Quando penso a un viaggio su tre ruote, il cuore mi riporta subito agli Ape Calessino di The Gira. Basta chiudere gli occhi per rivivere il rombo gentile del motore, il vento che accarezza il viso, il profumo della campagna che entra nei polmoni e quella sensazione di libertà assoluta che solo un viaggio lento sa dare. Durante l’estate di qualche anno fa ho vissuto una delle esperienze più autentiche e coinvolgenti della mia vita: un viaggio in Nord Italia a bordo di un Ape Calessino. Un mezzo semplice, essenziale, eppure capace di trasformare ogni chilometro in un ricordo indelebile. Non era solo una vacanza: era una connessione profonda con il territorio, una scoperta continua tra curve, panorami e incontri umani straordinari.
Anche se oggi The Gira ha terminato la sua attività, quell’avventura continua a vibrare dentro di me. E proprio per questo ho deciso di raccontarla e di trasformarla in un vero e proprio itinerario per chi sogna un’esperienza alternativa, fuori dagli itinerari turistici classici. Un viaggio slow tra Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta: non una semplice sequenza di tappe, ma una narrazione fatta di emozioni, persone, sapori e paesaggi. Un invito a riscoprire il Nord Italia in modo autentico, con lo sguardo attento e il cuore aperto.

Perché scegliere l’Ape Calessino per esplorare il Nord Italia
L’Ape Calessino non è solo un veicolo. È una filosofia di viaggio, una scelta consapevole di rallentare per osservare, ascoltare, vivere davvero ciò che ci circonda. Con il suo motore discreto e l’andatura tranquilla, trasforma ogni tragitto in un’esperienza. Ti invita a fermarti più spesso, a cogliere dettagli che sfuggono a chi corre, a scambiare due parole con gli abitanti di un borgo o ad assaporare un tramonto tra le colline.
Ogni viaggio a bordo del Calessino diventa un piccolo romanzo di incontri e scoperte. È un mezzo che porta con sé la semplicità e la bellezza delle cose genuine. Attira sguardi curiosi, genera sorrisi spontanei, crea legami tra sconosciuti. E soprattutto, ti collega con la terra: ne senti il profumo, ne vedi i colori cambiare chilometro dopo chilometro, ne percepisci il respiro.
Per scoprire il Nord Italia con occhi nuovi, l’Ape Calessino è il compagno ideale. Non ti fa semplicemente attraversare i luoghi: ti ci fa entrare dentro, lentamente, profondamente, lasciandoti addosso la sensazione di aver vissuto davvero ogni istante. Zero filtri, zero fretta, solo immersione autentica nel cuore dell’Italia.
Come prepararsi: consigli pratici per un viaggio in Ape Calessino
Partire per un viaggio con l’Ape Calessino richiede spirito d’adattamento, ma anche qualche accorgimento utile:
- Bagaglio essenziale: lo spazio è limitato. Opta per t-shirt, pantaloncini, felpa, k-way e scarpe comode.
- Sicurezza: porta con te una catena con lucchetto per mettere al sicuro i bagagli durante le soste.
- Protezione dalla pioggia: telo impermeabile per il mezzo e un cambio asciutto. Il Nord Italia, specialmente vicino alle Alpi, è imprevedibile.
- Navigazione e supporto: una power bank e una mappa offline possono rivelarsi preziosi dove la connessione scarseggia.
- Curiosità e flessibilità: è lo spirito il vero bagaglio. Pronto a cambiare rotta, lasciarti sorprendere e uscire dal copione.
E soprattutto: non avere fretta. Ogni deviazione può trasformarsi in un ricordo indimenticabile.

Giorno 1 – Da Milano a Biella, passando per Oleggio e Borgomanero
Partenza dalla metropoli verso il verde
Milano è il nostro punto di partenza, la città dove tutto corre veloce e i pensieri si confondono nel rumore del traffico. L’Ape Calessino si muove tra auto e scooter con curiosa lentezza, attirando sguardi tra semafori e strisce pedonali. I grattacieli di vetro riflettono il sole del mattino, mentre il rombo gentile del nostro mezzo segna l’inizio di qualcosa di diverso.
