nostra attenzione.
“Ciudad troglodita – Monumento natural”.
Ovviamente deviamo.

Marchal, una sorpresa del nostro diario di viaggio in Spagna
Dopo pochi chilometri arriviamo a Marchal.
A prima vista sembra semplicemente un piccolo paese dell’entroterra. Parcheggiamo vicino alla chiesa e cominciamo a risalire a piedi i vicoli acciottolati.
In giro non c’è quasi nessuno.
Le strade salgono lungo un pendio dalle forme particolari, quasi fossimo entrati in un piccolo canyon.
Poi iniziamo a capire.
Alcune delle case che vediamo hanno apparentemente soltanto una facciata: il resto dell’abitazione si sviluppa direttamente all’interno della roccia.
In altri punti sono i comignoli bianchi che spuntano dal terreno a tradire la presenza delle abitazioni sottostanti.
Non avevamo programmato di fermarci qui e probabilmente è proprio questo a rendere Marchal ancora più sorprendente.
Siamo arrivati seguendo semplicemente un cartello incontrato lungo la strada.
Ed è una delle deviazioni che ricordo meglio di questo viaggio.
Una deviazione a Orce… praticamente per niente
Ripartiamo.
Poco dopo ci accorgiamo che le abitazioni scavate nel terreno non sono una particolarità esclusiva di Marchal e ne incontriamo altre lungo il percorso, anche se l’effetto ci sembra meno suggestivo.
Quasi al confine con la Murcia, un altro cartello riesce però ad attirare la nostra attenzione.
Questa volta indica Orce e quello che viene presentato come un importante insediamento preistorico.
La curiosità vince nuovamente.
Usciamo dall’autovia e percorriamo alcuni chilometri fino al paese.
Orce è anche piuttosto pittoresca, ma continuiamo a seguire le indicazioni archeologiche senza riuscire a trovare qualcosa che ci convinca davvero a fermarci.
Alla fine la strada ci riporta praticamente sull’autovia.
Ci guardiamo.
Abbiamo fatto una deviazione quasi per niente.
Non tutte le improvvisazioni possono regalare una Marchal.
Caravaca de la Cruz nel nostro diario di viaggio in Spagna
Verso le 14:00 raggiungiamo Caravaca de la Cruz, nella regione di Murcia.
Avevamo deciso di inserirla nell’itinerario dopo aver sentito parlare della particolare Croce di Caravaca, caratterizzata dalle due braccia orizzontali, e del ruolo religioso della città.
Questa notte dormiremo addirittura in un monastero.
Lasciamo i bagagli e usciamo subito alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Raggiungiamo una piccola piazza delimitata da un arco delle antiche mura e ci fermiamo al ristorante El Arco, dove pranziamo con alcune tapas.
Il Santuario aprirà soltanto più tardi e quindi non abbiamo nessuna fretta.
Il Castillo e il Santuario della Vera Cruz
Verso le 17:00 iniziamo a salire lungo i ripidi viottoli e le gradinate che conducono verso la parte alta di Caravaca.
Raggiungiamo il Castillo, l’antica fortezza all’interno delle cui mura si trova il complesso del Santuario.
Su una delle torri dei vecchi bastioni svetta la Croce di Caravaca.
Entriamo nella chiesa.
L’interno è piuttosto semplice, ma l’atmosfera ci colpisce molto più di quanto ci aspettassimo. C’è qualcosa di raccolto e silenzioso che ci fa percepire chiaramente l’importanza religiosa del luogo.
Visitiamo con calma anche gli spazi del complesso e il museo.
Non siamo arrivati a Caravaca per fede o per pellegrinaggio, eppure questo luogo riesce ugualmente a trasmetterci una particolare sensazione di raccoglimento.
Una città quasi deserta
Terminata la visita torniamo verso il paese e facciamo una deviazione fino alla Plaza de Toros.
Continuiamo poi a camminare per le strade di Caravaca.
Ed è qui che la città comincia a lasciarci una sensazione strana.
Vediamo numerosi negozi chiusi, locali vuoti, case in vendita o in affitto. Le piazze sono quasi deserte e lungo alcune vie non incontriamo praticamente nessuno.
Nel pieno della crisi economica spagnola, noi interpretiamo quel silenzio anche come uno dei suoi effetti, anche se probabilmente il periodo delle ferie contribuisce a rendere tutto ancora più deserto.
A un certo punto gli unici segni di vita sono alcuni bambini che giocano in un vicolo.
