La Riserva Naturale Speciale della Bessa è uno dei luoghi più sorprendenti del Biellese. A prima vista può sembrare un semplice bosco attraversato da sentieri, ma basta inoltrarsi tra la vegetazione per scoprire un paesaggio unico, modellato oltre duemila anni fa dall’attività dell’uomo. Qui, infatti, i Romani realizzarono una delle più grandi miniere d’oro a cielo aperto dell’Impero Romano, lasciando un’eredità che ancora oggi caratterizza profondamente il territorio.
Abbiamo scoperto la Bessa durante il progetto #ExploreBiella, esplorandola più volte da accessi diversi, tra Borriana e Zubiena. Ogni visita ci ha mostrato un volto differente della riserva: i grandi cumuli di ciottoli, i sentieri immersi nel bosco, i resti dell’antica attività estrattiva e le tante storie che gli abitanti continuano a tramandare di generazione in generazione.
In questa guida ti raccontiamo cosa vedere nella Riserva Naturale Speciale della Bessa, la sua storia, i percorsi più interessanti, le curiosità e i consigli utili per visitare uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del Biellese.

Dove si trova la Riserva Naturale Speciale della Bessa
La Riserva Naturale Speciale della Bessa si estende tra i comuni di Borriana, Zubiena, Mongrando e Cerrione, ai piedi della Serra Morenica d’Ivrea, nel cuore del Biellese. Si tratta di un’area protetta di straordinario valore storico e naturalistico, facilmente raggiungibile in auto e ideale per escursioni a piedi durante tutto l’anno.
Il territorio della riserva è attraversato dal Torrente Elvo, il corso d’acqua che oltre duemila anni fa rese questa zona una delle più importanti aree di estrazione dell’oro dell’Impero Romano. Ancora oggi il paesaggio conserva le tracce di quell’attività mineraria: enormi cumuli di ciottoli, boschi che hanno riconquistato gli antichi cantieri e una fitta rete di sentieri che permette di esplorare la Bessa da diversi punti di accesso.
Noi abbiamo visitato la riserva partendo da Borriana, uno degli ingressi più comodi per chi desidera conoscere questo territorio. Da qui è possibile raggiungere facilmente il Torrente Elvo, attraversare il ponte pedonale e iniziare un percorso immerso nella natura, dove storia e paesaggio si fondono in modo sorprendente.
La posizione della Bessa la rende inoltre una tappa ideale all’interno di un itinerario dedicato alla scoperta del Biellese, da abbinare ai vicini comuni di Borriana, Zubiena e Mongrando, oppure alle altre località che sorgono ai piedi della Serra.

La storia delle miniere d’oro romane della Bessa
La storia della Riserva Naturale Speciale della Bessa affonda le proprie radici in epoca romana, quando questo territorio divenne uno dei più importanti centri di estrazione dell’oro alluvionale dell’Italia settentrionale. La presenza del Torrente Elvo, ricco di sedimenti auriferi trasportati dalle montagne biellesi, rese questa zona particolarmente preziosa e spinse i Romani a organizzare un’imponente attività mineraria.
Per estrarre l’oro venivano movimentate enormi quantità di ghiaia e ciottoli. Il materiale veniva lavato per separare le minuscole particelle del metallo prezioso e, una volta terminata la lavorazione, le pietre venivano accatastate ai margini delle aree di scavo. È proprio da questo lungo lavoro che nacquero gli spettacolari cumuli di ciottoli che ancora oggi caratterizzano il paesaggio della Bessa.
Passeggiando tra i sentieri della riserva è difficile immaginare quanto fosse intensa l’attività che animava questi luoghi oltre duemila anni fa. Dove oggi si estendono boschi e radure, un tempo lavoravano centinaia di persone impegnate nell’estrazione dell’oro, modificando profondamente il territorio e creando un paesaggio che non ha eguali nel Biellese.
L’importanza della Bessa non è testimoniata soltanto dalle antiche miniere. Nei dintorni sono stati rinvenuti anche resti di insediamenti e di una necropoli di epoca romana, elementi che confermano come quest’area fosse stabilmente frequentata e rivestisse un ruolo significativo all’interno dell’organizzazione del territorio.
La leggenda del Cavallino d’Oro
Tra le storie più affascinanti tramandate nel Biellese c’è quella del Cavallino d’Oro, profondamente legata ai Vittimuli, il popolo che abitava questo territorio prima dell’arrivo dei Romani.
Secondo la tradizione, i Vittimuli conoscevano già l’oro trasportato dal Torrente Elvo e lo raccoglievano dragando il corso d’acqua, senza attribuirgli il grande valore economico che avrebbe assunto in seguito. Quando giunsero i Romani avrebbero fuso parte dell’oro raccolto per realizzare un piccolo cavallo d’oro, offrendolo come dono nella speranza di ottenere la propria libertà e mantenere la pace.
La leggenda racconta però che quel gesto ebbe l’effetto opposto. Il prezioso manufatto avrebbe acceso l’avidità dei conquistatori, che compresero l’enorme ricchezza custodita da questo territorio. I Vittimuli sarebbero così stati sottomessi e costretti a estrarre quanto più oro possibile. Secondo il racconto popolare, proprio da questo immenso lavoro nacquero gli spettacolari cumuli di ciottoli che ancora oggi caratterizzano il cosiddetto deserto roccioso della Bessa.
Naturalmente si tratta di una leggenda tramandata dalla tradizione locale, ma è un racconto che continua ancora oggi a spiegare, in modo simbolico, il profondo legame tra la Bessa, l’oro e le comunità che per secoli hanno vissuto questo territorio.
Oggi la natura ha riconquistato quasi completamente questi antichi cantieri, ma le tracce lasciate dall’uomo sono ancora perfettamente leggibili. È proprio questo straordinario incontro tra archeologia, paesaggio e ambiente naturale a rendere la Riserva Naturale Speciale della Bessa uno dei luoghi più affascinanti da visitare nel Biellese.

