Santuario del Cavallero di Coggiola

La Piazza Ponte del Santuario del Cavallero
La Piazza Ponte del Santuario del Cavallero

A volte per concedersi una pausa non è necessario andare in capo al mondo, è per questo che appena possiamo cerchiamo di fuggire dalla routine quotidiana alla scoperta di luoghi conosciuti da poche persone, ma ricchi di fascino e capaci di trasmettere sensazioni talmente forti da sembrare incantati.

Siamo in provincia di Biella, in una valle molto suggestiva capace di regalare angoli di paesaggio che spesso sembrano rimasti indietro nel tempo, la Val Sessera, per anni quasi isolata a causa delle strade statali strette e tortuose, unico collegamento con il resto della provincia, ma oggi molto più accessibile e rapidamente raggiungibile grazie alla nuova variante stradale a scorrimento veloce, un grande progetto che si spera possa portare prosperità ai comuni che sorgono lungo il torrente Sessera.
Arrivati a Portula lasciamo l’auto in un piccolo parcheggio in frazione Masseranga, borgo di ridotte dimensioni, le cui case sembrano tutte addossate attorno alla chiesetta locale, in questo luogo pare non passino spesso dei turisti, diverse persone infatti ci osservano incuriosite ed al nostro saluto rispondono cortesemente, ma con aria interrogativa. Portula e Coggiola sono divisi gograficamente dal corso del torrente Sessera.
Cammino da Coggiola lungo la Valsessera, Santuario del Cavallero
Cammino da Coggiola lungo la Valsessera verso il Santuario del Cavallero

Da questo punto parte un cammino, dapprima lungo una strada non transitabile in auto che costeggia un grande fabbricato abbandonato, era un’ex filatura, e poi per un sentiero a tratti gradinato, che risale lungo le Lame del Sessera e costeggiando il torrente permette di raggiungere luoghi della vallata totalmente immersi nella natura. Qui gli elementi dominanti sono la roccia delle pareti scoscese, l’aria fresca e frizzante e l’acqua, talvolta ghiacciata dal freddo, il cui rumore roboante riempie l’atmosfera mentre scorrendo sul greto si dirige verso valle.

Poche e solitarie abitazioni si trovano lungo il sentiero, alcune di esse abitate, altre invece più simili ad alpeggi estivi, antichi edifici risalenti ad un tempo ormai scordato in cui il fiume era portatore di lavoro e ricchezza, e la vita rurale era la realtà comune.
Particolarmente suggestive sono due alte arcate in pietra quasi totalmente ricoperte dall’edera, pilastri che sorreggono una roggia che porta acqua ad una centralina idroelettrica di Masseranga, che si trovano circa a metà percorso, a ridosso della parete rocciosa.
Dopo una mezz’ora di cammino il sentiero raggiunge un ponte molto singolare, in questo punto si trova anche un particolare carrello fissato ad una specie di piccola funivia, esso è attualmente al servizio di un’altra centralina idroelettrica situata poco oltre il Santuario stesso lungo il torrente Sessera e, in base a fonti non certificate, era utilizzato per rifornire di viveri e vettovaglie il punto di ristoro che una volta si trovava vicino al santuario, nonché per mandare beni di prima necessità ad un eremita che si era stabilito proprio in quella zona.

Ponte mobile sul Torrente Sessera, Santuario del Cavallero
Ponte mobile sul Torrente Sessera lungo la via per il Santuario del Cavallero

Per raggiungere la nostra meta è necessario attraversare il corso d’acqua e, sebbene il percorso possa sembrare poco stabile, non abbiate alcuna paura, un tempo fatto di assi di legno, oggi il ponte è metallico e sorretto da robusti cavi, le griglie che costituiscono il camminamento permettono di osservare il torrente sotto ai propri piedi e concedono una visuale a 360° tutto intorno, il particolare trascurabile è che tutta la struttura è mobile, dopo i primi passi infatti tutto inizia ad oscillare sotto il nostro peso rendendo la traversata molto ballerina e anche parecchio divertente.
Dall’altro lato del ponte si raggiunge un bivio, svoltando a destra si ritorna verso il paese lungo l’altra sponda del Sessera e si arriva in frazione Zuccaro, a Coggiola, mentre svoltando a sinistra ci si avvia su di una lunga gradinata, i segnali indicano che siamo ormai vicini, solo 10 minuti di cammino ci separano dal Cavallero.