Dopo le città vivaci incontrate nei giorni precedenti, il contrasto è fortissimo.
Caravaca ci sembra quasi una città fantasma.
Torniamo lentamente verso il monastero.
Il caldo continua a essere feroce e ci concediamo una granita fresca presa a un chiosco della piazza prima di rientrare.
Questa mattina eravamo partiti da Granada senza sapere esattamente cosa ci avrebbe riservato la giornata.
Abbiamo trovato un paese scavato nella roccia, fatto una deviazione quasi inutile verso Orce e concluso la giornata in un monastero, in una città che sembra appartenere a un altro mondo.
Domani ci aspetta un’altra lunga tappa.
Si torna verso la Castilla-La Mancha, direzione Cuenca.

Giorno 11 – Castilla-La Mancha: da Caravaca de la Cruz a Cuenca
Dopo la nostra particolare tappa a Caravaca de la Cruz riprendiamo il viaggio verso nord.
Ci aspetta un’altra lunga giornata sulla strada.
Man mano che ci allontaniamo dai territori più aridi incontrati nei giorni precedenti, il paesaggio comincia lentamente a cambiare.
Le colline brulle lasciano spazio a campi coltivati, uliveti e distese sempre più verdi. Dopo tanti giorni trascorsi sotto il sole dell’Andalusia, quasi ci sorprende vedere nuovamente tanta vegetazione.
Seguiamo l’autovia fino a superare Albacete, poi lasciamo le grandi strade e ci addentriamo nella Castilla-La Mancha in direzione di Cuenca.
Anche qui il paesaggio continua a trasformarsi.
Vediamo piantagioni di pesche, vigneti e vallate attraversate dai torrenti, mentre sui pendii cominciano a comparire le pinete.
È una Spagna completamente diversa da quella che abbiamo attraversato soltanto pochi giorni fa.
Cuenca nel nostro diario di viaggio in Spagna
Arriviamo a Cuenca nel primo pomeriggio.
Il primo impatto, però, non è quello che ci aspettavamo.
La parte moderna della città occupa il fondovalle e, vista da qui, Cuenca sembra una normale città spagnola.
Poi alziamo lo sguardo.
In alto, sopra una formazione rocciosa, appare il centro storico.
La prima cosa che mi viene in mente è casa.
Mi ricorda un po’ Biella, con il Piazzo che domina dall’alto la città moderna.
Lasciamo i bagagli nella nostra piccola stanza e ne usciamo quasi immediatamente. L’alloggio è talmente minuscolo che abbiamo poca voglia di trascorrerci più tempo del necessario.
Prima, però, dobbiamo mangiare.
Dopo qualche ricerca ci fermiamo in una cervecería vicino a un giardino. Il pranzo non ci lascia particolari ricordi, ma possiamo finalmente sederci all’ombra con una birra fresca.
E scopriamo un’altra piacevole differenza rispetto all’Andalusia.
Fa caldo anche qui, ma all’ombra si respira.
C’è persino un po’ di vento.
La lunga salita verso la città vecchia
Dopo pranzo decidiamo di raggiungere a piedi il centro storico.
Quelli che immaginiamo essere “due passi” diventano circa tre chilometri, buona parte dei quali in salita.
A un certo punto cominciamo seriamente a chiederci se non sia meglio rimandare tutto al giorno successivo.
Ma ormai siamo qui.
Continuiamo.
Quando finalmente raggiungiamo Plaza Mayor, la prima cosa che facciamo non è guardare la cattedrale.
Cerchiamo dell’acqua.
Solo dopo esserci ripresi cominciamo davvero a osservare ciò che abbiamo intorno.

Plaza Mayor e la Cattedrale di Cuenca
Sulla piazza domina la Cattedrale di Cuenca, con la sua facciata chiara illuminata dal sole.
Accanto si susseguono case tradizionali dalle facciate colorate, mentre su un altro lato della piazza gli edifici sembrano continuare direttamente sopra un grande arco.
Sotto, bar, ristoranti e negozi di ceramiche animano il centro storico.
Cominciamo a esplorare le stradine laterali e scopriamo presto che alcune delle piccole piazze sono in realtà vere e proprie balconate sulla valle.
È da qui che Cuenca comincia finalmente a mostrarci il suo volto più spettacolare.
Il centro storico sorge tra profonde gole dalle pareti rossastre che precipitano quasi verticalmente verso il fondovalle.
E poi ci sono loro.
Le Casas Colgadas
Affacciandoci verso la gola vediamo finalmente le celebri Casas Colgadas, le case che sembrano sporgere direttamente nel vuoto.
