La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna fu uno degli eventi culturali più importanti del 2014. Per alcuni mesi il celebre dipinto di Johannes Vermeer lasciò il Mauritshuis dell’Aia e arrivò in Italia, esposto nelle sale di Palazzo Fava insieme ad altri capolavori della pittura olandese del Seicento.
Visitammo la mostra durante il nostro soggiorno a Bologna e avere davanti agli occhi un’opera vista infinite volte sui libri, nelle riproduzioni e al cinema fu un’esperienza completamente diversa.
Quella mostra si è conclusa da tempo: si tenne dall’8 febbraio al 25 maggio 2014 e oggi La ragazza con l’orecchino di perla è tornata nella collezione del Mauritshuis. Ma proprio il carattere eccezionale dell’evento rende ancora interessante raccontare cosa significò vedere il capolavoro di Vermeer in Italia.
Ripercorriamo quindi la mostra di Bologna del 2014, le opere che arrivarono a Palazzo Fava e la nostra esperienza davanti alla misteriosa ragazza dipinta da Vermeer, scoprendo anche dove puoi ammirare oggi il quadro originale.
La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna nel 2014

L’arrivo a Bologna de La ragazza con l’orecchino di perla fu possibile grazie a una circostanza particolare. Il Mauritshuis dell’Aia, museo che conserva il dipinto, era interessato da importanti lavori di ristrutturazione e una selezione dei suoi capolavori intraprese un tour internazionale.
Prima di tornare definitivamente nei Paesi Bassi, alcune di queste opere raggiunsero Palazzo Fava a Bologna, che dall’8 febbraio al 25 maggio 2014 ospitò la mostra La ragazza con l’orecchino di perla. Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt. Capolavori dal Mauritshuis.
L’attesa fu enorme. La possibilità di vedere in Italia uno dei dipinti più conosciuti al mondo attirò visitatori da tutto il Paese e trasformò per alcuni mesi Palazzo Fava in una delle mete culturali più desiderate di Bologna.
Ma ridurre quella mostra alla sola presenza della ragazza di Vermeer sarebbe ingiusto. Il percorso permetteva infatti di entrare nel mondo della pittura olandese del Seicento, attraverso ritratti, paesaggi, scene di vita quotidiana e opere di alcuni dei maggiori artisti della Golden Age.
La mostra a Palazzo Fava: non solo Vermeer
Entrando a Palazzo Fava sapevamo naturalmente quale fosse l’opera che tutti aspettavano di vedere, ma il percorso espositivo raccontava qualcosa di molto più ampio.
Accanto a Vermeer erano presenti opere di artisti come Rembrandt, Frans Hals, Jan Steen e Gerard ter Borch, attraverso le quali la mostra ricostruiva diversi aspetti della pittura olandese del XVII secolo.
Il percorso permetteva così di avvicinarsi alla cosiddetta Golden Age olandese, un periodo durante il quale nei Paesi Bassi si svilupparono una straordinaria produzione artistica e un mercato dell’arte particolarmente vivace.
Ritratti, paesaggi, interni domestici e scene di vita quotidiana accompagnavano progressivamente verso l’opera più attesa.
Tra i dipinti di Vermeer esposti a Bologna non c’era infatti soltanto La ragazza con l’orecchino di perla. Dal Mauritshuis arrivò anche Diana e le sue ninfe, opera giovanile molto diversa dalle scene intime per le quali il pittore sarebbe diventato celebre.
Questo confronto rendeva ancora più interessante il percorso: prima di incontrare l’immagine che tutti conoscevamo, potevamo osservare Vermeer all’interno del contesto artistico nel quale aveva lavorato.
Vedere dal vivo La ragazza con l’orecchino di perla
Poi arrivammo davanti a lei.
Ci sono opere che conosciamo ancora prima di averle viste realmente. La ragazza con l’orecchino di perla appartiene sicuramente a questa categoria: il volto della giovane, il turbante, lo sfondo scuro e quel punto di luce che attira immediatamente lo sguardo sono diventati parte dell’immaginario collettivo.

Vederla dal vivo fu però completamente diverso.
Davanti al dipinto le dimensioni reali dell’opera, la luce sul volto e soprattutto lo sguardo della ragazza assumono una presenza che nessuna riproduzione riesce davvero a restituire.
È proprio lo sguardo a creare gran parte del fascino. La giovane sembra essersi voltata verso di noi soltanto per un istante, con le labbra leggermente dischiuse, come se qualcosa fosse appena accaduto fuori dalla tela.
E poi c’è naturalmente la perla, o almeno ciò che interpretiamo come tale: pochi tocchi di luce sufficienti a suggerire un gioiello senza che Vermeer abbia bisogno di definirne realmente ogni dettaglio.