Arco d'accesso al Santuario del Cavallero
Arco d’accesso al Santuario del Cavallero

L’ascesa non è difficile e permette una visuale della valle elevata che ha dell’incrediblie, ad un tratto un alto arco, che sembra quasi un portale, sovrasta la scala e su di esso c’è scritto: ‘O BEATA SOLITUDO, O SOLA BEATITUD‘.

Il Santuario del Cavallero

Da quel punto, superata la cima della scalinata, ci si ritrova in un luogo incredibile. Il sentiero termina in quella che viene definita la Piazza Ponte, ossia un ponte talmente vasto, completato nel 1772, da costituire il piazzale antistante alla chiesa. Sotto di esso scorre il Rio Cavallero, piccolo torrentello immissario del Sessera, che sorge proprio da queste rocce e dal quale il santuario prende il nome.
Ciò che subito mi colpisce è l’imponenza della struttura, un vasto edificio che in facciata presenta un bel colonnato dalle volte a crociera, le pareti esterne sono di colore uniforme e presentano qua e la pregevoli affreschi.
Costruito in questo luogo dopo che una contadina sordomuta riacquistò l’uso della parola e dell’udito a seguito di una visione mariana, il santuario, dedicato alla Madonna della Neve, divenne presto luogo di pellegrinaggio per molti fedeli, ma negli anni venne via via dimenticato.

Santuario del Cavallero, Coggiola
Santuario del Cavallero, Coggiola

La chiesa ha una pianta a croce latina e, oltre agli stucchi e affreschi del pittore andornese Pietro Lace, al suo interno sono custoditi quasi trecento quadri votivi lasciati dai fedeli riconoscenti per le grazie ottenute. Pare infatti che l’acqua che sgorga dalla fonte che si trova alla destra della chiesa abbia virtù terapeutiche.
Adiacenti al santuario vi sono delle abitazioni un tempo occupate dagli eremiti che custodivano il complesso e sul retro si trova quello che un tempo fu il punto di ristoro per i visitatori.
Lungo i lati esterni della chiesa, dietro a pesanti grate di ferro, si trovano delle piccole cappelle con statue di santi a dimensione reale, molto simili a quelle presenti nelle cappelle disseminate sui Sacri Monti di Oropa o Varallo.

Due festività vengono ancora celebrate ogni anno in questo paradiso, la ricorrenza della Madonna della Neve il 5 Agosto e quella di San Giuseppe il 1° Maggio, si ricorda anche che, durante tutta l’estate, vi si celebra ogni domenica la S.Messa alle ore 16,00.
Consultando i pannelli informativi posti in piazza, prima di ritornare verso Coggiola, scopriamo inoltre l’esistenza di molti altri luoghi simili a questo, tutti uniti in un circuito di sentieri che collegano i cosiddetti Santuari Minori Biellesi in un lungo itinerario escursionistico conosciuto come ‘Le Valli della Fede‘.
Ecco lo spunto per nuove ed interessanti esplorazioni!
Rientriamo al paese scendendo lungo la sponda opposta del Sessera che, tramite una panoramica camminata immersa nella boscaglia, si riallaccia a frazione Zuccaro, così siamo di nuovo a Coggiola e dopo un paio d’ore di camminata siamo tornati alla nostra auto, ripartiamo verso casa ansiosi di tornare per scoprire di più su questo paese.

Il sentiero che giunge al Santuario del Cavallero
Il sentiero che giunge al Santuario del Cavallero
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Sono un narratore turistico, appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, racconto le mie esperienze sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero. Non importa dove, come o quando, l'importante è esserci e vivere fino in fondo! Contattami per collaborare con me, sono travel blogger di professione dal 2010, digital content creator, storyteller e social media strategist.

