Visitare Cavaglià, itinerario tra chiese e oratori con Elena Serrani

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Visitare Cavaglià, cupola di Babilone
Visitare Cavaglià, cupola di Babilone

Continua la visita di Elena Serrani tra le vie di Cavaglià, un paese che può sembrare semplice, ma che racchiude una profonda storia e che sopratutto mostra i segni della fede, vista la magnificenza degli edifici che qui si trovano, lungo la Via Francigena. Elena ci porta a visitare Cavaglià per scoprirne i tesori culturali.

Visitare Cavaglià, 4 cose da fare in paese

1. Santuario di Santa Maria del Babilone

Visitare Cavaglià, Chiesa di Babilone
Visitare Cavaglià, Chiesa di Babilone

Il primo edificio visitato è stato il Santuario di Santa Maria del Babilone, citata per la prima volta nel 1219, doveva essere costituita da un edificio romanico presso cui la famiglia dei Conti di Cavaglià aveva fatto costruire una propria cappella.

Con la costruzione del borgo franco nel 1257 la chiesa rimane in posizione isolata rispetto al nuovo centro, tuttavia essa non viene abbandonata del tutto come accade per altre chiese, ciò dipende dalla particolare devozione dimostrata dagli abitanti, che mantengono nel tempo la tradizione di richiedere grazie alla Vergine, così da rendere il luogo un vero e proprio santuario.

Una visita pastorale del 1567 descrive la presenza di una navata con abside affrescata e dotata di un altare dedicato alla Vergine arricchito da un simulacro ligneo, l’ingresso era preceduto da un piccolo portico su due colonne.

Nella visita successiva del 1606 l’edificio appare in forte degrado al punto da richiedere alla parrocchia di chiudere l’edificio alle visite, ma la devozione consolidata nel tempo porta la comunità a impegnarsi per la ricostruzione della chiesa, resa possibile nel 1620 con il contributo di Casa Savoia: Carlo Emanuele I infatti sostiene l’impresa a livello economico, ma forse anche inviando un architetto attivo presso la sua corte. Oggi non conosciamo il nome del progettista, ma è visibile nel profilo barocco dell’edificio un richiamo all’architetto ducale Ascanio Vitozzi.

La chiesa viene rifatta in pianta ellittica su cui si sviluppa l’imponente cupola completata da un lanternino, all’interno essa viene decorata nel 1634 dagli affreschi di due artisti locali: Giovan Battista Rachis di Santhià e Fulvio Ghizzel.

Inizialmente la chiesa doveva avere tre ingressi definiti da colonne, successivamente chiuse a favore dell’ingresso principale monumentalizzato con il pronao classicheggiante.

Nel corso del Seicento si segnala anche la presenza di un eremita, come in altre chiese del territorio, che conduceva una vita ritirata e allo stesso tempo contribuiva alla cura e alla gestione dell’edificio.

A fine Seicento vengono realizzate le ancone lignee dorate degli altari laterali (dedicati a S. Antonio, S. Carlo per la famiglia Mazzucchi, S. Grato, S. Nicola da Tolentino, SS. Carlo e Giuseppe della famiglia Patono), il Marchese Claudio D’Ancourt invece finanzia la realizzazione di un’ancona lignea dello scultore Giovan Battista Serpentiere che andava probabilmente a decorare il gruppo scultoreo dell’Adorazione dei Magi.

Visitare Cavaglià, altare della Chiesa di Babilone
Visitare Cavaglià, altare della Chiesa di Babilone

Questa scultura è sicuramente l’opera d’arte più singolare e preziosa del monumento: oggi la vediamo purtroppo rovinata da atti vandalici e dal tempo e appesantita da una ridipintura policroma novecentesca.

Chi ha studiato la scultura ha individuato nel Duecento il secolo della sua origine, collocandola così all’epoca della primitiva chiesa medievale.

L’Adorazione è stata realizzata in stucco forte, una tecnica rara per quest’area ma invece molto frequente presso le botteghe francesi e tedesche del XII-XIII secolo, le caratteristiche dello stile avvicinano il gruppo ad alcuni rilievi della cattedrale vercellese di S. Andrea.

