La mia esperienza in Argentina è durata tre mesi, ma è bastato molto meno per farmi sentire sorprendentemente a casa.
Era da tanto tempo che desideravo visitare il Sud America. Avevo già avuto la fortuna di mettere piede in quasi tutti i continenti e quello sudamericano era l’ultimo che ancora mi mancava.
Finalmente era arrivato il momento.
Ho deciso di iniziare proprio dall’Argentina, un Paese che spesso viene associato all’Italia per i profondi legami storici e culturali dovuti anche alla grande immigrazione italiana dei secoli scorsi. Eppure si trova letteralmente dall’altra parte del mondo.
Ad aspettarmi c’era qualcosa di più di un semplice viaggio: avevo trovato lavoro in una cantina vicino a Mendoza.
Sarei andato in Argentina anche senza quell’opportunità, ma poterci vivere e lavorare per qualche mese mi ha permesso di conoscere il Paese in maniera molto più autentica.
E così, a metà gennaio, sono partito.

La mia esperienza in Argentina comincia da Buenos Aires
Le stagioni in Argentina sono invertite rispetto all’Europa e, non essendo un grande amante del freddo e dei piumini, non potevo chiedere di meglio: sono partito nel pieno dell’inverno italiano per ritrovarmi in estate.
Il lavoro in cantina sarebbe iniziato il 1° febbraio, così avevo programmato di trascorrere prima un paio di settimane a Buenos Aires.
Se anche tu vuoi fermarti qualche giorno nella capitale argentina, puoi cercare un alloggio a Buenos Aires scegliendo la zona più adatta al tuo viaggio.
Sono arrivato intorno all’una di notte con pantaloni lunghi e giacchetto. Appena uscito dall’aeroporto sono stato investito dall’afa dell’estate argentina.
Ad aspettarmi c’era un ragazzo del posto dove avrei fatto volontariato. Avevo infatti trovato una sistemazione nel quartiere di San Telmo, in pieno centro, dove in cambio di qualche ora di lavoro al giorno avrei avuto un posto in cui dormire.
San Telmo può essere anche una buona base per scoprire questa parte della città: se vuoi soggiornare in zona, puoi vedere gli alloggi disponibili a San Telmo e dintorni.
Non voglio annoiarti raccontandoti i piccoli lavori che facevo. Quello che ricordo davvero di quelle due settimane è l’atmosfera di Buenos Aires.

Perché a Buenos Aires mi sono sentito a casa
Buenos Aires mi è entrata dentro quasi immediatamente.
Forse hanno contribuito i fortissimi legami che esistono tra Argentina e Italia, forse l’architettura di alcuni quartieri che mi ricordava quella europea. Oppure, più semplicemente, sono state le persone che ho incontrato.
Fatto sta che mi sono sentito a casa.
Naturalmente Buenos Aires mi ha mostrato anche i suoi contrasti. Durante le mie giornate in città ho attraversato zone molto diverse tra loro e mi sono reso conto che, come accade in tante grandi metropoli, è importante sapere dove ci si trova e prestare maggiore attenzione soprattutto di notte.
Ma ciò che mi è rimasto maggiormente impresso è altro.
Ricordo feste gratuite in piazza con DJ set nel bel mezzo della settimana, persone appena conosciute con cui bastavano poche parole per iniziare a parlare e perfetti sconosciuti capaci di invitarti a condividere un asado prima di una partita del Boca.
Sono quei piccoli episodi che difficilmente trovi scritti in una guida, ma che alla fine diventano alcuni dei ricordi più belli di un viaggio.
Dopo due settimane incredibili, però, era arrivato il momento di continuare verso ovest.
Se stai organizzando un viaggio a Buenos Aires, puoi dare un’occhiata alle esperienze disponibili in città, dai tour dei quartieri storici alle attività dedicate alla cultura e alle tradizioni argentine.

Da Buenos Aires a Córdoba e Capilla del Monte
Prima di raggiungere Mendoza ho deciso di fermarmi un paio di giorni a Córdoba, che si trovava lungo il mio percorso.
Avevo sentito parlare molto bene soprattutto delle località nei dintorni della città e, visto che avevo ancora qualche giorno prima dell’inizio del lavoro, volevo approfittarne.
Il problema era scegliere dove andare.
Capilla del Monte, Villa General Belgrano, Alta Gracia, Cosquín: le possibilità non mancavano.
Dopo qualche ricerca, alla fine ho scelto Capilla del Monte.
È una piccola località a un paio d’ore da Córdoba, circondata da montagne, corsi d’acqua e natura. Ho trascorso lì due notti semplicemente rilassandomi ed esplorando i dintorni, prima di tornare a Córdoba e riprendere il viaggio.
Della città ricordo soprattutto la Chiesa dei Cappuccini, con la sua architettura particolare e le numerose tonalità di colore.
Per il resto Córdoba non è riuscita a conquistarmi quanto Buenos Aires. Probabilmente ha influito il fatto che ci abbia trascorso soltanto un giorno: non ho avuto il tempo necessario per entrare davvero nel ritmo della città.
E ormai la mia testa era già rivolta alla tappa successiva.

