I luoghi di Quintino Sella raccontano una parte importante della storia di Biella e permettono di conoscere più da vicino una famiglia che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo industriale, economico e culturale del territorio.
Ho avuto l’occasione di riscoprirne alcuni partecipando a un interessante itinerario organizzato dal Club di Territorio del Touring Club Italiano di Biella, dedicato proprio ai luoghi storici della famiglia Sella.
L’escursione si è articolata in due momenti. Al mattino abbiamo visitato l’imponente complesso dell’ex Lanificio Maurizio Sella, affacciato sulle rive del torrente Cervo e oggi sede della Fondazione Sella. Nel pomeriggio ci siamo invece spostati sulla collina di San Gerolamo, dove sorge l’omonimo monastero, proprietà privata e residenza della famiglia Sella.
Ad accoglierci al mattino è stata Angelica Sella, direttrice della Fondazione Sella, che ci ha accompagnati alla scoperta della storia dell’antica manifattura e del prezioso patrimonio conservato nei suoi archivi.
È stato un viaggio nella memoria di Biella, tra archeologia industriale, fotografia, arte e vicende familiari, seguendo le tracce di Quintino Sella e della sua famiglia in alcuni dei luoghi più significativi della loro storia.

Fondazione Sella e l’ex Lanificio Maurizio Sella
La nostra visita ai luoghi di Quintino Sella inizia negli spazi della Fondazione Sella, all’interno dell’ex Lanificio Maurizio Sella. Entriamo in una delle sale dell’ala che custodisce il prezioso archivio fotografico e qui Angelica Sella ci introduce alla lunga storia del complesso manifatturiero.
Le origini di questo luogo sono molto antiche. Le prime tracce di insediamenti risalgono a prima dell’anno Mille, in epoca carolingia, quando probabilmente le acque del torrente Cervo venivano già sfruttate per azionare mulini e folloni.
La prima testimonianza documentata di un’attività produttiva risale invece al Cinquecento, quando i Mondella, famiglia di tipografi biellesi, installarono qui una cartiera.
Un secolo più tardi, per volontà dell’amministrazione del Santuario di Oropa, vennero realizzati nuovi ambienti produttivi capaci di sfruttare la forza delle acque del Cervo. Alla fine del Seicento entrò così in funzione una filatura della seta, attività che ebbe una notevole importanza per il territorio.
Una testimonianza di quel periodo è ancora visibile sulla parete esterna nei pressi dell’ingresso: una lapide datata 1695. Il filo di seta prodotto a Biella raggiungeva le grandi manifatture tessili d’Oltralpe, in particolare quelle di Lione.
Il complesso conserva ancora alcuni ambienti risalenti alla fine del XVII secolo. Tra questi spiccano la cappella di San Giobbe, patrono dei filatori, e diverse sale voltate che permettono ancora oggi di leggere le diverse fasi della lunga storia produttiva dell’edificio.

La nascita del Lanificio Maurizio Sella
La storia del complesso cambia profondamente nel 1835, quando Maurizio Sella sceglie questo luogo per dare vita alla propria manifattura tessile laniera.
La famiglia Sella, originaria di Mosso e già attiva nella produzione tessile, aveva contribuito alla nascita di diversi stabilimenti nella valle. Con il progressivo sviluppo industriale, però, gli spazi disponibili nell’area di Mosso iniziavano a diventare insufficienti e Maurizio decise di cercare una nuova sede.
La scelta cadde sulle rive del torrente Cervo, appena a nord dell’abitato di Biella. A partire dal 1835 il complesso venne ampliato con nuovi edifici, dando progressivamente forma all’imponente struttura che ancora oggi caratterizza questo tratto della valle del Cervo.
Maurizio Sella non si limitò a lavorare qui, ma fece costruire all’interno del complesso anche la propria abitazione. In questa dimora visse anche Quintino Sella, una delle figure più importanti della famiglia e protagonista della vita politica, scientifica e culturale italiana dell’Ottocento.
In origine la manifattura sfruttava la forza dell’acqua per mettere in movimento i macchinari. Successivamente la famiglia Sella realizzò una piccola centrale idroelettrica destinata all’autoconsumo, segnando un’ulteriore evoluzione tecnologica del sito.