Man mano che ci allontaniamo dal centro, l’asfalto si fa più liscio, il paesaggio si addolcisce. Le periferie si trasformano in strade meno trafficate, poi campi coltivati, cascine, profumi verdi. Le insegne commerciali cedono il passo a filari di alberi e sentieri di terra battuta. Sembra quasi che la città ci lasci andare con un sospiro, permettendoci di scivolare in una dimensione più lenta e più vera. Il viaggio ha ufficialmente inizio.
Oleggio: il benvenuto del Piemonte
Oleggio ci accoglie con il verde dei suoi boschi e l’aria pulita che rinfresca i pensieri. È la prima vera tappa fuori dal caos urbano, il primo respiro pieno della nostra avventura. Qui la strada si fa più silenziosa, la vegetazione si infittisce e la natura sembra avvolgerci in un abbraccio gentile.
È anche il luogo dove sperimentiamo il primo vero effetto “wow” del nostro Ape Calessino: automobilisti che ci salutano, ciclisti che ci affiancano incuriositi, anziani affacciati alle finestre che sorridono. Qualcuno ci ferma per una foto, altri per chiederci informazioni. In pochi minuti, diventiamo parte viva del paesaggio.
A Oleggio il viaggio prende una nuova forma: non siamo più solo passeggeri, ma protagonisti di una storia che coinvolge anche gli altri. Ed è proprio qui che la magia dello slow travel inizia a manifestarsi con forza.
Borgomanero e il passaggio in provincia di Vercelli
Procediamo sfrecciando tra le colline novaresi, dove le curve sinuose ci guidano tra vigneti ordinati, campi coltivati e casali immersi nella quiete. La strada si snoda dolcemente e ogni curva regala uno scorcio da cartolina: una vecchia cascina con il tetto rosso, un filare di pioppi che danza al vento, un borgo adagiato sulla collina.
Attraversiamo Borgomanero senza fermarci, ma la attraversiamo lentamente, gustando con lo sguardo le sue vie ordinate e le insegne storiche dei piccoli negozi. Da qui il paesaggio cambia ancora: ci lasciamo alle spalle il verde collinare e ci avviciniamo alla pianura vercellese. I ritmi si abbassano, il traffico svanisce, e anche il tempo sembra prendere fiato.
Ogni chilometro aggiunge una sfumatura al nostro viaggio. La velocità del Calessino ci permette di cogliere la poesia nascosta nei dettagli: il volo di un airone, una donna che innaffia l’orto, l’odore di legna tagliata. È qui che lo slow travel diventa davvero esperienza.
Arrivo del Calessino a Biella Piazzo
Biella ci accoglie nel cuore del suo centro storico, precisamente nella suggestiva cornice di Biella Piazzo, con un evento che segna l’inizio della parte più conviviale del nostro itinerario: l’aperitivo in rosso organizzato da Generali. È il primo momento in cui, dopo chilometri di strada e panorami, ci fermiamo davvero per condividere storie, sorrisi e calici di vino con altri viaggiatori e appassionati.
L’atmosfera è vibrante ma rilassata: tavolini all’aperto, musica di sottofondo, chiacchiere leggere che si mescolano all’aroma degli stuzzichini locali. Incontro persone che, come me, cercano qualcosa di diverso nel viaggiare: connessione, autenticità, esperienza.
Il tramonto colora di rosa le pietre dei palazzi, mentre il calessino parcheggiato diventa attrazione e spunto di conversazione. Si parla di strada, di sogni, di posti ancora da scoprire. È in questo scambio che capisco quanto il viaggio sia già diventato più grande di me. Biella non è solo una tappa, ma un inizio emozionale.

Giorno 2 – Dal Ricetto di Candelo alla Valle d’Aosta
Visita al Ricetto di Candelo in Ape Calessino
La giornata inizia con la visita a uno dei borghi medievali meglio conservati del Piemonte: il Ricetto di Candelo. Le sue strade strette e acciottolate si snodano tra antiche case in pietra, un tempo usate come rifugio e deposito dagli abitanti. Ogni muro racconta una storia, ogni angolo sussurra leggende.