Cosa vedere nella Riserva Naturale Speciale della Bessa
Visitare la Riserva Naturale Speciale della Bessa significa immergersi in un paesaggio dove ogni elemento racconta una parte della sua lunga storia. Non ci sono monumenti spettacolari o grandi edifici storici, ma è proprio il territorio a essere il vero protagonista dell’esperienza.
La prima cosa che colpisce sono gli enormi cumuli di ciottoli disseminati nel bosco. A prima vista sembrano piccole colline naturali, ma in realtà sono il risultato dell’attività estrattiva romana. Passeggiando tra questi antichi accumuli si comprende facilmente quanto il lavoro svolto oltre duemila anni fa abbia modificato in modo permanente il paesaggio.
Un altro elemento caratteristico è il Torrente Elvo, che attraversa parte della riserva e rappresentò la principale fonte dell’oro alluvionale ricercato dai Romani. Ancora oggi le sue acque accompagnano il visitatore lungo alcuni dei percorsi più suggestivi della Bessa, contribuendo a creare un ambiente ricco di biodiversità.
Tra i boschi si incontrano anche massi erratici, radure, antichi sentieri e numerose testimonianze dell’attività umana. Nei dintorni sono stati individuati anche i resti di una necropoli romana, ulteriore conferma dell’importanza che questo territorio ebbe durante l’antichità.
Ma forse l’aspetto che più ci ha colpito è il modo in cui la natura ha saputo riconquistare gli antichi cantieri minerari. Alberi, felci e muschi ricoprono lentamente le pietre, creando un paesaggio che cambia con il susseguirsi delle stagioni e che rende ogni visita diversa dalla precedente.
È proprio questa combinazione di storia, archeologia e natura a rendere la Bessa una meta così particolare. Più che cercare un singolo luogo da fotografare, il consiglio è quello di percorrere i sentieri con calma, osservare i dettagli e lasciarsi sorprendere da un territorio che continua ancora oggi a raccontare il proprio passato.
I sentieri della Riserva Naturale Speciale della Bessa
La Riserva Naturale Speciale della Bessa può essere esplorata attraverso una rete di sentieri che attraversano boschi, antiche aree minerarie e i caratteristici cumuli di pietra lasciati dai Romani. Non esiste un unico percorso obbligato: la riserva offre diversi accessi che permettono di scoprire ambienti e scorci differenti, rendendo ogni visita unica.
Noi abbiamo iniziato la nostra escursione da Borriana, raggiungendo il Torrente Elvo e attraversando il ponte pedonale che conduce nel cuore della riserva. Da qui i sentieri si sviluppano tra la vegetazione seguendo un itinerario piacevole, adatto a chi ama camminare con calma e fermarsi a osservare il paesaggio.
Anche Zubiena rappresenta uno degli accessi più utilizzati, soprattutto per chi desidera visitare alcuni dei luoghi più conosciuti della Bessa, come la casa nel bosco, di cui raccontiamo in un altro articolo. Altri ingressi permettono invece di raggiungere la riserva dai comuni limitrofi, offrendo punti di vista diversi sul territorio.
I percorsi non presentano particolari difficoltà tecniche, ma è consigliabile indossare scarpe da trekking, o comunque con una buona suola, soprattutto dopo periodi di pioggia, quando alcuni tratti possono risultare umidi o scivolosi. Anche se la rete sentieristica è ben sviluppata, in alcuni punti i boschi possono rendere meno immediato l’orientamento. Per questo motivo è sempre preferibile seguire i percorsi segnalati ed evitare di avventurarsi fuori dai sentieri.