Sono uno dei motivi per cui siamo arrivati fin qui e, viste nel loro contesto, hanno qualcosa di quasi surreale.
Case, rocce e precipizi sembrano fondersi nello stesso paesaggio.
La salita ci ha però definitivamente prosciugati.
Siamo stanchi, accaldati e abbiamo ancora un’intera giornata a disposizione domani.
Decidiamo quindi di fermarci qui.
Torniamo verso il nostro alloggio con un programma già chiaro per il mattino seguente: esplorare a piedi le gole e i sentieri intorno alla città vecchia.
Oggi abbiamo osservato Cuenca dall’alto.
Domani vogliamo entrarci dentro.

Giorno 12 – Diario di viaggio in Spagna: trekking a Cuenca
Oggi lasciamo perdere auto e trasferimenti.
La giornata è interamente dedicata a Cuenca e soprattutto ai sentieri che attraversano le gole intorno alla città vecchia.
Ieri le abbiamo osservate dall’alto. Oggi vogliamo camminarci dentro.
Per prima cosa raggiungiamo la sponda opposta della valle, perché vogliamo finalmente vedere le Casas Colgadas da una prospettiva migliore.
Il Puente de San Pablo e le Casas Colgadas
Risaliamo il pendio fino al Puente de San Pablo, un ponte pedonale sospeso sopra la gola, costruito con una struttura di metallo e una passerella in legno.
Se soffri di vertigini potrebbe non essere il momento più rilassante della visita.
Sotto di noi la valle precipita verso il basso e, man mano che attraversiamo il ponte, si apre una delle viste più spettacolari di Cuenca.
Da qui possiamo finalmente osservare le Casas Colgadas nella loro posizione più impressionante, aggrappate alla parete rocciosa e sospese sopra il vuoto.
Ma il ponte è soltanto l’inizio.
Dall’altra parte imbocchiamo il sentiero che sale verso il Cerro del Socorro.
La salita al Cerro del Socorro
La meta è ben visibile anche dalla città.
Sulla cima del colle si trova la grande statua del Cristo che domina Cuenca e le gole circostanti.
Vista da sotto non sembra poi così lontana.
Errore.
Noi non siamo esattamente escursionisti esperti e la salita si trasforma rapidamente in una piccola impresa.
Continuiamo comunque a salire.
Passo dopo passo, Cuenca diventa sempre più piccola alle nostre spalle.
Quando finalmente raggiungiamo la cima, però, la fatica passa immediatamente in secondo piano.
Ai piedi del Cristo abbiamo davanti un panorama enorme.
Da quassù il Puente de San Pablo, le Casas Colgadas e le rocce che poco prima ci sembravano gigantesche diventano piccoli elementi di un paesaggio molto più vasto.
Ci fermiamo a guardare.
Dopo tutta quella salita ce lo siamo meritato.
Di nuovo sui sentieri di Cuenca
La discesa è decisamente più piacevole.
Il sole continua a picchiare, ma un po’ di vento rende il cammino più sopportabile.
Quando torniamo verso la città ci concediamo qualche minuto di pausa.
Abbiamo percorso circa tre chilometri.
A noi sono sembrati trenta.
Potrebbe tranquillamente bastare.
E invece ripartiamo.
Dal Puente de San Pablo imbocchiamo un altro sentiero che sale lungo il lato della valle.
Questa volta abbiamo il sole davanti e praticamente nessuna ombra in cui ripararci.
Il percorso è più breve rispetto alla salita al Cerro del Socorro, ma continuiamo comunque a guadagnare quota.
Lungo il cammino passiamo vicino alle condutture del vecchio acquedotto e ad alcune antiche case ormai in rovina.
Anche qui il paesaggio continua a cambiare a ogni curva.
Alla fine raggiungiamo la parte alta di Cuenca, il Barrio del Castillo.
Il meritato ritorno in Plaza Mayor
Da qui riprendiamo la strada verso la città vecchia seguendo una via panoramica affacciata sulla valle.
Ormai abbiamo camminato abbastanza.
Anzi, decisamente abbastanza.
Torniamo quindi in Plaza Mayor e ci sistemiamo all’ombra della Cattedrale.
Questa volta niente sentieri, niente salite e niente ponti sospesi.
Davanti a noi arrivano sangria, jamón e queso.
C’è un po’ di vento, la piazza è piacevole e dopo tutta la strada percorsa anche il semplice fatto di stare seduti ci sembra meraviglioso.