Conoscendo i rapporti che nel primo Duecento esistevano tra i Conti di Cavaglià e il vescovado di Vercelli, si può pensare che questa opera sia stata prodotta proprio da un artista là attivo: uno scultore d’Oltralpe chiamato dalla famiglia vercellese dei Bicchieri, o un maestro vercellese comunque influenzato dall’arte transalpina dell’epoca, anche il soggetto dell’Adorazione dei Magi riporta verso il mondo nordico in cui troviamo moltissimi esempi di tale raffigurazione nel Tardo Medioevo.

Il gruppo probabilmente era stato commissionato dalla famiglia comitale di Cavaglià e collocato nella propria cappella intorno agli anni 1230-40, l’epoca di grande splendore per l’aristocrazia locale prima della sottomissione al Comune di Vercelli del 1254.

In epoca barocca la chiesa viene completamente ricostruita e la scultura viene ricollocata in quella cappella del Marchese D’Ancourt sopra citata.

Il Santuario nel corso del Settecento è interessato da altri interventi: nel 1717 si costruisce persino un campanile che viene però demolito per la scarsità di illuminazione, nel 1718 il mastro De Laurentis realizza un coro ligneo in seguito anch’esso rimosso per essere sostituito da un coro del Seicento, proveniente da una chiesa differente, che oggi invece si trova nella sagrestia della Parrocchiale cittadina.

Nel 1776 il cimitero viene qui collocato e la chiesa è definita con la gradinata d’ingresso, l’aspetto attuale è frutto di alcuni restauri operati negli anni Venti del Novecento, come le ridipinture di affreschi e decorazioni.

Visitare Cavaglià, Oratorio di San Rocco
Visitare Cavaglià, Oratorio di San Rocco

2. Oratorio di San Rocco

Terminata la visita, si ritorna presso il centro del paese per conoscere un monumento raccolto ed elegante, l’oratorio di San Rocco, collocato in una posizione strategica alle porte del paese e lungo le vie principali, come spesso gli edifici intitolati a tale santo protettore dei viandanti e contro le pestilenze.

Il Cinquecento, secolo di epidemie ricorrenti, vede il fiorire di questi oratori in molti centri italiani: anche qui la chiesa è già esiste nel 1574 quando in una visita pastorale viene citata come “incompiuta”. Con la peste del 1599 però si decide di completare l’edificio, come risulta dalla visita successiva del 1606.

Lasciato poi all’incuria per alcuni anni tra Sei e Settecento, con l’avvento della peste bovina del 1744 si decide di ristrutturare in forme nuove la chiesa e nel 1746 i padri Gesuiti intervengono economicamente per la ricostruzione.

Un gesuita, l’architetto Langosco, è il progettista del nuovo edificio che si rifà stilisticamente ai canoni del Santuario del Babilone.

Il Campanile viene realizzato in due fasi, la prima nel 1761 e la sopraelevazione nel 1852.

Il portico d’ingresso invece viene realizzato con i ricavi di una rappresentazione teatrale tenutasi nel Palazzo degli Olgiati, famiglia nobiliare cittadina.

Nel 1807, in periodo di soppressioni, la chiesa viene chiusa e spogliata degli arredi, e una riapertura è possibile nel 1840 per volere della famiglia Lamarmora che patrocina il recupero di alcune opere

All’interno si realizza un altare in scagliola, una tecnica più economica dell’intarsio marmoreo, molto diffusa nel Settecento a opera di maestri della Valle d’Intelvi, su cui è collocata un’ancona con la Vergine tra i santi Rocco e Sebastiano.

Visitare Cavaglià, Chiesa di San Michele
Visitare Cavaglià, Chiesa di San Michele

3. Chiesa parrocchiale di San Michele

Percorrendo a piedi le vie del centro storico, si giunge presso la chiesa parrocchiale di Cavaglià, essa ci accoglie con la maestosità del suo ingresso e delle sue dimensioni monumentali.