Passeggiamo lentamente, lasciandoci trasportare dalla magia del luogo. I balconi traboccano di fiori colorati, le insegne in ferro battuto delle botteghe artigiane rievocano atmosfere d’altri tempi. Il silenzio è interrotto solo dai nostri passi e dal fruscio del vento tra le fronde degli alberi vicini.
È il luogo perfetto per rallentare e osservare ogni dettaglio: un portale scolpito, una pietra consumata dal tempo, una finestra socchiusa su un cortile nascosto. Il Ricetto di Candelo è un viaggio nel tempo, un invito alla lentezza che ci prepara idealmente alla filosofia del nostro intero itinerario.
Salita alla Serra d’Ivrea e sosta ad Andrate
Riprendiamo il viaggio risalendo la Serra d’Ivrea, una dorsale morenica che si allunga come una spina dorsale tra il Biellese e il Canavese. La strada si arrampica tra boschi e scorci panoramici, in un saliscendi continuo che il nostro Ape Calessino affronta con sorprendente agilità. Ogni curva ci regala un cambio di prospettiva, un invito a fermarci e guardare.
Ad Andrate ci concediamo una pausa: il piccolo borgo ci regala uno dei panorami più ampi di tutto il viaggio. Davanti a noi si apre la pianura piemontese, mentre all’orizzonte si delineano le cime delle Alpi. Anche se la foschia sfuma i contorni, la bellezza è palpabile. Seduti sul bordo della strada, in silenzio, ci lasciamo attraversare dal paesaggio. Qui il tempo rallenta ancora, e la sensazione è quella di trovarsi sospesi tra terra e cielo. Un momento di pura connessione con l’ambiente.

Pranzo ad Arnad: Armanac de Toubie
Scendendo verso la Valle d’Aosta, raggiungiamo Arnad, un piccolo borgo famoso per il suo lardo IGP ma ricco anche di tradizione e accoglienza. Decidiamo di fermarci all’Armanac de Toubie, un ristorante che unisce l’atmosfera rustica all’ospitalità più genuina. La sala è calda, arredata in stile montano, e ci fa subito sentire a casa.
Come antipasto ci viene servito un tagliere misto di salumi locali: lardo di Arnad, mocetta, boudin e pancetta stagionata. I profumi sono intensi, i sapori schietti. Proseguiamo con due primi piatti abbondanti, tra cui spiccano delle penne all’arrabbiata con un tocco montano e un piatto di pasta panna e prosciutto semplice ma gustoso. L’arrosto finale è tenerissimo e ben condito, accompagnato da un vino rosso valdostano che ne esalta i sapori.
Un pranzo senza pretese, ma autentico. Di quelli che ti riconciliano con il territorio e con la giornata.
Arrivo ad Aosta e aperitivo in Piazza Chanoux
Nel pomeriggio raggiungiamo Aosta, una delle città più affascinanti delle Alpi, incastonata tra le montagne e circondata da un paesaggio mozzafiato. L’ingresso in città è emozionante: le mura romane, gli archi antichi e il profumo della storia ci accompagnano fino al cuore pulsante del centro, Piazza Chanoux.
Qui ci attende un nuovo aperitivo in rosso firmato Generali, ma prima ci concediamo una passeggiata tra i vicoli lastricati e i resti romani: il teatro, l’Arco di Augusto, le antiche porte cittadine. La città mescola con grazia l’anima alpina a quella storica.
Quando finalmente ci sediamo, la piazza è viva: musica leggera, sorrisi, calici tintinnanti. Incontriamo persone curiose del nostro mezzo, scambiamo racconti con chi, come noi, ama viaggiare con lentezza. Il sole tramonta dietro le vette e il cielo si tinge d’arancio. È uno di quei momenti perfetti, da custodire. Aosta ci saluta così, con eleganza e calore.