La sangria fa il resto.
È uno di quei momenti apparentemente insignificanti che, a distanza di anni, finiscono per rappresentare perfettamente una giornata di viaggio.
Ieri Cuenca ci aveva incuriositi.
Oggi ce la siamo conquistata a piedi.

Giorno 13 – Da Cuenca a Madrid
Oggi salutiamo Cuenca e riprendiamo la strada verso Madrid.
È anche il momento di dire addio a una compagna che ci accompagna praticamente dall’inizio del viaggio.
La nostra Sphimm’s Trip Car.
Dopo dodici giorni insieme e circa 2.000 chilometri percorsi attraverso la Spagna, dobbiamo riconsegnare l’auto all’aeroporto.
Un po’ ci dispiace.
Con quella Polo siamo partiti da Madrid, abbiamo inseguito i mulini a vento di Consuegra, attraversato l’Andalusia, raggiunto Tarifa e Gibilterra, deviato seguendo cartelli incontrati per caso e siamo infine risaliti fino a Cuenca.
Ora il viaggio on the road finisce davvero.
Lasciata l’auto, prendiamo prima un autobus e poi la Metro per raggiungere il centro di Madrid.
Il nostro curioso alloggio a Madrid
Per questi ultimi giorni abbiamo prenotato l’Hostal Los Perales.
Più che un vero hotel ci sembra un appartamento trasformato in pensione, ma la posizione è comoda per muoversi in città.
La camera ha anche una caratteristica piuttosto particolare.
La doccia con vasca è direttamente nella stanza.
E quando dico nella stanza intendo proprio fuori dal bagno, dove rimangono soltanto WC e lavandino.
Ci adattiamo.
Dopo quasi due settimane di viaggio, del resto, abbiamo un problema molto più urgente.
Dobbiamo fare il bucato.
Usciamo quindi alla ricerca di una lavanderia tradizionale, ma siamo in pieno agosto e molte attività sono chiuse per ferie.
Alla fine troviamo una lavanderia automatica a monete.
Non sarà particolarmente romantica, ma dopo dodici giorni on the road vedere nuovamente tutti i vestiti puliti e asciutti ci sembra quasi un’attrazione turistica.
Riportiamo tutto in camera.
Quando siamo finalmente pronti a uscire sono già circa le 18:30.
È arrivato il momento del nostro primo vero incontro con Madrid.
Madrid nel nostro diario di viaggio in Spagna
Raggiungiamo Puerta del Sol e l’impatto con la capitale cambia immediatamente l’atmosfera della giornata.
La piazza è piena di gente.
Intorno a noi si susseguono grandi palazzi, viali affollati, cornicioni, statue e facciate monumentali.
Dopo tanti piccoli centri, vicoli e città storiche attraversati nelle ultime due settimane, Madrid ci appare enorme.
Cominciamo a camminare senza un itinerario particolarmente preciso, guardandoci intorno e lasciandoci trascinare dal movimento della città.
Arriviamo fino al Paseo del Prado.
È ormai ora di pensare alla cena, ma i ristoranti che vediamo da queste parti ci sembrano un po’ troppo eleganti per quello che stiamo cercando.
Decidiamo quindi di cambiare zona.
Tra Chueca e Malasaña
Ci spostiamo verso alcune strade tra Chueca e Malasaña e arriviamo in una piccola piazza molto animata.
Qui scegliamo il Lateral, un locale moderno che propone piatti spagnoli rivisitati in maniera più contemporanea.
La cena, però, non ci entusiasma.
Le porzioni ci sembrano piuttosto piccole e il conto decisamente alto rispetto a quanto abbiamo mangiato.
Una cosa almeno si salva.
La caraffa che ordiniamo pensando alla sangria è in realtà tinto de verano, ma è fresca e molto buona.
Ci consoliamo con quella.
Dopo cena torniamo verso l’ostello un po’ meno soddisfatti rispetto alle serate trascorse tra tapas e piccole taverne andaluse.
Ma Madrid l’abbiamo appena sfiorata.
Domani, poi, non resteremo nemmeno qui.
È Ferragosto e abbiamo già comprato i biglietti del treno.
Si parte per Toledo.

Giorno 14 – Diario di viaggio in Spagna: Ferragosto a Toledo
La sveglia di questa mattina mi costa l’odio di Lele.
Abbiamo acquistato ieri i biglietti per il primo treno da Madrid a Toledo, in partenza dalla stazione di Atocha alle 9:20, e non ho nessuna intenzione di perderlo.