Ricordo soprattutto la sensazione di trovarmi finalmente davanti all’originale dopo aver incontrato quell’immagine così tante volte altrove. È uno dei motivi per cui continuo a pensare che vedere dal vivo un’opera d’arte possa cambiare completamente il rapporto che abbiamo con essa.
Chi è la ragazza con l’orecchino di perla?
Una delle ragioni del fascino de La ragazza con l’orecchino di perla è che non sappiamo chi sia realmente la giovane raffigurata.
Vermeer dipinse l’opera intorno al 1665, ma non si tratta di un ritratto nel senso tradizionale del termine. Il dipinto viene generalmente considerato una tronie, un genere molto diffuso nella pittura olandese del Seicento che rappresentava un volto o un personaggio concentrandosi soprattutto sull’espressione, sull’abbigliamento o su particolari caratteristiche.
Non dobbiamo quindi necessariamente immaginare una ragazza realmente esistita che commissionò il proprio ritratto a Vermeer.
Anche il turbante contribuisce a rendere il soggetto enigmatico, mentre lo sfondo scuro elimina quasi completamente ogni riferimento al luogo nel quale si trova. Tutta l’attenzione rimane concentrata sul volto, sulle labbra, sullo sguardo rivolto verso di noi e sul celebre orecchino.
È proprio l’assenza di una storia certa a lasciare spazio alle interpretazioni. Chi era? Perché si è voltata? Cosa stava accadendo in quell’istante?
Vermeer non ce lo racconta e, probabilmente, parte della forza del dipinto nasce proprio dalle domande alle quali non possiamo rispondere.
E il celebre orecchino?
Il particolare che ha dato il nome moderno al dipinto è naturalmente il grande orecchino luminoso che emerge contro l’ombra del collo.
Osservandolo da vicino, però, ci rendiamo conto di quanto Vermeer abbia bisogno di pochissimo per suggerirne la presenza. Non vediamo una perla dipinta minuziosamente: sono soprattutto i riflessi della luce a farci percepire forma, volume e brillantezza del gioiello.
Proprio le sue dimensioni hanno fatto nascere dubbi sul fatto che possa trattarsi realmente di una perla naturale. Potrebbe essere un altro materiale o semplicemente un gioiello immaginato dall’artista per ottenere l’effetto desiderato.
È un piccolo particolare, ma racconta bene la capacità di Vermeer di costruire un’immagine attraverso la luce: ci sembra di vedere dettagli che, sulla tela, sono appena suggeriti.
La ragazza con l’orecchino di perla tra romanzo e cinema
Il mistero sull’identità della giovane ha lasciato spazio nei secoli a molte interpretazioni, ma una delle più conosciute è quella immaginata dalla scrittrice Tracy Chevalier.
Nel romanzo La ragazza con l’orecchino di perla, pubblicato nel 1999, l’autrice costruisce una storia intorno al dipinto e immagina la giovane come Griet, una ragazza che entra a servizio nella casa di Vermeer a Delft.
È importante ricordare che si tratta di una storia di fantasia, non della ricostruzione dell’identità reale della modella.
Dal romanzo venne tratto nel 2003 il film La ragazza con l’orecchino di perla, con Scarlett Johansson nel ruolo di Griet e Colin Firth in quello di Johannes Vermeer.
Libro e film hanno contribuito a rendere ancora più celebre il dipinto, dando un volto e una possibile storia a quella giovane sulla quale Vermeer non ci ha lasciato spiegazioni.
Anche durante la mostra bolognese il legame con il cinema entrò nel programma culturale della città, con iniziative dedicate al film e al mondo evocato dall’opera.
Dove si trova oggi La ragazza con l’orecchino di perla?
La mostra di Bologna si concluse il 25 maggio 2014 e La ragazza con l’orecchino di perla tornò nei Paesi Bassi.
Oggi il dipinto appartiene alla collezione del Mauritshuis dell’Aia, il museo che conserva alcune delle opere più importanti della pittura olandese e fiamminga.
Se quindi sei arrivato su questa pagina cercando informazioni per vedere il quadro, ricorda che La ragazza con l’orecchino di perla non si trova più a Bologna.
Per ammirare l’originale devi visitare il Mauritshuis, nel centro dell’Aia. Prima di organizzare il viaggio controlla comunque sempre la presenza dell’opera attraverso i canali ufficiali del museo, perché un dipinto può essere temporaneamente prestato ad altre esposizioni.
Per noi Bologna rappresentò un’occasione irripetibile per incontrarla in Italia; oggi raggiungere il museo che la custodisce permette invece di inserirla nel contesto della straordinaria collezione del Mauritshuis.

Visitare il Mauritshuis dell’Aia
Se vedere La ragazza con l’orecchino di perla dal vivo è uno dei motivi del tuo viaggio nei Paesi Bassi, vale la pena dedicare tempo all’intera collezione del Mauritshuis.