Quando visitare la Bessa
La Riserva Naturale Speciale della Bessa cambia volto con il susseguirsi delle stagioni e ogni periodo dell’anno regala atmosfere differenti.
La primavera e l’autunno sono probabilmente i momenti migliori per visitarla. Le temperature sono piacevoli, il bosco offre colori spettacolari e camminare tra gli antichi cumuli di pietra diventa ancora più suggestivo.
Anche l’estate permette di esplorare la riserva con tranquillità grazie all’ombra offerta dalla vegetazione, mentre l’inverno mette maggiormente in risalto il particolare paesaggio modellato dalle antiche miniere romane, quando gli alberi spogli lasciano intravedere più facilmente le colline di ciottoli.
Più che programmare una visita veloce, il nostro consiglio è quello di dedicare qualche ora all’esplorazione. La Bessa non è un luogo da attraversare di fretta, ma un territorio da vivere con calma, osservando i dettagli e lasciandosi sorprendere da un paesaggio che racconta oltre duemila anni di storia.
Natura, fauna e biodiversità della Bessa
Oltre al suo straordinario valore storico, la Riserva Naturale Speciale della Bessa rappresenta anche un importante patrimonio naturalistico. Nel corso dei secoli, la natura ha lentamente riconquistato gli antichi cantieri minerari, trasformando un paesaggio profondamente modificato dall’uomo in un ambiente ricco di vita, dove boschi, radure e corsi d’acqua convivono in perfetto equilibrio.
Passeggiando lungo i sentieri si attraversano ambienti molto diversi tra loro. I grandi cumuli di ciottoli si alternano a zone boscate, piccoli prati e aree più umide alimentate dal Torrente Elvo, creando habitat differenti che favoriscono una notevole varietà di flora e fauna.
Durante le nostre escursioni ci ha colpito soprattutto il silenzio che caratterizza gran parte della riserva. Lontano dai centri abitati, il rumore del vento tra gli alberi e il canto degli uccelli accompagnano il cammino, regalando una piacevole sensazione di tranquillità. Con un po’ di fortuna è possibile osservare alcuni degli animali che popolano questi boschi, sempre nel rispetto del loro ambiente naturale e mantenendo la giusta distanza.
La Bessa è anche un luogo che cambia profondamente con il susseguirsi delle stagioni. In primavera il sottobosco si riempie di colori e nuove fioriture, in estate la vegetazione offre ombra lungo gran parte dei percorsi, in autunno il bosco si accende di sfumature calde, mentre in inverno gli alberi spogli permettono di osservare con maggiore facilità il particolare paesaggio modellato dalle antiche miniere romane.
È proprio questo continuo dialogo tra natura e storia a rendere la visita così speciale. La Bessa dimostra come un territorio profondamente trasformato dall’attività umana possa, con il passare dei secoli, diventare un prezioso rifugio per la biodiversità e uno dei paesaggi più caratteristici del Biellese.

Leggende e misteri della Bessa
Nel corso dei secoli la Riserva Naturale Speciale della Bessa non ha dato origine soltanto a studi archeologici e ricerche storiche. La particolarità del suo paesaggio ha alimentato anche un ricco patrimonio di leggende, racconti popolari e tradizioni orali che ancora oggi vengono tramandati dagli abitanti dei paesi che circondano la riserva.
Non è difficile comprenderne il motivo. Passeggiando tra gli antichi cumuli di pietra, immersi nel silenzio del bosco, si ha spesso la sensazione di trovarsi in un luogo sospeso nel tempo. È proprio questa atmosfera ad aver ispirato, nel corso delle generazioni, storie che mescolano realtà e fantasia, contribuendo a rendere la Bessa ancora più affascinante.
Tra i racconti più conosciuti c’è quello del Cavallino d’Oro, una leggenda che richiama direttamente il passato minerario della riserva e il prezioso metallo che per secoli ha attirato cercatori e conquistatori. Come molte tradizioni popolari, anche questa è stata tramandata nel tempo in versioni differenti, diventando parte dell’identità culturale del territorio.
Un’altra storia molto nota è quella della casa nella Bessa, conosciuta da molti abitanti come il Castello Incantato. Isolata nel cuore del bosco e costruita utilizzando le pietre della riserva, questa particolare abitazione ha dato origine a numerosi racconti e curiosità che continuano ancora oggi ad alimentarne il fascino. Durante le nostre esplorazioni abbiamo deciso di raggiungerla per conoscerne la storia e raccontarla in un articolo dedicato, approfondendo il suo legame con il territorio e il folclore locale.
Più che cercare il mistero, quello che ci ha colpito è stato il modo in cui queste storie contribuiscono ancora oggi a mantenere vivo il rapporto tra la comunità e la Bessa. Le leggende fanno parte della memoria collettiva e rappresentano un modo diverso di raccontare un luogo che, da oltre duemila anni, continua a suscitare curiosità e meraviglia.

