Le Miniere di Ailoche, conosciute anche come Miniere di Ferro di Ailoche, sono uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del Biellese. Nascoste tra i boschi sopra la frazione di Piasca, raccontano una storia fatta di lavoro, ingegno, esplorazioni e leggende, in un paesaggio dove la natura si è lentamente ripresa ciò che l’uomo aveva costruito.
Le abbiamo scoperte quasi per caso durante la prima edizione di ExploreBiella, grazie ad alcuni abitanti del paese che decisero di accompagnarci lungo gli antichi sentieri percorsi un tempo dai minatori. Quella che doveva essere una semplice passeggiata si trasformò nell’inizio di una lunga serie di esplorazioni che ci riportarono più volte ad Ailoche, fino a scendere nelle gallerie insieme al Gruppo Speleologico del CAI di Varallo.
Là sotto abbiamo trovato un mondo sorprendente: gallerie che si sviluppano su più livelli, laghetti dalle acque cristalline, antiche strutture minerarie, pipistrelli e piccoli tritoni che vivono indisturbati nel silenzio della montagna. Un patrimonio storico e naturalistico di enorme valore che meriterebbe di essere conosciuto e tutelato.
Nel corso degli anni le miniere hanno attirato anche l’attenzione dei media nazionali. L’arrivo della trasmissione Mistero contribuì a renderle famose, anche se alcune ricostruzioni televisive finirono per alimentare racconti molto diversi dalle autentiche tradizioni locali, come la leggenda dell’Om Salvej, che da secoli appartiene al folklore di queste montagne.
In questa guida ti raccontiamo la storia delle Miniere di Ailoche, come le abbiamo scoperte, cosa abbiamo visto durante le esplorazioni sotterranee, quali leggende le circondano e perché rappresentano uno dei luoghi più sorprendenti del Biellese. Ti spiegheremo anche perché è fondamentale visitarle solo con le dovute precauzioni, nel rispetto di un sito tanto affascinante quanto delicato.

La storia delle Miniere di Ailoche
Le Miniere di Ailoche rappresentano una delle testimonianze più importanti del passato minerario del Biellese. Per secoli il ferro estratto da queste montagne ha contribuito allo sviluppo dell’economia locale, offrendo lavoro a generazioni di minatori che ogni giorno percorrevano i sentieri del bosco per raggiungere le gallerie.
Le prime attività estrattive risalgono probabilmente già al tardo Medioevo e proseguirono nei secoli successivi, soprattutto durante il dominio dei Ferrero Fieschi, signori di Masserano, che favorirono lo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio. L’attività raggiunse però il suo momento di maggiore intensità nel Novecento, quando il ferro estratto ad Ailoche veniva utilizzato anche per sostenere la crescente richiesta dell’industria e, durante i conflitti mondiali, della produzione bellica.
Il complesso minerario era molto più esteso di quanto si possa immaginare osservando oggi il bosco. All’interno della montagna si sviluppava una fitta rete di gallerie, pozzi di aerazione, camini verticali e diversi livelli sotterranei, collegati tra loro da cunicoli che permettevano di raggiungere i filoni di minerale.
Con la chiusura definitiva delle miniere, avvenuta nel 1945, gli accessi furono in gran parte fatti crollare o messi in sicurezza per evitare incidenti. Da allora la vegetazione ha lentamente riconquistato il territorio, nascondendo edifici, strade e imbocchi delle gallerie fino a trasformare questo luogo in uno dei siti più misteriosi delle Prealpi Biellesi.
Ancora oggi, camminando nei boschi sopra Piasca, è possibile riconoscere i resti della vecchia centrale elettrica, dei magazzini e delle opere minerarie. Sono tracce silenziose di un passato che sembrava destinato a essere dimenticato, ma che continua a riaffiorare grazie alle testimonianze degli abitanti e alle esplorazioni che abbiamo avuto la fortuna di vivere.
Come abbiamo scoperto le Miniere di Ailoche

La nostra prima visita alle Miniere di Ailoche fu del tutto inaspettata.
Piergiorgio Morera fu la nostra guida alle Miniere di Ailoche
Eravamo arrivati ad Ailoche per esplorare il paese nell’ambito di ExploreBiella e, fino a quel momento, nessuno ci aveva parlato di antiche miniere nascoste nei boschi. Stavamo ormai concludendo la giornata quando, vicino alla Chiesa di San Bernardo di Piasca, ci venne incontro un anziano del paese con un sorriso curioso.