Arriviamo praticamente di corsa.
Nella fretta ci accorgiamo di aver dimenticato alcune cose che oggi sarebbero state piuttosto utili: il berretto di Lele, lo zainetto per l’acqua e, soprattutto, l’acqua.
Però abbiamo con noi videocamera e macchina fotografica.
Le priorità sono salve.
Il viaggio dura circa mezz’ora e poco prima delle 10:00 siamo già a Toledo.
Anche la stazione ci piace subito, ma anziché affrontare a piedi la salita verso il centro storico scegliamo il bus.
Vogliamo conservare le energie.
Scopriremo presto che ci serviranno.
Noi raggiungemmo Toledo autonomamente in treno. Se preferisci evitare di organizzare trasporti e visite separatamente, puoi anche confrontare le escursioni a Toledo con partenza da Madrid, alcune delle quali includono trasporto e visita guidata della città.
I primi passi nel centro storico di Toledo
Il bus ci lascia vicino all’Alcázar, che osserviamo dall’esterno prima di proseguire verso Plaza de Zocodover.
A quest’ora è già piena di gente.
Prima di iniziare seriamente la visita, però, dobbiamo risolvere un’altra emergenza: la colazione.
I tavolini sulla piazza sono quasi tutti occupati, quindi svoltiamo in una strada laterale e troviamo un piccolo bar a conduzione familiare.
Adesso possiamo cominciare.
Cartina della nostra guida alla mano, proviamo a seguire un itinerario che ci permetta di vedere il più possibile in una sola giornata.
Non sarà semplicissimo.
Toledo è un intreccio di vicoli, salite e discese e in più la nostra cartina finirà per metterci del suo.
Attraversiamo l’Arco de la Sangre e ci fermiamo per qualche fotografia con la statua in bronzo di Miguel de Cervantes.
Dopo Consuegra, Don Chisciotte continua evidentemente a seguirci attraverso la Castilla-La Mancha.
Il Museo de Santa Cruz e la Mezquita de las Tornerías
Raggiungiamo il Museo de Santa Cruz.
Entriamo e rimaniamo particolarmente colpiti dal patio, con colonne, archi scolpiti e soffitti in legno lavorato.
Durante la nostra visita troviamo anche una collezione di ceramiche e un’esposizione di dipinti.
Torniamo quindi nelle stradine di Toledo.
Continuiamo a salire e scendere tra vicoli acciottolati e scorci sulla città fino a raggiungere la Mezquita de las Tornerías.
Da qui proseguiamo verso la Cattedrale.
Ed è proprio qui che ci rendiamo conto di quanto sia particolare la giornata che abbiamo scelto per visitare Toledo.
Ferragosto nella Cattedrale di Toledo
È il 15 agosto.
Anche in Spagna è una giornata festiva e a Toledo sono in corso le celebrazioni religiose dedicate alla Vergine.
Le piazze intorno alla Cattedrale sono gremite di persone e all’interno si sta celebrando una funzione.
Riusciamo comunque a entrare.
La Cattedrale ci lascia immediatamente senza parole.
Dopo tante chiese e monumenti visitati durante questo viaggio pensavamo di essere ormai difficili da sorprendere, ma questa è una delle cattedrali che ci colpisce maggiormente.
Alziamo continuamente lo sguardo verso le volte, le decorazioni e l’altare.
Per qualche minuto ci dimentichiamo persino della folla.
Una cartina che non vuole collaborare
Quando usciamo è ormai passato mezzogiorno e cominciamo ad avere fame.
La nostra guida cartacea segnala un ristorante dalla cucina casereccia, il Restaurante Santa Fe.
Decidiamo di cercarlo.
Giriamo intorno all’isolato indicato.
Niente.
Riguardiamo la cartina.
Giriamo di nuovo.
Ancora niente.
Alla fine scopriamo che sulla nostra edizione della guida alcuni numeri riportati sulla mappa non corrispondono alla posizione reale dei locali.
E non è nemmeno la prima volta oggi che quella cartina riesce a mandarci fuori strada.
Il Santa Fe è dalla parte opposta rispetto a dove lo stavamo cercando.
A questo punto chiediamo consiglio a un netturbino.
È lui a indicarci una taverna vicino a San Juan de los Reyes.
Lasciamo perdere la guida e ci fidiamo di lui.
Scelta decisamente migliore.
San Juan de los Reyes e il quartiere ebraico
Dopo pranzo raggiungiamo San Juan de los Reyes.