11 Comments

  1. molto bello e caratteristico questo luogo: già il fatto di poterlo raggiungere solo a piedi dopo una bella passeggiata in mezzo ai boschi lo rende ancor più affascinante!
    Sicuramente entro quest’estate sarà un’occasione per una scampagnata durante un week

  2. grazie per la descrizione del Santuario del Cavallero. Aggiungo solo due precisazioni: le due arcate a valle del Santuario non sorreggono la tubazione dell’acquedotto ma una roggia che porta acqua ad una centralina idroelettrica di Masseranga, tuttora in funzione; la piccola teleferica non è al servizio del Santuario ma di un’altra Centralina Idroelettrica situata poco oltre il Santuario stesso lungo il torrente Sessera. Relativamente alle feste che vi si celebrano, da parecchi anni, quella di S. Giuseppe si celebra il 1° maggio e non il 19 marzo. Infine si ricorda che durante tutta l’estate vi si celebra ogni domenica la S.Messa alle ore 16,00.

    • Grazie Federico per le correzioni, avevo trovato le prime informazioni su wikipedia, ma evidentemente erano errate! Stesso discorso vale per le date delle festività!
      Ho corretto e dovrebbe essere a posto… spero! 🙂

    • Salve….Vorrei sapere se c’è anche un piccolo laghetto…dove poter fare eventualmente…un bagnetto rinfrescante…
      Grazie..

      • Salve Dany, il santuario sorge lungo il corso di un torrente, non mi risulta vi siano laghetti in quella zona, per altro la vallata è piuttosto stretta. Credo però ci possano essere dei tratti in cui il torrente è più largo e ci si possa concedere un bagno rinfrescante… se tolleri l’acqua fredda 😉

  3. Luogo molto bello che mi riporta indietro nel tempo. Infatti sono i luoghi in cui ho trascorso la mia infanzia. Mi ricordo i canti delle persone che si ritrovavano la domenica per passare la giornata assieme in allegria al posto di ristoro. Certo è che bastava poco per passare delle belle giornate!

  4. Buona parte delle estati della mia gioventù le trascorrevo in Valsessera, aveva qui le radici mia Nonna, classe 1895. Era irrinunciabile fare la gita partendo, rigorosamente a piedi, dall’osteria Villa Sopra e arrivando al Cavallero passando per Formanteroi…
    O altre gite: Moglietti o al Gogher, o ancora durante le altre feste del Paese al Club…
    Tra l’altro ricordo che il bagno lo facevamo nel Sessera proprio nei pressi del Santuario, poi al punto di ristoro che era tra l’altro anche gestito da un lontano parente. E anche le mangiate (non in estate) quando si divorava il “prsut” che era stato inventato tra l’altro da un fratello di Nonna, purtroppo morto in guerra nel 1917.

      • Buonasera, se può essere utile scavo nella memoria e vado a rovistare nei ricordi miei e dei miei che non ci sono più. Ricordo che Papà e suo fratello filmarono con la loro Eumig 8 mm la festa di San rocco del 1959 e la relativa asta che si teneva proprio fuori San Rocco. Poi tutti al Club a bere e mangiare. Quando il Club chiuse le feste si spostarono (sottotono) al Giglio, vicino alle scuole. Quando l’Osteria Villa Sopra chiuse (la mitica “Zia Rina” lasciò al figlio i locali per impiantare la falegnameria (non so se ancora esiste), mentre l’altra figlia (Mariateresa) non aveva intenzine di proseguire l’attività), la base di partenza per le passeggiate venne modificata e poi dimenticata. Un po’ come il mercato di Coggiola che in quegli anni contava anche più di 100 banchi… mi è capitato di pasare un paio di anni fa e ne ho visti due sul piazzale delle scuole.
        Così come il Cavallero, dimenticato per tanto tempo, certo che la vecchia “pianca” aveva un altro fascino rispetto alla nuova installata, certo più sicura e comoda ma meno autentica.
        Devo averne di immagini della fine degli anni’60 e inizio ’70, e come detto, se dovessero servire…
        Come anche il “prsut” che ora ho scoperto chiamarsi “paletta”, invenzione di Zio Ottavio.

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