Oropa Santuario, scopriamone l’architettura, una magia di archi e aria

Oropa Santuario
Oropa Santuario

Diamo il benvenuto a una nuova autrice del nostro blog, Elisa Vimercati ci accompagna con simpatia e gusto per l’arte e l’architettura a Oropa Santuario, un luogo che pare averla talmente affascinata da meritarsi il paragone con una ‘magia di archi e aria’.

Ora vado e vi porto con me e amici a Oropa, santuario piemontese a mezz’ora di strada da Biella.

Siamo a Biella, Piazza Martiri della Libertà: lì c’è una Lancia Ypsilon, vecchietta pimpante di quindici anni, è il mio destriero (segni particolari: graffi e ammaccature varie, indice di un’onorata carriera e di una pessima padrona…). Sali che si parte.

Percorriamo la strada a curve che da Biella passa per il Favaro, incrociando la strada che porta a Sordevolo e incrociando le dita per arrivare in tempo. Sono le sei e venti e l’Ufficio Accoglienza entro le sette deve darci le chiavi della stanza che ho prenotato.

Passata l’ultima svolta, si gira a destra e siamo arrivati.

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Oropa Santuario, vista frontale
Oropa Santuario, vista frontale

Ecco Oropa, un colpo d’occhio spettacolare: il prato verde, una cancellata con due facciate imponenti, due braccia, un portone enorme con l’entrata ad arco, la cupola e subito dietro la montagna, vicina come un amico affettuoso.

Gli archi di Oropa Santuario

Chiavi della camera recuperate, si tira il fiato: possiamo iniziare sul serio a gustarci Oropa.

Oropa Santuario, le serliane
Oropa Santuario, le serliane

Trovo che la sua bellezza sia negli archi, nei portici e nelle logge, nelle aperture a serliana con cui gli architetti e gli ingegneri, i capomastri e tutti gli uomini di fatica hanno saputo dare armonia a pezzi di storia differenti e con diverse funzioni.

Gli amici mi hanno abbandonata per rifugiarsi in un caffé appena ho pronunciato, con un certo orgoglio, la parola “serliana”: meno male che ci sei tu a tenermi compagnia! (Amici fedifraghi verranno puniti, che le chiavi sono in mano mia!).

Allora torniamo sui nostri passi, parcheggio, scendiamo nuovamente dalla macchina ma con più calma (stile Julia Roberts agli Oscar), ripercorriamo la strada oltre la cancellata e vediamo meglio Oropa Santuario.

Alcune note sulla serliana: la serliana è un tipo particolare di arco, nello specifico si tratta di una serie di archi a tutto sesto a cui si mischiano delle aperture rettangolari più piccine. Un po’ come una fila di fratellini alti e bassi assieme.

Facci caso, perché l’apertura a serliana si ripete per tutta Oropa e, a ben vedere, è l’elemento che fa da collante ai vari edifici, tutti diversi per età, funzione e posizione.

Inoltre, sarà che ha un suono molto musicale, sarà che mi ha sempre permesso in giro con gli amici di fare un figurone da guida turistica vera, ma trovo che la serliana (che prende il nome dall’architetto Sebastiano Serlio, il primo a usarla) abbia una sua eleganza che non guasta mai. Come un merletto gentile, per nulla pacchiano.

Due braccia, quattro portici: i piazzali d’ingresso

I padiglioni di testa in mezzo a cui corre la cancellata d’ingresso sono al tempo stesso massicci e eleganti, due blocchi color ocra disegnati dalle linee grigie delle decorazioni in pietra locale in corrispondenza di spigoli, finestre e fasce marcapiano.

Quelle che sembrano due braccia sono le quattro “osterie”, padiglioni destinati all’ospitalità di una folla sempre più numerosa nei secoli, che circondano a destra e a sinistra il grande spazio che va dalla cancellata alla Porta Regia.

Oropa Santuario, il primo chiostro
Oropa Santuario, il primo chiostro

Le quattro osterie sono simmetriche ma diverse fra loro: le prime due, a destra e a sinistra del primo cortile, hanno una doppia galleria al pianterreno e al primo piano collegata con la galleria al pianterreno degli altri due padiglioni, che si trovano più in alto e presentano una sola galleria e due piani ammezzati.

Il Santuario di Oropa è un edificio che sale sulla montagna e sembra dire: se le cose fossero troppo facili sarebbero meno stupefacenti, quindi, alla fine, le difficoltà vanno bene.

Aforisma declamato dalla sottoscritta, che si aggiunge agli altri aforismi di Santa Elisa da Albiate (come li chiama la mia amica Greta, anche se penso di avere un abbonamento all inclusive di diecimila anni al purgatorio, prima di poter accennare a diventare santa almeno sull’unghia del piede…).