Giorno 3 – Il ritorno verso Biella
Tappa al Castello di Fénis
Lasciamo Aosta nelle prime ore del mattino, con ancora negli occhi i colori della sera precedente e nel cuore la vitalità della città alpina. La strada ci conduce dolcemente verso una delle icone medievali della regione: il Castello di Fénis, che appare tra le colline come un’immagine uscita da un libro illustrato.
Le sue torri merlate, i camminamenti di ronda e le mura imponenti lo rendono uno dei castelli meglio conservati della Valle d’Aosta. L’architettura è sorprendente, studiata più per incantare che per difendere. Percorriamo i cortili interni con rispetto e curiosità, osservando da vicino gli affreschi che decorano le pareti, ricchi di simbolismi e racconti antichi.
La visita, seppur breve, è intensa: il castello emana un fascino autentico, quasi magico. Uscendo, ci giriamo ancora una volta a guardarlo. È uno di quei luoghi capaci di radicarsi nella memoria, testimone silenzioso di secoli di storia valdostana e perfetta porta d’ingresso al viaggio di ritorno verso il Piemonte.
Attraverso Ivrea con l’Ape Calessino
Rientrando in Piemonte, seguiamo la statale che ci conduce a Ivrea, l’antica Eporedia, incastonata tra il verde delle colline moreniche e il corso della Dora Baltea. Città dalle origini romane, Ivrea colpisce sin da subito per il suo fascino discreto e autentico. Anche senza soste lunghe, ci lasciamo sedurre dal suo centro storico: attraversiamo il ponte vecchio con vista sul castello, ammiriamo le case color pastello che si specchiano nell’acqua e respiriamo l’atmosfera elegante delle sue piazze.
Intravediamo la Torre di Santo Stefano e il profilo dell’anfiteatro romano, mentre le vetrine delle botteghe artigiane ci tentano con prodotti tipici e libri antichi. L’Ape Calessino avanza piano, quasi in punta di ruote, permettendoci di assaporare ogni scorcio. Anche senza fermarci a lungo, Ivrea riesce a farsi ricordare con i suoi dettagli gentili, lasciandoci il desiderio di tornare per conoscerla più a fondo. Uno dei periodi migliori per visitarla è quello del carnevale, quando tra le sue vie puoi vedere lo Storico Carnevale di Ivrea.
Sulla Serra, tra Magnano e Zubiena
Riprendiamo quota lungo la Serra, quella lunga dorsale che accompagna i nostri pensieri tra i boschi e i silenzi del Biellese orientale. Attraversiamo Magnano, un piccolo borgo incantato dove il tempo sembra essersi fermato. Il suo centro antico e i tetti di lose grigie ci salutano tra gli alberi, mentre procediamo lentamente.
La strada continua verso Zubiena, serpeggiando tra ombre fresche e squarci di luce filtrata dai rami. Il Calessino procede tranquillo, avvolto dal profumo del sottobosco e dal canto degli uccelli. In cima a una salita, ci fermiamo in un punto panoramico che offre uno sguardo mozzafiato: le colline biellesi si distendono all’orizzonte come onde morbide, punteggiate da cascine e vigneti.
È un momento di pura emozione, come un ritorno. Quel panorama ci parla di casa, anche se casa non è. O forse lo è, per chi sa lasciarsi adottare da un paesaggio che abbraccia.

Salita in Ape Calessino verso il Santuario di Oropa
Desiderosi di chiudere la giornata in un luogo speciale, decidiamo di salire fino al Santuario di Oropa, immerso tra le montagne biellesi. La strada si fa ripida e sinuosa, ma il nostro Calessino affronta i tornanti con ostinata eleganza. Lungo il percorso, la vegetazione si infittisce e l’aria si fa più fresca. Raggiungere Oropa è quasi un rito: ogni curva prepara l’animo all’incontro con un luogo sacro, fuori dal tempo.
Arrivati al piazzale, il Santuario ci accoglie con la sua imponente architettura barocca e il silenzio solenne che avvolge i pellegrini. Decidiamo di pranzare al Ristorante Croce Bianca, dove l’eleganza sobria e l’accoglienza autentica si fondono perfettamente. La sala è luminosa, il tovagliato candido, il servizio impeccabile.