Nel corso del Novecento l’attività tessile diminuì progressivamente fino a cessare. Gli antichi spazi industriali trovarono però nuove funzioni e, dagli anni Ottanta, iniziarono a ospitare anche gli archivi documentari e fotografici legati alla famiglia e alla storia del territorio.
Terminato questo primo viaggio nella storia del lanificio, proseguiamo la visita con Andrea Pivotto, che ci accompagna alla scoperta di uno dei patrimoni più affascinanti conservati dalla Fondazione: il suo straordinario archivio fotografico.
L’archivio fotografico della Fondazione Sella
La visita prosegue all’interno dell’archivio fotografico della Fondazione Sella, un patrimonio straordinario che oggi raccoglie circa un milione di immagini dedicate alla storia locale, alla montagna, all’industria e a molti altri aspetti della società tra Ottocento e Novecento.
Tra i fondi più importanti ci sono quelli appartenenti alla famiglia Sella. Giuseppe Venanzio Sella fu uno dei pionieri della fotografia italiana e nel 1856 pubblicò Il Plico del Fotografo, considerato il primo trattato completo, teorico e pratico, sulla fotografia pubblicato in Italia.
L’archivio non conserva soltanto le fotografie della famiglia Sella. Tra le sue raccolte troviamo anche quelle di Vittorio Besso, primo fotografo ad aprire uno studio a Biella, dello Studio Fotografico Rossetti, di Mario Piacenza e di numerosi altri autori che hanno documentato il territorio, le montagne e la società del loro tempo.
Durante la visita abbiamo modo di osservare anche alcune suggestive fotografie di interni realizzate da Guido Rey, uno dei protagonisti della fotografia pittorica italiana.
Queste immagini costituiscono una vera finestra sul passato, capace di restituire paesaggi, persone e attività che altrimenti potremmo conoscere soltanto attraverso le parole.
Vittorio Sella e la fotografia di montagna
Un posto particolare all’interno dell’archivio spetta a Vittorio Sella, figlio di Giuseppe Venanzio, che portò la passione di famiglia per la fotografia fino sulle montagne più remote del pianeta.
Alpinista e fotografo, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento documentò importanti spedizioni raggiungendo il Caucaso, l’Alaska, il Sikkim, il Ruwenzori e il Karakorum.
Durante la nostra visita ci vengono mostrate alcune delle sue immagini. Osserviamo fotografie delle montagne biellesi accanto agli spettacolari paesaggi delle grandi catene montuose esplorate da Vittorio Sella e dai suoi compagni di viaggio.
Gli scatti sono già di per sé impressionanti, ma lo diventano ancora di più pensando alle condizioni in cui furono realizzati. Trasportare in alta montagna le pesanti e ingombranti attrezzature fotografiche dell’epoca richiedeva un impegno difficilmente paragonabile alla fotografia di viaggio e di montagna contemporanea.
Le fotografie di Vittorio Sella non documentano quindi soltanto paesaggi e spedizioni: testimoniano anche una straordinaria stagione dell’esplorazione e della fotografia di montagna.

Gli spazi dell’ex Lanificio Maurizio Sella
Lasciato l’archivio fotografico, proseguiamo la visita attraversando gli spazi dell’ex Lanificio Maurizio Sella, che colpiscono ancora oggi per l’imponenza delle strutture e permettono di comprendere le dimensioni raggiunte dall’antica manifattura.
Il lungo viale interno corre tra due ali di edifici, collegate anche da un caratteristico passaggio aereo chiamato “andandora”. In una parte del complesso sono conservati gli archivi cartacei della famiglia Sella e quelli dell’Associazione Laniera Italiana, un patrimonio composto da documenti, testimonianze e vecchi campionari tessili di grande interesse per lo studio della storia industriale biellese.
Alcuni ambienti affacciati sul torrente Cervo hanno trovato nel tempo nuove funzioni. Tra queste c’è anche quella espositiva: gli spazi dell’ex lanificio sono stati coinvolti nelle iniziative del Premio Federico Maggia, dedicato all’architettura e alla trasformazione del territorio.