La veste attuale risale al secondo Settecento quando l’edificio viene completamente ricostruito, ma questo sito è nelle origini antichissimo come hanno dimostrato le ricerche storiche e archeologiche degli anni Novanta.

Abbiamo fin dall’inizio citato la posizione strategica di questi luoghi sulle vie di comunicazione, assai frequentati anche in epoca di contrazione dei commerci come l’Alto Medioveo.

In questo sito si sono evidenziate ben tre fasi costruttive diverse: la più recente tardo barocca, quella quattrocentesca e una fase prima da collocare addirittura in epoca carolingia.

La chiesa databile al VIII secolo era di dimensioni più contenute, con tre navate absidate orientate a Est come molti edifici dell’epoca, e portava già il titolo di San Michele, assai diffuso in epoca longobarda e carolingia.

Questa chiesa esisteva in parallelo con l’originaria parrocchiale di Cavaglià, dedicata a San Pietro, cuore del villaggio fino alla fondazione del borgo franco del 1257.

Come già si è detto, con lo spostamento del centro presso un nuovo sito, le strutture centrali più antiche risultano periferiche: è il caso della Chiesa di San Pietro e dell’Ospedale di S. Tommaso, attivo anche per il ricovero dei viandanti che da qui transitavano.

Nel XIV secolo pertanto la Chiesa di San Michele diviene parrocchiale e assume la doppia intitolazione ai santi Michele e Pietro: nel Quattrocento viene realizzato un nuovo edificio di circa 28 x15 metri, a tre navate con un abside maggiore e la fonte battesimale in muratura vista la funzione di chiesa centrale.

La chiesa mantiene questa struttura fino alla metà del Settecento quando si avverte la necessità di ridare lustro alla parrocchiale da parte degli abitanti del paese. L’occasione si presenta quando una famiglia locale dona un cospicuo lascito alla chiesa. Al comune viene subito presentato il progetto dell’architetto Filippo Castelli per l’approvazione. I lavori si chiuderanno nel 1798 con il completamento dell’aspetto attuale tra Tardo Barocco e Neoclassico.

Oggi la chiesa si presenta a un’unica ampia navata sovrastata dalla cupola, tra le più alte del Biellese, l’ingresso è monumentale e di riferimento neoclassico, mentre le aperture nella parte posteriore ricordano anche certi edifici del Barocco torinese con i loro andamenti mistilinei.

Visitare Cavaglià, vie del centro
Visitare Cavaglià, vie del centro

La facciata viene terminata nel corso dell’Ottocento, mentre il campanile che oggi vediamo è precedente alla ristrutturazione: forse il Castelli avrebbe voluto alzarne l’altezza poiché la cupola della nuova chiesa risultava quasi più elevata, ma la scarsità di risorse economiche ha fatto abbandonare l’idea per mantenere la struttura cinquecentesca della torre campanaria.

Nel 1792 Castelli disegna il nuovo altare che viene scolpito dal torinese Pietro Casella, le sei cappelle sono arricchite a inizio Ottocento da due altari in marmo, due in stucco e soprattutto dalle balaustre in marmo di Carrara disegnate nel 1838 da Alessandro Antonelli, ideatore anche della fonte battesimale scolpite da Gussoni di Torino.

Tra le cappelle, di particolare evidenza abbiamo l’Altare del Rosario in scagliola di Cristoforo Solari, esponente di una celebre famiglia di scultori intelvesi, qui le statue sono opera di Giovanni Martino Sezzano attivo a metà Settecento nel Vercellese.

Presso la controfacciata nel 1819 Giovanni Godone di Piverone scolpisce l’orchestra che nel 1821 viene arricchita dall’organo realizzato dalla Bottega dei Serassi di Bergamo.

La chiesa è arricchita da pregevoli arredi lignei come il pulpito realizzato dagli scultori Tempia di Mortigliengo a fine Seicento forse proveniente da un’altra chiesa del paese.