Iniziamo con un Erbaluce fresco che esalta l’antipasto: finger food creativo, un delicato sformatino di cavolo rosso in bagna cauda, e mocetta biellese con fonduta di Maccagno. I primi ci sorprendono con ravioli alla fonduta e un riso alla birra Menabrea, mentre tra i secondi spiccano una tagliata di Fassone al vino Lessona e un filetto in crosta da manuale. Il Mesolone prodotto dall’Azienda Agricola Filippo Barni li accompagna egregiamente. Per chiudere, bunet, torcetti e gelato al passito.
Una sinfonia di sapori che sublima la spiritualità del luogo.

Galleria Rosazza e attraversamento della Valle Cervo in Calessino
Dopo il pranzo, decidiamo di affrontare una delle strade più affascinanti e cariche di mistero del Biellese: la Galleria Rosazza, un passaggio storico incastonato tra le montagne che collega Oropa alla Valle Cervo. Il percorso per raggiungerla è un piccolo capolavoro di ingegneria e natura: la strada si stringe sempre di più, scivolando tra pareti rocciose e boschi fitti. Ogni tornante è una sfida, ma anche un invito alla contemplazione.
Arriviamo alla galleria con un misto di emozione e curiosità. Costruita nel tardo Ottocento per volere del senatore Federico Rosazza, è avvolta da un alone di leggenda e simbologie massoniche. Ci fermiamo ad ammirarne la struttura in pietra, robusta e affascinante, mentre l’interno buio e umido ci invita a un attraversamento quasi rituale.
Superato il tunnel, il panorama si apre d’improvviso sulla Valle Cervo: boschi fittissimi, silenzio profondo, aria tersa. Il Calessino sembra respirare con noi, come se avesse compreso la bellezza del luogo. Incontriamo altri viaggiatori, scattiamo foto e condividiamo emozioni. Rosazza si intravede in lontananza, nascosta tra gli alberi. Il viaggio continua, e noi siamo pronti ad accoglierne ogni sorpresa con stupore e gratitudine.

Sosta al Santuario di San Giovanni d’Andorno
Proseguendo il nostro viaggio nella Valle Cervo, raggiungiamo il Santuario di San Giovanni d’Andorno, luogo di spiritualità immerso nel verde più profondo. Situato a circa mille metri di altitudine, il santuario sorge isolato tra i boschi, in una conca che sembra proteggere e custodire il silenzio.
La strada che porta fin qui è stretta e serpeggiante, ma ogni curva svela una nuova prospettiva sulla valle. Quando arriviamo, la vista sul complesso è sorprendente: un edificio solenne con un’imponente facciata neoclassica, affiancata da portici e edifici annessi. Camminiamo in silenzio lungo il porticato, dove il tempo sembra sospeso.
Entriamo nella chiesa e ci accoglie una penombra suggestiva, scandita dalla luce delle candele e dal profumo dell’incenso. Gli affreschi interni, i decori barocchi e la statua lignea di San Giovanni creano un’atmosfera intensa e raccolta.
Questa sosta ci regala un momento di meditazione profonda. Seduti su una panchina di pietra, in mezzo al canto degli uccelli e al fruscio degli alberi, ci sentiamo piccoli e grati. È il luogo perfetto per ritrovare equilibrio prima di riprendere il cammino verso il fondovalle.

Pomeriggio al Brich di Zumaglia
Il nostro viaggio prosegue verso Zumaglia, piccolo borgo incastonato tra le colline biellesi, noto per il suo castello panoramico che domina il Brich, la collina da cui prende il nome. Dopo aver attraversato il centro abitato, affrontiamo con il Calessino l’ultima salita sul selciato antico: la strada si fa impervia, ma lo sforzo è ripagato dalla bellezza del luogo.
Giunti in cima, ci accoglie una vista mozzafiato: le colline si aprono davanti a noi come un ventaglio di colori e linee morbide. Al castello troviamo una vivace compagnia teatrale, gli attori di ARS Teatrando, che animano il luogo con performance itineranti e accoglienza calorosa. Tra scambi di battute, risate sincere e qualche scatto fotografico con il Calessino, ci uniamo a un piccolo aperitivo improvvisato sulla terrazza.