Sulla facciata esterna notiamo le grandi catene appese al muro, un particolare che ci incuriosisce immediatamente.
Entriamo poi nel complesso e visitiamo il cortile interno, con il suo giardino.
Riprendiamo quindi a camminare nel quartiere ebraico.
Tra le diverse sinagoghe scegliamo di visitare Santa María la Blanca.
A questo punto le ore trascorse a camminare cominciano però a farsi sentire.
Ci fermiamo per riposare in uno dei giardini panoramici lungo il perimetro della città.
Toledo dall’alto è uno spettacolo.
Il centro storico sembra quasi isolato dal resto del paesaggio, racchiuso dalle sue mura e dalle anse del Tago.
Dopo la pausa torniamo lentamente verso Plaza de Zocodover per bere qualcosa di fresco.
Il secondo tentativo con il Santa Fe
Sono ormai circa le 19:00.
E visto che adesso siamo finalmente nella zona giusta, ci torna in mente quel famoso Restaurante Santa Fe che abbiamo inseguito per mezza Toledo.
Questa volta lo troviamo.
Peccato che la cucina sia chiusa.
Il locale fa soltanto servizio bar.
Dopo essere stati mandati fuori strada dalla cartina per cercarlo a pranzo, riusciamo quindi a raggiungerlo per cena… e non possiamo comunque mangiarci.
Direi che per oggi con la nostra guida cartacea abbiamo dato abbastanza.
Risaliamo Calle de Comercio e ci fermiamo in una piccola piazza da La Otra Bóveda.
La cucina è semplice, mangiamo bene e accompagniamo la cena con vino della zona.
Finalmente.
Toledo al tramonto
Dopo cena cominciamo a tornare verso la stazione.
Non prendiamo però la strada più diretta.
Costeggiamo per un tratto il Tago, fermandoci ancora a scattare fotografie panoramiche della città.
È il modo perfetto per salutare Toledo.
Alle 21:30 il nostro treno riparte puntuale verso Madrid.
Mezz’ora dopo siamo nuovamente nella capitale.
Siamo troppo stanchi per pensare di uscire ancora.
Torniamo direttamente in camera, ripensando alla quantità di cose viste nell’arco di una sola giornata.
Abbiamo corso per prendere il treno, dimenticato l’acqua, litigato con una cartina, cercato due volte lo stesso ristorante senza riuscire mai a mangiarci e camminato per ore.
Eppure questo Ferragosto a Toledo rimane una delle giornate più belle del nostro viaggio in Spagna.
Se oggi vuoi organizzare la stessa escursione con informazioni aggiornate, nella nostra guida dedicata trovi cosa vedere a Toledo e come organizzare una giornata in città.
Domani ci aspetta finalmente una giornata intera a Madrid.

Giorno 15 – Diario di viaggio in Spagna: Madrid
La giornata di ieri a Toledo ci ha stremati, quindi questa mattina ce la prendiamo con calma.
Usciamo dal nostro alloggio in Calle de la Palma e raggiungiamo la metro. La prima destinazione è Colón, dove abbiamo deciso di iniziare la giornata con qualcosa di leggero: il Museo de Cera di Madrid.
Talmente leggero che finiamo per saltare persino la colazione.
Il Museo de Cera di Madrid
L’ingresso del museo si trova direttamente nei tunnel della metropolitana e quasi senza rendercene conto ci ritroviamo dentro.
La visita comincia con il Tren del Terror, una corsa su piccoli vagoncini attraverso un improbabile assortimento di assassini, mostri, squali, dinosauri, ratti, mummie, zombie, vietcong e persino personaggi di Star Wars.
Ancora oggi mi domando quale fosse il filo logico.
Proviamo anche il simulatore e infine entriamo nel museo vero e proprio.
Le statue di cera non ci sembrano sempre particolarmente somiglianti e alcune ci paiono persino un po’ sovradimensionate, ma nel complesso la visita è divertente. In diverse ambientazioni possiamo anche fotografarci accanto ai personaggi esposti.
Non sarà il Madame Tussauds di Londra, ma ci regala un paio d’ore spensierate.

Gran Vía e una pessima scelta per pranzo
Usciti dal museo riprendiamo la metro fino alla Gran Vía.
A questo punto la colazione saltata comincia a presentare il conto e cerchiamo disperatamente qualcosa da mangiare.
Passeggiamo per una buona mezz’ora tra locali e dehors, finché la fame ci convince a entrare in un all you can eat.
Scelta sbagliata.