Vale la pena visitare la Riserva Naturale Speciale della Bessa?
Se stai cercando un luogo capace di unire storia, natura, archeologia e tradizioni popolari, la Riserva Naturale Speciale della Bessa merita sicuramente una visita. È uno di quei territori che non colpiscono con monumenti imponenti o panorami spettacolari, ma conquistano passo dopo passo, lasciando emergere lentamente il proprio fascino.
Durante le nostre esplorazioni abbiamo scoperto un ambiente unico, dove gli antichi cumuli di ciottoli, i sentieri immersi nel bosco, il Torrente Elvo e le testimonianze dell’attività mineraria romana raccontano una storia lunga oltre duemila anni. A rendere ancora più coinvolgente la visita contribuiscono i racconti e le leggende tramandati dagli abitanti, capaci di aggiungere un ulteriore livello di fascino a questo territorio.
Il nostro consiglio è quello di dedicare almeno mezza giornata alla scoperta della riserva, alternando il piacere della passeggiata alla curiosità di osservare i dettagli che rendono questo paesaggio così diverso da qualsiasi altro nel Biellese. Non avere fretta: la Bessa si lascia apprezzare soprattutto camminando con calma e lasciandosi sorprendere da ciò che si incontra lungo il percorso.
Se desideri approfondire la storia e i misteri della Bessa, ti consigliamo di leggere anche i nostri articoli dedicati all’avventura nella Bessa, alla casa nella Bessa e ai comuni che ne custodiscono gli accessi principali, come Borriana e Zubiena. In questo modo potrai organizzare un itinerario ancora più completo alla scoperta di questo straordinario territorio.
La Bessa è uno di quei luoghi che non si limitano a essere visitati: vanno esplorati, ascoltati e vissuti con calma perché, una volta scoperti, lasciano il desiderio di tornare ancora.
FAQ
Cos’è la Riserva Naturale Speciale della Bessa?
La Riserva Naturale Speciale della Bessa è un’area protetta del Biellese famosa per ospitare una delle più grandi miniere d’oro a cielo aperto dell’epoca romana. Oggi conserva un paesaggio unico formato da boschi, sentieri e grandi cumuli di ciottoli lasciati dall’antica attività estrattiva.
Dove si trova la Riserva Naturale Speciale della Bessa?
La Bessa si estende tra i comuni di Borriana, Zubiena, Mongrando e Cerrione, ai piedi della Serra Morenica d’Ivrea. È facilmente raggiungibile in auto e dispone di diversi accessi ai sentieri escursionistici.
Perché la Bessa è famosa?
La Bessa è famosa per essere stata un importante centro di estrazione dell’oro in epoca romana. Oltre al suo valore archeologico, è conosciuta per i caratteristici cumuli di ciottoli, le numerose leggende popolari e i sentieri immersi nella natura.
Quanto tempo serve per visitare la Bessa?
Per una prima visita è consigliabile dedicare almeno mezza giornata. In questo modo è possibile percorrere alcuni dei principali sentieri, osservare i resti dell’antica attività mineraria e godersi con calma il paesaggio della riserva.
La Bessa è adatta anche ai bambini?
Sì, molti percorsi della Riserva Naturale Speciale della Bessa sono adatti anche alle famiglie, purché si scelgano gli itinerari più semplici e si indossino calzature adeguate. È comunque importante rimanere sempre sui sentieri segnalati.
Qual è la leggenda del Cavallino d’Oro?
Secondo la tradizione, gli antichi Vittimuli, abitanti della Bessa prima dell’arrivo dei Romani, avrebbero fuso parte dell’oro raccolto nel Torrente Elvo per realizzare un Cavallino d’Oro, offrendolo come dono ai conquistatori nella speranza di mantenere la propria libertà. La leggenda racconta invece che quel gesto avrebbe alimentato l’interesse dei Romani per le ricchezze del territorio, dando inizio allo sfruttamento delle miniere aurifere della Bessa.
Vale la pena visitare la Riserva Naturale Speciale della Bessa?
Sì. La Bessa è uno dei luoghi più particolari del Biellese perché unisce storia, archeologia, natura e tradizioni popolari in un paesaggio unico. È una meta ideale per chi ama le passeggiate, desidera conoscere un’importante testimonianza dell’epoca romana o semplicemente vuole esplorare uno degli angoli meno conosciuti del Piemonte.



Commenta per primo