Era Piergiorgio Morera.
Con entusiasmo ci raccontò di aver lavorato da ragazzo nelle miniere, poco prima della loro chiusura definitiva nel 1945. Quei cunicoli non erano semplicemente vecchie gallerie abbandonate: erano parte della sua vita e custodivano ricordi che nessuna fotografia avrebbe potuto raccontare.
Fu lui a proporci di accompagnarci fino agli ingressi delle miniere.
Naturalmente accettammo senza esitazione.
Lasciammo il paese e imboccammo l’antico sentiero che i minatori percorrevano ogni giorno per raggiungere il luogo di lavoro. Camminando tra castagni secolari e un fitto sottobosco, Piergiorgio iniziò a raccontarci la storia della montagna, alternando ricordi personali a episodi tramandati dagli abitanti di Ailoche.
Tra i ruderi dell’antico complesso minerario
Dopo alcuni minuti di cammino apparvero i primi resti dell’antico complesso minerario. Tra la vegetazione riconoscemmo i ruderi della centrale elettrica, i vecchi magazzini e le strutture utilizzate durante l’attività estrattiva. La natura aveva ormai quasi cancellato ogni traccia dell’uomo, ma osservando con attenzione era ancora possibile immaginare il continuo via vai di minatori che animava questi boschi.
Fu in quel momento che comprendemmo di trovarci davanti a qualcosa di speciale. Non era soltanto un sito minerario abbandonato, ma un luogo capace di raccontare la storia di un’intera comunità.
Quella passeggiata, nata quasi per caso, cambiò completamente il nostro modo di vedere Ailoche. Negli anni successivi saremmo tornati più volte su quei sentieri per approfondire la storia delle miniere, partecipare a nuove esplorazioni e scoprire gli straordinari ambienti sotterranei nascosti nel cuore della montagna.
Dentro le Miniere di Ailoche
La prima visita ci lasciò con una sola certezza: dovevamo tornare.
Negli anni successivi ne avemmo l’occasione grazie al Gruppo Speleologico del CAI di Varallo, che ci invitò a partecipare ad alcune esplorazioni all’interno delle gallerie. Accompagnati da persone che conoscevano perfettamente la miniera e dotati dell’attrezzatura necessaria, potemmo finalmente scoprire ciò che si nasconde sotto la montagna.
Fu un’esperienza completamente diversa dalla prima visita.
Appena superato l’ingresso, ci trovammo immersi in un mondo silenzioso, dove il tempo sembra essersi fermato nel 1945. Le gallerie si susseguivano per centinaia di metri, alternando tratti ancora ben conservati ad altri dove la roccia aveva lentamente ripreso possesso degli spazi scavati dai minatori.
Uno degli ambienti più spettacolari fu il Settore 14, una delle parti più estese dell’intero complesso minerario. Grazie alle mappe storiche recuperate dal Comune di Ailoche, gli speleologi riuscivano a orientarsi all’interno di un vero labirinto di cunicoli distribuiti su più livelli.
In alcuni punti raggiungemmo profondi pozzi verticali dai quali era possibile osservare i livelli inferiori della miniera, oggi completamente allagati. Puntando le lampade verso il fondo, l’acqua appariva incredibilmente limpida e lasciava intravedere le gallerie sommerse che proseguivano nell’oscurità. Una visione che difficilmente dimenticheremo.
Un ecosistema nascosto nel cuore della montagna
Quelle acque, apparentemente immobili, ospitano anche una sorprendente forma di vita. Illuminando le pozze comparivano piccoli tritoni, incuriositi dalla luce delle nostre torce, mentre nelle zone più buie della miniera non era raro incontrare alcuni pipistrelli, che oggi trovano in queste cavità un rifugio ideale.
Durante l’esplorazione osservammo anche antiche staffe metalliche utilizzate per sostenere le gallerie, preziose testimonianze del duro lavoro svolto per decenni all’interno della montagna.
Fu in quel momento che comprendemmo davvero quanto fosse straordinario questo luogo. Le Miniere di Ailoche non sono soltanto un sito storico, ma un patrimonio geologico, naturalistico e umano che racconta il rapporto tra il Biellese e la sua montagna, conservando ancora oggi un fascino capace di sorprendere chi ha la fortuna di scoprirle.