Il sole scende lentamente, tingendo di oro il cielo e le pietre del maniero. È un momento perfetto, dove arte, natura e viaggio si fondono in un’esperienza che sa di libertà e leggerezza.

Giorno 4 – Tra le risaie del vercellese e i misteri di Lucedio
Tra le risaie del vercellese in Ape Calessino
La giornata inizia sotto un cielo limpido, mentre lasciamo Biella con la calma tipica delle terre di pianura. Il nostro Ape Calessino si muove tra i primi campi coltivati, dove il verde brillante della vegetazione estiva accoglie il nostro passaggio. L’aria è fresca, profuma di erba tagliata e di giornata nuova.
Man mano che ci addentriamo nella pianura vercellese, il paesaggio si trasforma in una distesa d’acqua e cielo. Le risaie, inondate come specchi, riflettono le nuvole e il volo elegante degli aironi. È uno scenario quasi ipnotico, interrotto solo da piccoli borghi che appaiono all’improvviso, silenziosi e raccolti.
Attraversiamo queste terre a passo lento, concedendoci il tempo di osservare tutto: i contadini al lavoro, i filari di pioppi che delimitano i campi, le cascine antiche che narrano di un’agricoltura tenace. Qui il viaggio si fa contemplazione, e il Calessino diventa parte del paesaggio, senza rumore, senza fretta.
La pianura vercellese, spesso ignorata dai grandi flussi turistici, rivela così la sua anima autentica. Non servono attrazioni eclatanti: basta la bellezza delle piccole cose. È un territorio che si lascia scoprire solo da chi ha voglia di rallentare, ascoltare e lasciarsi sorprendere dalla semplicità che incanta.
Castello di Buronzo e Santhià
La nostra prima tappa ci porta al suggestivo Castello di Buronzo, un tempo fortificazione difensiva e oggi straordinario esempio di architettura castellana piemontese. Il complesso si distingue per la sua struttura “a consortile”, un insieme di più edifici nobiliari appartenuti a diverse famiglie, uniti in un’unica cinta muraria. Passeggiamo tra le corti interne, attraversando portoni in legno antico e salendo scalinate in pietra che ci portano in ambienti spogli ma densi di suggestione. Ogni muro racconta secoli di storia: dai fasti medievali agli echi rinascimentali. Il silenzio che avvolge il luogo è denso, quasi teatrale, e accompagna i nostri passi lenti.
Riprendiamo poi la strada verso Santhià, cittadina vivace e sorprendentemente elegante. Anche se la attraversiamo senza fermarci a lungo, percepiamo subito il suo fascino: i palazzi ottocenteschi del centro storico, i portici affacciati su piazze tranquille, i bar animati da conversazioni lente. Santhià è anche famosa per il suo carnevale storico, tra i più antichi d’Italia, che trasforma ogni inverno la città in un palcoscenico di maschere, riti e folklore. Anche nella quiete estiva, se ne percepisce l’energia latente. Una tappa breve ma capace di offrire un altro sguardo sul volto autentico del Piemonte.
Il triangolo del mistero: Lucedio, Madonna delle Vigne e Darola
Nel cuore della pianura vercellese, tre luoghi si legano in un percorso tanto breve quanto denso di suggestioni: il Principato di Lucedio, la Chiesa della Madonna delle Vigne e il cimitero di Darola. Visitati insieme, sembrano svelare un racconto che intreccia storia, fede e mistero.
Il Principato di Lucedio ci accoglie con la sua imponenza silenziosa. Le leggende che avvolgono l’antico complesso cistercense – tra simboli esoterici, cripte segrete e presunte presenze – si mescolano alla solennità dell’architettura medievale. Ogni sala visitata è un frammento di storia che inquieta e affascina.
Poco distante, immersa tra le risaie, la Chiesa della Madonna delle Vigne appare come un rifugio spirituale. Raggiungerla richiede una breve deviazione tra pioppi e strade sterrate, ma la ricompensa è un luogo sospeso nel tempo. Il silenzio qui è eloquente: racconta di preghiere sussurrate, di fede semplice e profonda.