La Porta Regia e il chiostro di Pietro Arduzzi

Tornati gli amici delinquenti dal caffè (“Che buono il Ratafià di Andorno!”, “E la cioccolata, super!”), percorriamo lo scalone monumentale a tre ripiani, fino alla Porta Regia, costruita per volontà del principe Maurizio di Savoia in seguito a un voto. Un omaggio dei futuri re d’Italia alla regina del Monte d’Oropa, come viene chiamata qui.

È davvero imponente: un’apertura arcata al pianterreno sormontata da una finestra, con in cima un timpano interrotto dallo stemma sabaudo e, a coronare il tutto, il monogramma mariano (Maria è sopra i Savoia, non può che essere così).

Ma la cosa più bella sono il portico a tre file di colonne e la balaustra: mi giro indietro e vedo solo il cielo. Niente scalone, niente spiazzo né edifici: sembra davvero di essere sospesi e che a fare un passo in più si caschi nel vuoto.

Oropa Santuario, la Basilica Antica
Oropa Santuario, la Basilica Antica

Superata la porta regia, eccoci nel cuore di Oropa Santuario: il “recinto”, il chiostro-fortezza progettato da Pietro Arduzzi per proteggere e custodire la chiesa con la statua votiva della Madonna Nera.

Ancora una volta sono le facciate e le arcate ad armonizzare la diversità, stavolta non del terreno ma degli edifici stessi.
Il chiostro seicentesco nasce infatti a ridosso di edifici preesistenti: la Galleria S. Anna, la prima osteria per ospitare i pellegrini, e la “fabbrica dei Disciplini” dove vivevano i religiosi.

È riposante, il chiostro, con il verde e la fontana e le panchine ai lati.

È bello, il chiostro, costruito da elementi diversi, ma con un unico, armonico, risultato finale.

Aspettati qualcosa di veramente grandioso. Sali gli scalini, ed ecco che si apre davanti a te la Basilica Nuova. È imponente, grossa, per un attimo ti sembra che abbiano preso qualcosa della facciata di San Pietro a Roma e l’abbiano lasciato lì, davanti alla montagna.

Ha la pianta a forma di otto, con due rotonde una più piccola dell’altra, la facciata presenta un pronao a quattro colonne e a coronare il tutto c’è una enorme cupola: altezza totale 81 metri.

La rotazione finale di Oropa Santuario

Ma lo sapevi che la Basilica Nuova è frutto di una rotazione stratosferica che Oropa ha subito nel corso degli anni? (Pausa ad effetto, occhi sbarrati d’ordinanza, facce dubbiose).

Immaginati Oropa Santuario prima del 1653: c’erano la Basilica Antica e il recinto stava prendendo la forma che aveva pensato Pietro Arduzzi, ma non c’era la Porta Regia, né i due piazzali né tantomeno la cancellata d’ingresso, lì c’era ancora la collina San Francesco, che verrà spianata a partire dal 1728.

La porta principale era dunque quella di fronte alla Basilica: lì l’ingresso, lì la facciata principale.

Dopo il 1653 tutto cambia: la Porta Regia diventa l’accesso e sposta l’intero asse visivo del complesso: la Basilica Antica risulta laterale rispetto alla linea d’aria che va dalla cancellata principale alla porta regia fino alla Galleria S. Anna. Oropa Santuario viene fatta ruotare, e sembra mancare qualcosa: la Chiesa Nuova.

… è il momento della citazione colta (anche i miei amici l’ascoltano, perché ho minacciato di non riaccompagnarli giù), e dunque:

“Devesi, questa nuova fabbrica, secondo il progetto, ergere non più a canto come la presentanea, ma bensì in testa al gran Cortile, che immediato vi presta accesso, così che dirimpetto trovisi della Gran Porta, che già formata vi esiste, sebben fin dal presente non ancora aperta”.

Dopo il momento citazione non poteva mancare il momento regalo: ecco allora una mini-guida con tutta la storia di Oropa racchiusa in un foglio. Prendi, stampa e poi vieni a Oropa Santuario, che non te ne pentirai…

Clicca qui per scaricare la miniguida in formato PDF

Testi e fotografie di questo post sono di Elisa Vimercati.



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Oropa Santuario, la Basilica Nuova
Oropa Santuario, la Basilica Nuova

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About Gian Luca Sgaggero 604 Articoli
Sono un narratore turistico, appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, racconto le mie esperienze sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero. Non importa dove, come o quando, l'importante è esserci e vivere fino in fondo!Contattami per collaborare con me, sono travel blogger di professione dal 2010, digital content creator, storyteller e social media strategist.

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