L’Om Salvej e le leggende delle Miniere di Ailoche
Luoghi come le Miniere di Ailoche hanno sempre alimentato racconti e leggende. Del resto, una montagna attraversata da chilometri di gallerie sotterranee, immersa in boschi fitti e ricca di pozzi nascosti, non poteva che stimolare la fantasia di chi la viveva.
La leggenda più conosciuta è quella dell’Om Salvej, l’Uomo Selvatico della tradizione alpina. Anche ad Ailoche si raccontava che questa misteriosa figura abitasse i boschi e le grotte della zona.
Probabilmente, come accadeva in molti paesi di montagna, questo racconto aveva anche uno scopo educativo: tenere lontani i bambini da un luogo realmente pericoloso, dove pozzi di aerazione, cunicoli e crolli potevano trasformare una semplice passeggiata in un grave incidente.
Ancora oggi questa leggenda rappresenta una parte importante del patrimonio culturale locale e racconta il profondo legame tra gli abitanti di Ailoche e la loro montagna.
Le Miniere di Ailoche e la trasmissione Mistero
Negli anni successivi alle nostre prime esplorazioni, le miniere finirono al centro dell’attenzione nazionale. L’interesse suscitato dal luogo convinse la trasmissione Mistero, in onda su Italia 1, a inviare una troupe per documentare il sito.
Ricordiamo ancora quei giorni. Gli esploratori di Estrema Team, guidati da Andrea Fabbri ed Erick Perino, visitarono le miniere insieme ad alcuni abitanti del paese, esplorando gallerie e cunicoli alla ricerca di testimonianze del passato minerario.
Durante la realizzazione del servizio televisivo, però, la narrazione prese una direzione diversa. Partendo dalla leggenda dell’Om Salvej, il programma parlò di misteriosi folletti che abitavano le profondità della montagna, un’interpretazione che non apparteneva alla tradizione popolare di Ailoche, ma che incuriosì migliaia di spettatori.
Nei giorni successivi alla messa in onda il Comune ricevette numerose telefonate da persone desiderose di visitare le cosiddette “miniere dei folletti”. Una situazione che fece sorridere gli abitanti del paese, consapevoli che la vera ricchezza di questo luogo non erano creature fantastiche, ma la sua storia, il patrimonio minerario e le testimonianze di chi quelle gallerie le aveva realmente vissute.
Ed è proprio questo che continua ad affascinarci ogni volta che torniamo ad Ailoche. Più delle leggende, sono i racconti di Piergiorgio Morera, le esplorazioni speleologiche e le tracce lasciate dai minatori a rendere queste montagne un luogo davvero straordinario. Perché, spesso, la realtà riesce a essere molto più sorprendente della fantasia.

È possibile visitare le Miniere di Ailoche?
La risposta è sì, ma con molta prudenza.
Le Miniere di Ailoche non sono una normale attrazione turistica. Dopo la chiusura dell’attività estrattiva, avvenuta nel 1945, gran parte degli accessi è stata abbandonata e la natura ha lentamente riconquistato il sito. Oggi il bosco nasconde pozzi di aerazione, cunicoli instabili, crolli e profonde cavità che possono rappresentare un serio pericolo per chi si avventura senza conoscere il territorio.
Per questo motivo sconsigliamo assolutamente di esplorare le miniere in autonomia. Anche un semplice sentiero apparentemente innocuo può nascondere aperture coperte dalla vegetazione o dal fogliame.
Se in futuro dovessero essere organizzate visite guidate o iniziative autorizzate, rappresenteranno senza dubbio il modo migliore per conoscere questo straordinario patrimonio storico in totale sicurezza.
Come arrivare alle Miniere di Ailoche
Le Miniere di Ailoche si trovano nei boschi sopra la frazione di Piasca, nel comune di Ailoche. Gli antichi sentieri che conducevano alle gallerie partono dalla zona della Chiesa di San Bernardo di Piasca, ma oggi il sito non è attrezzato né segnalato come percorso turistico.