Infine, il cimitero abbandonato di Darola si apre come un varco nel paesaggio. Tombe dimenticate, croci sbilenche e lapidi consunte convivono con il silenzio assoluto. Un luogo che invita alla riflessione, al rispetto, al raccoglimento.
Questi tre luoghi, apparentemente scollegati, condividono un’aura sottile e potente. Visitarli nello stesso giorno è come percorrere un itinerario interiore, dove il sacro e il profano, il visibile e l’invisibile, si toccano. Un triangolo emozionale che resta addosso, come una carezza leggera e indelebile.
Aperitivo in Piazza Cavour a Vercelli con l’Ape Calessino
Dopo aver lasciato alle spalle l’aura misteriosa di Lucedio e i silenzi sospesi del cimitero di Darola, puntiamo il muso del nostro Calessino verso Vercelli. La strada è diritta e scorrevole, immersa nelle risaie che si tingono d’oro sotto il sole del tardo pomeriggio. Il paesaggio, ora più aperto e arioso, sembra prepararci all’ingresso in città.
Raggiungiamo il centro di Vercelli e approdiamo in Piazza Cavour, il cuore pulsante della città. Qui ci aspetta un nuovo appuntamento con il nostro rituale quotidiano: l’aperitivo in rosso organizzato da Generali. La piazza è viva, punteggiata di tavolini all’aperto e palazzi storici che raccontano l’eleganza sobria della città. L’atmosfera è rilassata e accogliente, la temperatura perfetta dopo l’afa del giorno.
Brindiamo con calici di vino locale, gustando stuzzichini che spaziano tra tradizione e creatività. Intorno a noi, altri viaggiatori e cittadini si godono la serata. Lo stand Generali diventa punto d’incontro e racconto: il nostro Ape Calessino attira sguardi e sorrisi, stimolando curiosità e domande.
La brezza serale accarezza la pelle, le luci iniziano ad accendersi lentamente. È uno di quei momenti che non chiedono altro se non di essere vissuti. Vercelli ci accoglie così, con discrezione e calore, chiudendo con grazia un’altra intensa giornata di viaggio.

Giorno 5 – Un pranzo memorabile e le meraviglie dell’Oltrepò Pavese
Pranzo immersi nelle risaie: Acquamatta Green Soul Restaurant
Il giorno successivo ci muoviamo con calma, attraversando la provincia di Pavia mentre le risaie lasciano il posto a distese di pioppi e campi di mais. È in questo paesaggio rurale che raggiungiamo Semiana, un borgo immerso nella natura, dove si trova l’Acquamatta Green Soul Restaurant.
Arrivare qui è un ritorno alle radici: conosciamo già il posto, e lo ritroviamo ancora più curato, immerso in un equilibrio perfetto tra design e sostenibilità. Il ristorante, ricavato all’interno della Cascina Molino, è un vero laboratorio gastronomico, attento all’ambiente e alla qualità.
Ci accomodiamo all’ombra della veranda e ordiniamo piatti dal gusto originale: pesciolini in carpione, lumaconi ripieni di granchio su guacamole, coscia d’anatra brasata con patate. I sapori si intrecciano tra innovazione e tradizione, accompagnati da un calice di vino rosso locale.
Il servizio è attento, lo staff accogliente. Qui il tempo sembra rallentare e ogni dettaglio contribuisce a farci sentire ospiti, non clienti. Prima di ripartire, una foto di rito accanto al Calessino completa l’esperienza: Acquamatta non è solo una sosta gastronomica, è un angolo di bellezza nel cuore della campagna lombarda.

Lomello e la Chiesa del Diavolo
Riprendiamo la strada da Semiana diretti verso Lomello, una cittadina che sorprende per il suo fascino antico e la presenza di un’architettura religiosa avvolta nel mistero. Qui, nel cuore dell’Oltrepò pavese, ci attende la Basilica di Santa Maria Maggiore, nota anche come la Chiesa del Diavolo.