Esperienza in Argentina: a Mendoza per lavorare in cantina
Alla fine di gennaio sono finalmente partito per Mendoza, arrivando un paio di giorni prima dell’inizio della stagione in cantina.
In realtà, quel lavoro lo avevo trovato diversi mesi prima, quando ero ancora in Italia. Verso ottobre avevo iniziato a mandare il mio curriculum alle cantine di Mendoza, sperando che qualcuna fosse interessata ad avere una persona in più durante la stagione.
Tra tutte quelle contattate, una mi aveva risposto: la cantina Furlotti.
Ed eccomi lì, qualche mese più tardi, dall’altra parte del mondo.
Appena arrivato ho conosciuto Nacho e Nacha, la coppia che ci avrebbe ospitato durante la stagione. Ci trovavamo a Luján de Cuyo, una delle principali aree vinicole della provincia di Mendoza, a circa mezz’ora dal centro della città.
La cantina era a una decina di chilometri da casa e anche il suo nome, Furlotti, raccontava ancora una volta quel legame con l’Italia che avevo percepito fin dal mio arrivo in Argentina: il cognome ha infatti origini parmensi.
Eravamo in quattro arrivati per dare una mano durante la stagione: due francesi, un americano e io.
La prima sera, per darci il benvenuto, ci siamo ritrovati intorno a un asado con Juan Pablo, l’enologo della cantina.
Era appena iniziato uno dei periodi più belli della mia esperienza in Argentina.

Com’era lavorare in una cantina a Mendoza
Il lavoro occupava buona parte delle mie giornate: circa otto ore al giorno, alternando una settimana con il turno del mattino e una con quello del pomeriggio.
Ciò che mi ha colpito maggiormente della cantina Furlotti è stato il carattere ancora molto manuale di alcune lavorazioni. Rispetto ad altre cantine che avevo avuto modo di conoscere, qui diversi passaggi richiedevano ancora un intervento diretto. Una delle immagini che ricordo meglio è quella delle casse d’uva che dovevamo sollevare e svuotare a mano nella pressa, una dopo l’altra.
Era faticoso, certo, ma proprio questo contatto diretto con il lavoro mi ha permesso di vivere la stagione in maniera diversa. Non stavo semplicemente osservando dall’esterno una delle regioni vinicole più importanti dell’Argentina: per due mesi quella realtà è diventata parte della mia quotidianità.
Se vuoi conoscere questa parte dell’Argentina anche durante un viaggio più breve, puoi scoprire le esperienze tra le cantine e i vigneti di Mendoza, con visite e degustazioni nelle principali zone vinicole della provincia.
E forse è anche per questo che il ricordo di Mendoza è rimasto così forte.

La mia vita quotidiana a Luján de Cuyo
Le mie giornate, però, non erano fatte soltanto di lavoro.
A seconda del turno, prima o dopo la cantina cercavo di ritagliarmi del tempo per le cose più semplici: qualche giorno andavo in palestra, altre volte uscivo a camminare, leggevo oppure cucinavo.
E poi c’erano le chiacchiere con i miei coinquilini.
Vivere insieme significava anche avere continuamente l’occasione di parlare spagnolo, conoscersi e condividere la quotidianità. Non servivano necessariamente grandi avventure: spesso erano proprio quei momenti normali a farmi percepire che non ero più soltanto un viaggiatore di passaggio.
Nei giorni liberi avevo anche la possibilità di esplorare Mendoza e i suoi dintorni, ma quella è una parte del viaggio che merita un racconto tutto suo.
Due mesi in Argentina sentendomi parte della famiglia
Se ripenso a quei due mesi, infatti, la cosa più importante non è un singolo episodio.
È una sensazione.
Fin dal primo giorno non mi sono mai sentito un ospite. Mi sono sentito parte della famiglia.
C’è però un piccolo momento che riesce a spiegare bene cosa intendo.
Quando siamo arrivati ci hanno detto semplicemente che potevamo utilizzare quello che volevamo dalla cucina.
Olio, caffè, spezie e tutto ciò che era disponibile in casa.
Può sembrare una cosa da niente. E probabilmente, raccontata così, lo è.
Ma quando sei dall’altra parte del mondo e sei appena entrato nella casa di persone che fino a poco prima non conoscevi, un gesto del genere assume un significato completamente diverso.
Era il loro modo di dirci: questa è anche casa vostra.
A questo si aggiungevano gli asado preparati da Nacho nei weekend, le chiacchiere e tutti quei momenti quotidiani che poco alla volta hanno trasformato due mesi di lavoro in qualcosa di molto più importante.
Non ero semplicemente arrivato a Mendoza per fare una stagione in cantina.
Per un piccolo pezzo della mia vita, avevo trovato una seconda casa in Argentina.
Cosa mi hanno lasciato tre mesi in Argentina
Questi sono stati i miei primi tre mesi in Sud America.
Dall’afa che mi ha investito appena arrivato a Buenos Aires alle giornate trascorse a Mendoza, passando per Córdoba e Capilla del Monte, l’Argentina mi ha dato molto più di quanto mi aspettassi prima di partire.
Dopo quei tre mesi il viaggio è continuato verso Cile, Bolivia e Perù.
Ma questa è un’altra storia.
Dell’Argentina mi sono rimaste soprattutto le persone.
Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno reso speciale questa avventura e che mi hanno fatto sentire a casa pur trovandomi dall’altra parte del mondo.
So già, inoltre, che il mio viaggio in questo Paese non è finito.
Ci sono ancora i paesaggi della Patagonia che vorrei vedere e tutto il Nord dell’Argentina che mi aspetta. Sono due ottimi motivi per tornare un giorno e riprendere il viaggio da dove l’ho lasciato.
Per il momento posso soltanto dire:
muchas gracias Nacho, Babu, Tete, Manu, JP e Gabriella.
Chissà se un giorno ci rivedremo.
Hasta luego!
Andrea




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