Il cibo è talmente poco convincente che non riusciamo nemmeno a terminare la prima portata.
Torniamo quindi sui nostri passi e, lungo la strada verso Plaza de España, ci fermiamo in una cafeteria della catena Nebraska. Finalmente troviamo un buon caffè espresso, croissant e una fetta di torta al cioccolato.
Il conto ci fa sorridere un po’ meno, ma almeno questa volta abbiamo mangiato bene.
Plaza de España e Don Chisciotte
Arriviamo quindi a Plaza de España.
Forse abbiamo ancora negli occhi la meravigliosa Plaza de España di Siviglia e ci aspettiamo qualcosa di altrettanto spettacolare.
Madrid, invece, ci lascia un po’ con l’amaro in bocca.
La piazza è piacevole e verde, circondata da edifici molto alti, ma non riesce a provocarci lo stesso stupore.
Al centro ritroviamo però due personaggi che sembrano averci accompagnato durante questo viaggio: Don Chisciotte e Sancho Panza.
Li avevamo evocati il primo giorno davanti ai mulini di Consuegra e adesso li incontriamo nuovamente quasi alla fine del nostro itinerario.

Palacio Real e Catedral de la Almudena
Proseguiamo lungo Calle de Bailén.
Passiamo accanto al Senato e arriviamo nei pressi dei Jardines de Cabo Noval, dove un edificio monumentale comincia ad attirare la nostra attenzione.
Quando raggiungiamo Plaza de Oriente non abbiamo più dubbi.
Davanti a noi c’è il Palacio Real.
Questa volta, però, non entriamo: lo osserviamo dall’esterno e continuiamo verso la vicina Catedral de la Almudena.
Il suo aspetto esterno, piuttosto moderno rispetto alle grandi cattedrali incontrate durante il viaggio, non ci entusiasma particolarmente.
A sorprenderci sono invece le cripte.
Scendiamo sotto la cattedrale e troviamo un ambiente molto più affascinante di quanto ci aspettassimo, articolato in navate, cappelle, sepolcri e vetrate colorate.
È una delle piccole sorprese della giornata.
Plaza Mayor e una sangria memorabile
Riprendiamo a camminare senza una direzione troppo precisa e ci perdiamo nuovamente tra vicoli e piazzette.
Alla fine raggiungiamo Plaza Mayor.
È il momento perfetto per fermarci e riprendere fiato.
Ordiniamo una sangria ghiacciata.
Quando arriva il conto scopriamo che ci è costata 18 euro.
Questa cifra la lascio nel diario proprio perché appartiene al 2012 e perché, a distanza di anni, evidentemente ce la ricordiamo ancora.

Il giardino tropicale della vecchia Atocha
Dopo una lunga pausa ci spostiamo verso la stazione di Atocha.
Questa volta non dobbiamo prendere nessun treno.
Vogliamo vedere la vecchia area della stazione, trasformata in un grande spazio coperto da vetrate e occupato, durante il nostro viaggio, da un rigoglioso giardino tropicale.
Dove un tempo correvano i binari troviamo vegetazione, vialetti e un laghetto in cui nuotano numerose tartarughe.
È un ambiente curioso e completamente diverso dal resto della Madrid che abbiamo visto fino a questo momento.
Un’ultima passeggiata nel Retiro
Lasciamo Atocha e attraversiamo ancora una volta il Parque del Buen Retiro.
Ci fermiamo su una panchina.
Dopo quasi due settimane di viaggio è inevitabile cominciare a fare confronti.
Madrid è imponente, ha grandi viali e palazzi importanti, ma durante questa visita non riesce a conquistarci quanto Toledo, Siviglia o Cordoba.
Ci manca quel tessuto storico che avevamo amato nelle altre città e abbiamo la sensazione di incontrare più grandi edifici amministrativi e finanziari che angoli capaci di emozionarci davvero.
È semplicemente la nostra impressione di quel viaggio del 2012.
Magari tornando oggi la vivremmo in maniera completamente diversa.
Per il momento, però, siamo stanchi.
Cerchiamo una metro, torniamo in camera e ci prepariamo per l’ultima cena in terra spagnola.
Domani si torna a casa.

Giorno 16 – Diario di viaggio in Spagna: Madrid e ritorno in Italia
È arrivato l’ultimo giorno.
Dopo le fatiche delle giornate precedenti ce la prendiamo con calma e rimaniamo a riposare un po’ più del solito.
Lasciamo la nostra camera poco prima di mezzogiorno e salutiamo i proprietari dell’Hostal Los Perales, dove abbiamo trascorso gli ultimi giorni del viaggio.