Il soprannome nasce da leggende e suggestioni legate all’aspetto asimmetrico dell’edificio, più volte modificato e ricostruito nel corso dei secoli. La struttura, seppur segnata dal tempo, conserva un’energia particolare. Osservandone le linee irregolari e il profilo austero, non è difficile capire perché attiri storie così cariche di simbolismi.
Passeggiamo attorno al complesso, dove il borgo si raccoglie in silenzio. Le case in mattoni antichi, i cortili nascosti e le stradine lastricate aggiungono un tocco di magia all’esperienza. Lomello, pur nella sua semplicità, offre un tuffo autentico nel Medioevo lombardo.
Scattiamo qualche fotografia e ci godiamo qualche minuto di contemplazione. Poi, risaliamo in calessino per proseguire verso l’ultima tappa della giornata: la città universitaria di Pavia.

L’arrivo del Calessino a Pavia e l’aperitivo sul Ticino
Quando arriviamo a Pavia, il sole è già basso sull’orizzonte, dorando i tetti della città e accompagnandoci verso il cuore del centro storico. La giornata volge al termine e il nostro arrivo coincide con un nuovo momento conviviale organizzato da Generali: l’aperitivo lungo il fiume Ticino.
Il nostro Calessino si fa spazio tra le vie strette, raggiungendo le sponde del fiume dove il celebre Ponte Coperto si staglia contro il cielo serale. È uno dei simboli più amati di Pavia e vederlo illuminato dalla luce calda del tramonto regala una sensazione di pace profonda.
Ci uniamo agli altri viaggiatori per un brindisi con vista, mentre le prime luci si riflettono sulle acque del Ticino. Intorno a noi, le voci si mischiano al fruscio del vento tra i pioppi e all’eco discreto della musica in sottofondo. Questo aperitivo è più di una semplice tappa: è un momento per rallentare, respirare e riconnettersi con il senso del viaggio.
Passeggiamo per qualche minuto sul lungofiume, godendo della brezza e dell’atmosfera rilassata. In quel preciso istante capiamo che il nostro itinerario in Nord Italia in Ape Calessino non è solo un percorso tra luoghi, ma un susseguirsi di esperienze che ci hanno toccato nel profondo.

Giorno 6 – Ultimo giorno: tra arte e malinconia sulla strada per Milano
La mattina dell’ultimo giorno ci svegliamo con un velo di malinconia. Il viaggio in Nord Italia in Ape Calessino volge al termine e, dopo tanti chilometri percorsi e ricordi impressi nel cuore, la giornata si apre con una passeggiata rilassata per Pavia.
Esploriamo il centro città tra mercatini, voci di studenti universitari e il profumo dei forni appena aperti. Visitiamo il Duomo, l’elegante Broletto, ma è la Basilica di San Michele Maggiore a colpirci nel profondo: un gioiello romanico dove il tempo sembra essersi fermato. Le sue navate raccontano storie antiche, tra cui l’incoronazione di Federico Barbarossa.
Lasciamo Pavia con il cuore pieno e una tappa finale in mente: la Certosa di Pavia. Sfortunatamente, arriviamo durante l’orario di chiusura, ma riusciamo comunque a intrufolarci per qualche scatto alla maestosa facciata. La sua bellezza ci lascia senza parole, anche se il tempo non ci consente una visita completa.
Riprendiamo la strada verso Milano, attraversando paesaggi che diventano via via più urbanizzati. Il rientro è dolceamaro: da una parte la consapevolezza che il viaggio è finito, dall’altra la gratitudine per ogni momento vissuto.
A Cusano Milanino, consegniamo il nostro Calessino. Le chiavi passano di mano, ma i ricordi di questa avventura restano saldi: un viaggio fatto di emozioni, incontri e bellezza. E chissà, magari un giorno si riparte. Sempre con lo stesso spirito: #viviamopositivo.
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Che esperienza bellissima! Uno stile di viaggio lento che consente di apprezzare luoghi spesso dati per scontati. 🙂
Hai ragione, è bellissimo e sopratutto si torna arricchiti di esperienze e ricordi emozionanti! 🙂