Il rapporto tra questo luogo storico e il presente emerge anche attraverso SellaLAB. Nato a Biella come progetto dedicato all’innovazione e all’imprenditorialità, oggi è una piattaforma che mette in relazione imprese, startup, professionisti e altri protagonisti dell’innovazione. Proprio nell’ex Lanificio Maurizio Sella si trova l’Open Innovation Center di Biella, sede principale di SellaLAB.
Continuando a salire raggiungiamo la parte più alta del complesso, dove è ancora possibile riconoscere l’ingresso dell’antica roggia derivata dal torrente Cervo. L’acqua convogliata attraverso questo sistema forniva l’energia necessaria al funzionamento delle attività produttive, ricordandoci quanto lo sviluppo industriale biellese sia stato strettamente legato alla presenza dei suoi torrenti.
Qui le architetture storiche dialogano con gli interventi di recupero che, nel corso degli anni, hanno permesso all’antica manifattura di continuare a vivere con funzioni molto diverse da quelle per cui era nata.

Il Monastero di San Gerolamo
Nel pomeriggio il nostro itinerario nei luoghi di Quintino Sella prosegue sulla collina di San Gerolamo, proprio di fronte all’ex lanificio. Qui, immerso in un grande parco, sorge l’antico Monastero di San Gerolamo, acquistato dalla famiglia Sella nell’Ottocento e trasformato in residenza privata.
Raggiungerlo è già parte del fascino della visita. Percorriamo un lungo viale fiancheggiato da platani e ippocastani, che in questa giornata di fine autunno si accendono di colori caldi. Il sentiero sale dolcemente attraverso l’elegante giardino all’inglese fino agli edifici del monastero, situati nella parte più alta della collina.
Ad accoglierci troviamo Mattia Sella, che ci racconta le origini e le vicende di questo luogo.
Il monastero fu fondato nel 1512 per volontà di Giovanni Gromo, appartenente a un’importante famiglia biellese. La scelta della collina rispondeva al desiderio di creare per i monaci Gerolamini un luogo più appartato, adatto alla vita religiosa e alla regola monastica.
Nacque così il complesso di San Gerolamo, formato dal monastero e dalla chiesa e ancora oggi considerato uno degli esempi più significativi di architettura rinascimentale nel Biellese.
Con il passare dei secoli la comunità religiosa entrò in declino e il monastero perse la sua funzione originaria. Dopo essere passato al Seminario di Biella, nel 1864 il complesso e i terreni circostanti furono acquistati da Giuseppe Venanzio e Quintino Sella.
Per la famiglia iniziò così un nuovo capitolo della storia di San Gerolamo. La collina venne trasformata in un grande parco e parte degli antichi ambienti monastici divenne residenza familiare, senza cancellare però le testimonianze artistiche e architettoniche dei secoli precedenti.

La visita all’interno del Monastero di San Gerolamo
Mattia Sella ci conduce nel chiostro a due ordini di loggiati, elegante testimonianza dell’architettura rinascimentale del complesso. Le decorazioni mostrano chiaramente l’influenza della cultura artistica lombarda che caratterizzò questa parte del Piemonte.
Saliamo quindi al primo piano e, percorrendo il perimetro del chiostro, raggiungiamo la chiesa di San Gerolamo, originariamente costruita con una pianta a croce latina.
All’interno sono conservate diverse testimonianze artistiche, ma ad attirare maggiormente la nostra attenzione è il pregevole coro ligneo cinquecentesco, opera di Evangelista da Cremona. I dossali degli stalli furono dipinti nel 1523 da Defendente Ferrari e raffigurano paesaggi, scene sacre e oggetti liturgici.
Tra i dettagli più affascinanti ce n’è uno particolarmente legato al territorio: uno dei pannelli conserva una delle più antiche vedute di Biella, nella quale si riconoscono gli edifici del Piazzo, la chiesa di Santo Stefano e, sullo sfondo, il profilo del Monviso.
