Volti di Camandona: persone e storie di un paese del Biellese

I volti di Camandona sono una parte importante del racconto di questo piccolo comune delle montagne biellesi. Durante #ExploreCamandona abbiamo trascorso due giornate tra le sue frazioni, ma a farci conoscere davvero il paese non sono stati soltanto chiese, sentieri e panorami: sono state soprattutto le persone che abbiamo incontrato.

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Ad accompagnarci nella scoperta del territorio furono alcuni abitanti desiderosi di condividere con noi ricordi, passioni e storie legate a Camandona. Ognuno lo fece a modo proprio, permettendoci di osservare il paese da prospettive molto diverse.

Abbiamo ascoltato Ilario Guelpa raccontare storie tramandate dagli anziani, siamo entrati nella casa-laboratorio dello scultore Vittorio Perini e abbiamo scoperto i paesaggi di queste montagne attraverso i dipinti di Ivo Lotto. Abbiamo inoltre incontrato Luca Patrian, che all’epoca della nostra visita cercava di valorizzare il territorio attraverso la propria attività e il piccolo ufficio di informazione turistica del paese.

Sono incontri che ricordiamo ancora perché ci hanno mostrato un aspetto di Camandona impossibile da trovare su una cartina. Dietro ogni frazione ci sono persone, memorie e storie che contribuiscono a costruire l’identità di un luogo.

In questo articolo vogliamo quindi tornare a quelle due giornate e raccontarti alcuni dei volti di Camandona che ci hanno accompagnato durante #ExploreCamandona.

I volti di Camandona, Ilario Guelpa
I volti di Camandona, Ilario Guelpa

Ilario Guelpa, la memoria storica di Camandona

Se c’è una persona che ha fatto da filo conduttore alle nostre giornate durante #ExploreCamandona, è sicuramente Ilario Guelpa, uno dei volti di Camandona che più ci ha aiutato a conoscere la storia del paese. Nato e cresciuto in queste terre, ha raccolto negli anni numerose storie legate alle frazioni e alla memoria del paese.

Ilario ci accompagnò lungo buona parte del nostro itinerario, raccontandoci Camandona attraverso episodi storici, curiosità e testimonianze raccolte dagli abitanti più anziani. Alcune riguardavano episodi della storia locale, altre appartenevano invece alla tradizione orale e alla memoria della comunità.

Con lui salimmo sul curioso campanile pendente di frazione Chiesa, percorrendo gli stretti gradini fino alla sommità. Da lassù il panorama si apre sulle montagne e sulle frazioni di Camandona, anche se ricordo soprattutto l’impressione dei rintocchi della campana ascoltati a pochissima distanza.

Ilario ci accompagnò anche a frazione Falletti, dove ci raccontò la storia dell’Oratorio dei Santi Pietro e Paolo e la leggenda della ragazza aggredita da un lupo. Trovi il racconto completo nel nostro approfondimento dedicato a frazione Falletti.

Il suo impegno nel conservare queste memorie andava oltre le visite: all’epoca del nostro incontro aveva già raccolto parte della storia di Camandona in un libro e stava lavorando a un secondo volume.

Grazie a lui, una casa, un affresco o una piccola frazione diventavano il punto di partenza per conoscere qualcosa in più del paese.

Nel video puoi seguirci durante la salita al campanile pendente di Camandona, accompagnati dai racconti di Ilario Guelpa.

Vittorio Perini, lo scultore tra arte e montagna

Tra gli incontri più sorprendenti di #ExploreCamandona ci fu quello con Vittorio Perini, scultore che incontrammo quasi per caso mentre rientrava da alcuni lavori nei boschi. Entrare nella sua casa significò trovarsi circondati da opere in pietra e marmo, quasi fosse una piccola galleria d’arte privata.

La sua passione per la scultura nacque proprio dalla montagna. Vittorio ci raccontò che, quando praticava arrampicata, durante le discese dalla zona di Macugnaga si fermava a Premosello e osservava alcuni scalpellini al lavoro. Vedendoli modellare la pietra decise di provare anche lui, realizzando i suoi primi lavori.

Quella curiosità crebbe nel tempo. Frequentò per due anni l’Accademia e iniziò a lavorare materiali differenti, dal marmo all’alabastro. Ci spiegò inoltre un aspetto affascinante del suo modo di scolpire: osservando un blocco di pietra riusciva già a immaginare quale figura potesse nascere dalle sue forme e proporzioni.

Anche il suo arrivo a Camandona fu legato alla montagna. La moglie conosceva alcune persone del paese e, durante una visita, videro una casa in vendita che decisero di acquistare e sistemare.

Tra le opere che Vittorio ci mostrò ricordiamo La sofferenza. Due macchie naturali della pietra sotto gli occhi della figura sembravano lacrime e contribuirono a suggerirgli il nome dell’opera.

Nel video Vittorio Perini racconta come nacque la sua passione per la scultura, il rapporto con la pietra e alcune storie legate alle opere che conservava a Camandona.

Ivo Lotto e Camandona dipinta sulla tela

Un altro dei volti incontrati durante #ExploreCamandona fu Ivo Lotto, che ci accolse nel suo spazio in frazione Vacchiero, circondato da tele, colori e paesaggi delle montagne biellesi.

Ivo dipingeva soprattutto per il piacere di farlo, senza l’obiettivo di vendere le proprie opere. Alcuni quadri li conservava, altri li regalava ad amici e parenti.

Tra le tele riconoscemmo scorci di Vacchiero, Falletti e altre zone di Camandona, ma anche paesaggi della vicina Callabiana. Montagne, frazioni, neve e ambienti rurali diventavano così una sorta di racconto per immagini del territorio nel quale viveva.