Abbiamo ancora qualche ora prima di dover raggiungere l’aeroporto.
E nessuna voglia di avere fretta.
Ultimo giorno del nostro diario di viaggio in Spagna
Appena usciti svoltiamo verso Plaza del Dos de Mayo e ci sediamo a uno dei tavolini all’aperto.
È praticamente ora di pranzo, ma riusciamo ancora a fare colazione.
Caffè, croissant con marmellata e succo d’arancia.
Niente monumenti, niente itinerari da seguire e nessuna nuova città da raggiungere.
Per una volta possiamo semplicemente rimanere seduti all’ombra degli alberi e osservare Madrid intorno a noi.
Lasciamo il tavolino che è quasi l’una.
Adesso non possiamo più rimandare.
Dobbiamo andare in aeroporto.
Verso Barajas
Raggiungiamo la fermata Tribunal e prendiamo la metro verso Madrid Barajas.
Nel diario originale avevo annotato nel dettaglio biglietti, supplementi e perfino un nostro maldestro tentativo di risparmiare qualche euro sul trasferimento.
Sono informazioni che oggi non avrebbero alcuna utilità pratica, ma ricordo bene il momento in cui capimmo che il nostro piccolo espediente non avrebbe funzionato e dovemmo comunque pagare la differenza per uscire alla stazione dell’aeroporto.
Anche questo, in fondo, faceva parte del viaggio.
Arriviamo a Barajas con larghissimo anticipo.
Sono appena le 14:00 e il nostro imbarco è previsto soltanto diverse ore più tardi.
Sistemiamo i bagagli e cominciamo quindi una delle attività meno emozionanti di qualsiasi viaggio: aspettare.
Cerchiamo qualcosa da mangiare e finiamo per accontentarci di baguette e patatine.
Non sarà certamente il pranzo con cui ricorderemo la cucina spagnola.
Un ultimo flamenco prima di partire
Quando finalmente possiamo entrare nella zona partenze cominciamo a curiosare tra i negozi per far passare il tempo.
A un certo punto sentiamo della musica molto forte.
Ci avviciniamo e troviamo due ballerini che si stanno esibendo in un flamenco, circondati da decine di viaggiatori che si fermano a guardarli, fotografarli e filmarli.
Dopo sedici giorni trascorsi attraversando la Spagna, sembra quasi un ultimo saluto prima della partenza.
Poco dopo arriva anche il nostro momento.
L’imbarco comincia con un leggero ritardo, ma il tempo viene recuperato durante il volo.
Alle 21:00 atterriamo a Bergamo Orio al Serio.
Ad aspettarci ci sono i miei genitori.
E così, dopo circa 2.000 chilometri in auto, città, deviazioni improvvisate, mulini a vento, spiagge, traghetti, montagne e una quantità difficile da calcolare di chilometri percorsi a piedi, siamo davvero tornati a casa.
La fine del nostro diario di viaggio in Spagna
Quando siamo partiti da Madrid, sedici giorni prima, davanti a noi avevamo una macchina e una traccia dell’itinerario.
Poi il viaggio ha cominciato a costruirsi quasi da solo.
Abbiamo deviato verso i mulini di Consuegra, attraversato l’Andalusia fino all’Atlantico, deciso di fermarci più del previsto a Tarifa, preso un traghetto per il Marocco quasi all’improvviso e raggiunto Gibilterra perché il vento aveva cambiato i nostri programmi.
Abbiamo camminato sotto il sole di Granada, scoperto per caso le case-grotta di Marchal, attraversato la Spagna fino a Cuenca e infine restituito la nostra Sphimm’s Trip Car dopo circa 2.000 chilometri.
Poi Madrid e Toledo.
Sedici giorni intensi, a volte stancanti e non sempre perfetti.
Ed è proprio questo che mi piace ricordare.
Non tutto è andato come immaginavamo. Alcuni luoghi ci hanno conquistati immediatamente, altri meno. Abbiamo cambiato programma, sbagliato qualche scelta, scoperto posti che non sapevamo nemmeno di voler vedere e vissuto situazioni che ancora oggi fanno parte dei ricordi più forti di quel viaggio.
Questo diario nacque proprio per raccontare tutto questo.
Non soltanto cosa vedere in Spagna, ma cosa significò per noi attraversarla in quel momento, giorno dopo giorno.
Il viaggio finisce qui. Ma in Spagna tornerei anche subito.




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