Il museo si trova nel centro dell’Aia e conserva capolavori della pittura olandese e fiamminga del Seicento. Ritroviamo quindi alcuni degli artisti che avevamo incontrato proprio durante la mostra di Bologna, questa volta nel museo dal quale quelle opere provenivano.
Oltre a Vermeer puoi vedere opere di Rembrandt, Frans Hals, Jan Steen, Carel Fabritius e altri grandi protagonisti della Golden Age.
Prima della visita verifica sempre orari e disponibilità sul sito ufficiale del museo. Se invece vuoi, puoi prenotare i biglietti d’ingresso al Mauritshuis e organizzare in anticipo la visita.
Palazzo Fava dopo la mostra di Vermeer
Anche se La ragazza con l’orecchino di perla è tornata da tempo nei Paesi Bassi, Palazzo Fava rimane uno dei luoghi legati al ricordo di quella straordinaria stagione culturale bolognese.
Il palazzo si trova nel centro storico di Bologna e deve parte della sua importanza agli affreschi realizzati dai Carracci alla fine del Cinquecento. Nel corso degli anni i suoi spazi hanno inoltre ospitato mostre ed eventi temporanei, tra cui proprio l’esposizione dedicata alla Golden Age olandese del 2014.
Se vuoi visitarlo durante un viaggio a Bologna, verifica sempre aperture ed esposizioni in corso prima di raggiungerlo: il programma può cambiare e le modalità di accesso dipendono dalle attività ospitate.
Per noi Palazzo Fava resterà inevitabilmente legato al momento in cui entrammo nelle sue sale sapendo che, alla fine del percorso, avremmo incontrato uno dei dipinti più celebri di Vermeer.
Cosa vedere a Bologna oltre Palazzo Fava
La visita alla mostra fu anche un’occasione per tornare a scoprire Bologna, una città nella quale arte, storia e vita quotidiana si intrecciano continuamente sotto i suoi portici.
Dal centro puoi raggiungere facilmente Piazza Maggiore, la Basilica di San Petronio, il complesso di Santo Stefano e le celebri torri medievali, oltre a musei, palazzi storici e quartieri che meritano di essere scoperti con calma.
Se stai organizzando un viaggio in città, puoi partire dalla nostra guida su cosa vedere a Bologna per costruire l’itinerario e approfondire poi i luoghi che ti interessano maggiormente.
Se invece vuoi conoscere Bologna attraverso qualcuno che possa raccontartene storia, architettura e curiosità, puoi confrontare tour e visite guidate a Bologna e scegliere l’esperienza più adatta al tempo che hai a disposizione.
Dove dormire a Bologna
Se vuoi dedicare più di una giornata alla città, scegliere una sistemazione nel centro storico di Bologna permette di raggiungere a piedi gran parte dei luoghi principali e vivere la città anche la sera, quando molti visitatori giornalieri sono già ripartiti.
La posizione migliore dipende naturalmente dal tipo di soggiorno e dal budget. Se vuoi privilegiare la comodità, puoi cercare una struttura tra Piazza Maggiore e le zone immediatamente circostanti; allontanandoti dal cuore del centro puoi invece trovare altre soluzioni mantenendo buoni collegamenti.
Puoi confrontare gli hotel disponibili a Bologna nelle date del tuo viaggio e scegliere la sistemazione più adatta al tuo itinerario.
Il ricordo della Ragazza con l’orecchino di perla a Bologna
Sono passati molti anni da quando abbiamo visto La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna, ma il ricordo di quella visita è rimasto sorprendentemente nitido.
Forse dipende dalla rarità dell’occasione. Sapevamo che quel dipinto sarebbe rimasto a Palazzo Fava soltanto per pochi mesi e che, terminata la mostra, sarebbe tornato nella sua casa all’Aia.
Ma credo dipenda soprattutto da ciò che accade quando ci troviamo realmente davanti a un’opera che pensavamo di conoscere già.
Fino a quel momento la ragazza di Vermeer era stata per noi un’immagine incontrata sui libri, nelle fotografie e sullo schermo. A Bologna diventò improvvisamente un dipinto reale, con dimensioni, materia, luce e dettagli che nessuna riproduzione riesce a restituire nello stesso modo.
Oggi non puoi più andare a Palazzo Fava per incontrarla. Puoi però raggiungerla al Mauritshuis dell’Aia e provare quella stessa sensazione di trovarti finalmente davanti all’originale.
A noi rimane il ricordo di un’occasione particolare: quando, per alcuni mesi del 2014, lo sguardo enigmatico della ragazza di Vermeer arrivò fino a Bologna.
L’esperienza raccontata in questo articolo è stata vissuta e scritta originariamente da Mara Borra, collaboratrice di Viaggia e Scopri.
Le immagini di questo post sono state concesse da Linea d’ombra.




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