Proprio per la presenza di pozzi nascosti, cunicoli instabili e accessi crollati, sconsigliamo di cercare le miniere autonomamente. Se in futuro verranno organizzate visite guidate o iniziative di valorizzazione, rappresenteranno il modo migliore per conoscere questo straordinario patrimonio in totale sicurezza.
Un patrimonio da preservare
Dopo aver visitato più volte le Miniere di Ailoche, la sensazione che ci accompagna è sempre la stessa: questo luogo meriterebbe di essere conosciuto molto di più.
Non soltanto per il fascino delle sue gallerie, ma perché racconta una parte importante della storia del Biellese. Qui hanno lavorato intere generazioni di minatori, qui la montagna conserva ancora le tracce dell’ingegno umano e qui la natura ha creato un equilibrio delicato che oggi ospita specie animali perfettamente adattate all’ambiente sotterraneo.
Naturalmente un’eventuale valorizzazione dovrebbe sempre partire dalla messa in sicurezza del sito e dal pieno rispetto del suo ecosistema. Solo così le Miniere di Ailoche potrebbero diventare una risorsa culturale e turistica capace di raccontare alle future generazioni un capitolo spesso dimenticato della storia del territorio.

Vale la pena scoprire le Miniere di Ailoche?
Per noi la risposta è senza dubbio sì.
Le Miniere di Ailoche non sono soltanto un luogo da visitare, ma un’esperienza da comprendere. Dietro ogni galleria si nascondono storie di lavoro, sacrificio e vita quotidiana; dietro ogni leggenda si ritrovano le paure e le tradizioni di una comunità che ha imparato a convivere con la montagna.
Sono passati molti anni dalla nostra prima passeggiata insieme a Piergiorgio Morera, eppure ogni volta che ripensiamo a quel sentiero, ai ruderi nascosti nel bosco e alle gallerie che si perdono nell’oscurità, proviamo ancora lo stesso stupore.
Le Miniere di Ailoche ci hanno insegnato che i luoghi più straordinari sono spesso quelli che pochi conoscono davvero. Basta uscire dai percorsi più battuti per scoprire un patrimonio fatto di storia, natura e persone che meritano di essere ricordate.
Se vuoi scoprire anche il borgo che custodisce queste antiche gallerie, leggi la nostra guida completa su cosa vedere ad Ailoche, con itinerario, frazioni, il Santuario della Brugarola e il Duomo della Montagna.
FAQ sulle Miniere di Ailoche
Dove si trovano le Miniere di Ailoche?
Le Miniere di Ailoche si trovano nei boschi sopra la frazione di Piasca, nel comune di Ailoche, in provincia di Biella. Gli antichi accessi sono immersi nella vegetazione e si raggiungono percorrendo i sentieri che un tempo venivano utilizzati dai minatori.
Le Miniere di Ailoche sono aperte al pubblico?
Le miniere non devono essere esplorate autonomamente. Il sito presenta pozzi, cunicoli instabili e aree pericolose. L’eventuale visita è consigliata esclusivamente nell’ambito di iniziative autorizzate o accompagnati da persone esperte.
Perché le Miniere di Ailoche sono famose?
Le Miniere di Ailoche sono conosciute per la loro storia mineraria, per le leggende legate all’Om Salvej e perché sono state protagoniste di un servizio della trasmissione Mistero, che contribuì a far conoscere questo luogo al grande pubblico.
Chi era l’Om Salvej?
L’Om Salvej, o Uomo Selvatico, è una figura della tradizione alpina presente anche nei racconti popolari di Ailoche. Secondo la leggenda viveva nei boschi e nelle grotte della zona. Probabilmente questi racconti servivano anche a scoraggiare i bambini dall’avvicinarsi alle miniere, dove erano presenti numerosi pericoli.
Quanto sono grandi le Miniere di Ailoche?
Il complesso minerario si sviluppa su diversi livelli sotterranei, collegati da gallerie, pozzi e camini di aerazione. Ancora oggi una parte della montagna è attraversata da un articolato reticolo di cunicoli, molti dei quali risultano allagati o non più accessibili.
Cosa si può vedere all’interno delle miniere?
Durante le esplorazioni speleologiche è possibile osservare antiche gallerie minerarie, laghetti dalle acque cristalline, strutture utilizzate per l’estrazione del ferro, oltre a un ecosistema sotterraneo popolato da pipistrelli e piccoli tritoni.




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