Da monastero a residenza della famiglia Sella
La trasformazione del monastero in residenza privata ha lasciato tracce curiose. La navata della chiesa venne divisa trasversalmente per ricavare nuovi ambienti, mentre alcune delle antiche cappelle laterali furono trasformate in studioli.
Entrando in questi spazi sembra quasi di affacciarsi sulla vita culturale della famiglia tra Otto e Novecento. Libri, oggetti d’arte, raccolte naturalistiche, animali tassidermizzati e conchiglie esotiche raccontano il gusto per lo studio, la scienza e la conoscenza che caratterizzò diverse generazioni dei Sella.
Restano visibili anche alcune delle decorazioni pittoriche originarie, testimonianza di una chiesa che un tempo era interamente affrescata. Tra le pitture superstiti compaiono grottesche, putti e angeli riconducibili all’ambito di Defendente Ferrari e, più in generale, alla cultura artistica lombarda del primo Cinquecento.
Camminando attraverso questi ambienti, il legame con Quintino Sella torna inevitabilmente in primo piano. San Gerolamo non è soltanto uno degli edifici storici più affascinanti di Biella, ma un luogo strettamente intrecciato alla memoria della famiglia e alla sua presenza sul territorio.
Sulle tracce di Quintino Sella a Biella
Al termine della visita ripercorriamo il lungo viale che attraversa il parco di San Gerolamo. I colori di questa giornata di fine autunno accompagnano i nostri ultimi passi e rendono ancora più suggestiva la conclusione dell’itinerario.
È stata una giornata intensa, trascorsa alla scoperta di luoghi che raccontano non soltanto la storia della famiglia Sella, ma anche quella di Biella e del suo territorio.
Seguire i luoghi di Quintino Sella significa infatti attraversare secoli di storia: dalle antiche attività che sfruttavano le acque del torrente Cervo alla nascita dell’industria tessile, dalla fotografia pionieristica alle grandi esplorazioni, fino alla vita privata della famiglia negli ambienti di San Gerolamo.
Visitandoli si comprende quanto queste vicende siano ancora profondamente intrecciate al paesaggio e all’identità biellese.
Ripensando alla giornata, mi resta soprattutto la sensazione di aver riscoperto luoghi che credevo di conoscere, osservandoli questa volta attraverso le storie delle persone che li hanno vissuti e trasformati.
Ed è forse proprio questo il modo più bello per conoscere Biella: lasciarsi guidare dai suoi luoghi e dalle storie che ancora custodiscono.
Come visitare i luoghi di Quintino Sella a Biella
L’itinerario raccontato in questo articolo nasce da una visita organizzata e comprende luoghi che non sono necessariamente accessibili liberamente al pubblico. Se vuoi scoprirli, è quindi consigliabile informarti in anticipo sulle possibilità di visita e sugli eventi in programma.
La Fondazione Sella ha sede all’interno dell’ex Lanificio Maurizio Sella, in via Corradino Sella 10 a Biella. Custodisce un importante patrimonio documentario, una biblioteca specializzata e un prezioso archivio fotografico.
Gli archivi sono accessibili su appuntamento dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 13:00. La Fondazione organizza inoltre mostre, incontri e, in particolari occasioni, visite guidate che permettono di conoscere gli spazi dell’antico lanificio e il patrimonio conservato al loro interno.
Il Monastero di San Gerolamo, sulla collina di fronte all’ex lanificio, è invece una proprietà privata della famiglia Sella e non è normalmente aperto alle visite. L’accesso può essere possibile in occasione di eventi o iniziative specifiche.
Prima di partire ti consiglio quindi di consultare i canali ufficiali della Fondazione Sella e le informazioni turistiche della città di Biella per verificare eventuali aperture, visite guidate ed eventi.
Se vuoi dedicare più tempo alla scoperta di Biella e del suo territorio, puoi cercare una sistemazione a Biella e trasformare la visita in un weekend nel Biellese.




Buongiorno possono interessare ad appassionati di storia locale dei documenti dell’ex monastero del 500 e 600? grazie saluti.
Non so se il blog possa essere il giusto mezzo, ma chissà, speriamo di essere d’aiuto! 🙂