Sempre della stessa bottega sono i mobili della sagrestia, mentre il coro è della mano di Pietro Giuseppe Auregio Termine.

Gli stalli furono acquistati dal Monastero di Santa Maria della Sala di Andorno e qui ricollocati, sopra di essi possiamo vedere una grande pala dedicata a San Michele.

Presso le cappelle laterali si possono vedere anche le stazioni della via Crucis di opera di Rodolfo Morgari, mentre nella prima cappella una lastra marmorea del 1874 ricorda l’abate Giovanni Gersen, erudito ritenuto per tempo autore dell’Imitazione di Cristo, originario di Cavaglià.

Se non lo hai ancora fatto leggi anche l’articolo sulla storia di Cavaglià per saperne di più.

Visitare Cavaglià, scorcio in centro paese
Visitare Cavaglià, scorcio in centro paese

4. E per finire… una pausa di gusto

Dopo l’escursione a Cavaglià, il programma della giornata organizzata da Biellainmente è proseguito con la visita all’azienda vinicola di Massimo Pastoris in frazione Rolle di Viverone. Qui i proprietari accolgono il gruppo nella splendida tenuta affacciata sul lago e immersa nel verde della vigna e della piantagione di kiwi di cui si occupano.

Il signor Massimo spiega con passione le fasi di lavorazione del vino, dalla coltivazione della vite al ciclo di vinificazione, attraverso la visita lungo i filari del vigneto e all’interno delle sue cantine.

Il modo migliore per completare l’esperienza avviene con una ricca degustazione dei vini Pastoris abbinata a una scelta di prodotti gastronomici biellesi di qualità.

Il gruppo dopo aver goduto di questa bella parentesi enogastronomica, si avvia per l’ultima parte della ricca giornata: un particolarissimo concerto di musica medievale nella chiesa parrocchiale di Viverone. Il gruppo musicale Galinverna allieta i presenti con brani incentrati sul tema del cammino di Santiago, proprio per creare un collegamento con la Via Francigena e con i mille cammini intrapresi dall’uomo.



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Visitare Cavaglià, il Castello Rondolino
Visitare Cavaglià, il Castello Rondolino

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About Elena Serrani 18 Articoli
Sono originaria del Novarese, dove vivo in un piccolo borgo chiamato Cureggio: ho vissuto alcuni anni a Vercelli dove ho frequentato la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale. Nel 2003 mi sono laureata in Lettere Moderne con indirizzo di Storia dell’arte, poi successivamente alla laurea ho frequentato la Scuola di Specializzazione in storia dell’Arte a Milano. Nel 2004 inoltre ho conseguito il diploma come Tecnico in Conservazione e promozione dei Beni Culturali e Ambientali, iniziando a frequentare il Biellese per lavoro poiché da allora sono impiegata presso l’azienda Allsystem nei settori qualità aziendale, formazione e sicurezza sul lavoro; tra il 2007 e il 2008 ho collaborato con il Caffè Letterario di Novara per l’organizzazione di eventi culturali. Il Biellese mi ha affascinato con tutte le bellezze che ha da offrire. Nel luglio 2012 ho conseguito l’abilitazione come guida turistica per la provincia di Biella, mentre dal luglio 2013 sono guida anche per la provincia del Verbano Cusio Ossola e accompagnatore turistico. Ho tante passioni che mi portano a essere sempre in movimento per cercare di fare esperienza di ogni cosa! Adoro l’arte e dal 2007 partecipo alle attività e alle occasioni espositive del gruppo artistico biellese RI-CIRCOLO, oltre alla pittura mi sono cimentata nella lavorazione della ceramica, conosciuta e sperimentata dal 2004 presso il laboratorio di Ronco Biellese. La lettura è un amore che risale alla mia infanzia, a cui si sono aggiunti negli anni altre passioni quali le letture, i viaggi e l’incontro con culture diverse. Amo poi la corsa a piedi e l’attività sportiva a contatto con la natura. Mi piace quando possibile condividere tutte le bellezze che vedo nella nostra terra con le persone che incontro!!!

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