Mentre ci mostrava i quadri, Ivo ci raccontò con grande spontaneità anche le diverse fasi attraversate dalla sua pittura. Ci furono periodi dedicati ai ritratti, altri alle nature morte, ai fiori o a uno stile più rapido e istintivo. Alcune tele nascondevano persino altri dipinti, coperti di bianco quando il risultato non lo convinceva e poi riutilizzati per creare qualcosa di nuovo.

Ci colpì soprattutto il rapporto personale con i suoi soggetti. Non aveva bisogno di cercare paesaggi lontani: una frazione, una montagna o uno scorcio innevato potevano diventare fonte d’ispirazione.

Con Ivo Lotto abbiamo così ritrovato la Camandona che stavamo scoprendo durante il viaggio, questa volta trasformata in colori e immagini.

Nel video entriamo nello spazio di Ivo a frazione Vacchiero, dove ci mostra alcuni dipinti e ci racconta il suo modo spontaneo di vivere la pittura.

Luca Patrian e la valorizzazione di Camandona

L’ultimo dei volti che vogliamo ricordare è Luca Patrian, che incontrammo nel centro di Camandona durante #ExploreCamandona. Anche il suo racconto nasceva da un forte legame con il territorio e dal desiderio di farlo conoscere a chi arrivava da fuori.

All’epoca della nostra visita Luca gestiva un piccolo negozio di alimentari dove, accanto ai prodotti di uso quotidiano, trovavano spazio specialità locali e formaggi biellesi, che conservava e faceva stagionare in un ambiente appositamente attrezzato.

Accanto alla sua attività aveva inoltre contribuito alla nascita di un piccolo ufficio di informazione turistica. Qui i visitatori potevano trovare cartine, pubblicazioni dedicate ai sentieri e indicazioni per esplorare Camandona.

Il valore aggiunto, però, era proprio Luca. Vivendo in paese, conosceva scorci, percorsi e luoghi meno evidenti e poteva consigliare personalmente chi cercava qualche idea per scoprire il territorio. Nel video ci raccontò che l’iniziativa aveva già iniziato ad attirare visitatori, dimostrando come anche una piccola realtà potesse contribuire alla valorizzazione del paese.

A distanza di anni raccontiamo questa esperienza per ciò che rappresentò durante la nostra visita, senza dare per scontato che il negozio e l’ufficio turistico siano ancora attivi. Rimane soprattutto il ricordo dell’entusiasmo con cui Luca cercava di far conoscere Camandona.

Nel video Luca Patrian racconta il progetto dell’ufficio turistico, il rapporto con la sua attività e il desiderio di offrire ai visitatori un punto di riferimento per scoprire il territorio.

Il paese visto attraverso le persone che lo abitano

Quando arrivammo a Camandona per #ExploreCamandona conoscevamo poco questo piccolo comune delle montagne biellesi. In due giornate visitammo frazioni, chiese, boschi e alcuni dei luoghi più caratteristici del territorio, ma furono soprattutto gli incontri a permetterci di capire qualcosa in più del paese.

Ilario Guelpa ci accompagnò tra storie e memorie tramandate nel tempo. Vittorio Perini ci mostrò come un blocco di pietra potesse trasformarsi in una scultura. Ivo Lotto ci fece ritrovare sulle sue tele le montagne e le frazioni che avevamo appena attraversato. Luca Patrian ci raccontò invece il suo tentativo di aiutare chi arrivava a Camandona a conoscere meglio il territorio.

Quattro volti di Camandona molto diversi tra loro, accomunati però da un rapporto profondo con il luogo in cui avevano scelto di vivere.

È probabilmente questo il ricordo più bello che conserviamo di quelle giornate. Visitare un piccolo paese significa certamente scoprirne monumenti, panorami e sentieri, ma spesso sono le persone a dare un significato a ciò che stiamo osservando. Senza i loro racconti avremmo visto Camandona; grazie a loro abbiamo iniziato a conoscerla.

Se vuoi seguire il percorso che abbiamo fatto tra frazioni, chiese, natura e curiosità del territorio, nel nostro approfondimento dedicato a cosa vedere a Camandona trovi le principali tappe di #ExploreCamandona.

I volti di Camandona
I volti di Camandona

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Informazioni su Andrea Battagin 1 Articolo
Mi chiamo Andrea Battagin, sono un fotografo e video operatore professionista. Fin da piccolo ho amato la fotografia come mezzo per esprimere i miei sentimenti, per cercare di interpretare quelli altrui e per far conoscere a tutti una storia. Sono da sempre appassionato di ritratti, ma non posso nascondere la mia passione per le fotografie ed i video di reportage e per quelli sportive. Sono cresciuto nell’era dell’analogico: inizialmente con le piccole compatte (quelle che ti regalano per la Prima Comunione, per intenderci), per poi passare alla prima reflex. Ho iniziato con una Minolta X300 con la quale ho imparato le tecniche fotografiche, divertendomi a fare i primi scatti con le pellicole, ma soprattutto con le diapositive. Al tempo stesso ho iniziato a sperimentare nell'ambito video con le prime telecamere 8mm e Hi8. Successivamente sono poi passato alla prima reflex autofocus: la Minolta Daynax 40. Ma ben presto sono entrato nel mondo del digitale con l’Olympus C1000. Poi la scelta definitiva: Canon. Un susseguirsi di modelli: 1000D, 500D, 40D, 7D… fino ad arrivare ai “giorni nostri” dove possiedo, ed uso, la mia fidata Canon 6D, per i servizi fotografici e video “seri”, alla quale affianco la mia fidata Panasonic Ag-ac90, mentre uso la mia piccola Fujifilm x20 per giocare e sperimentare.

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